SICIGNANO DEGLI ALBURNI: IL CONVENTO DEL MONACO INDEMONIATO

2018 rieditato

L’ Ordo fratrum minorum capuccinorum, (O.F.M. Cap), ovvero i frati minori cappuccini, fu istituito nel 1528 come ordine riformato della famiglia francescana. La riforma francescana ha inizio a partire dal 1525, cioè subito dopo la Riforma Protestante di Lutero, iniziata il 31 ottobre 1517 e qualche decennio prima del Concilio di Trento, (1545-1563).  L’Ordine dei cappuccini ebbe origine nella famiglia francescana dei frati osservanti, e precisamente nel Convento Osservante delle Marche, dove era stato ordinato sacerdote il frate Matteo da Bascio. Il rigore originario imposto dalla regola nella primitiva stesura di San Francesco d’Assisi del 1223 era stato man mano disatteso, e fra Matteo da Bascio voleva in qualche modo porre rimedio a ciò mediante un ritorno alle origini della spiritualità francescana. Le sue idee innovative trovarono il disaccordo delle gerarchie ecclesiastiche, tanto che cercarono anche di arrestarlo. Matteo e i suoi seguaci si nascosero presso i monaci Camaldolesi fintanto che la riforma venne approvata nel 1528 con la bolla papale Religionis Zelus. Negli anni Trenta del Cinquecento il Superiore Maggiore dell’ordine era fra Bernardino d’Asti, il quale diede un forte impulso espansionistico al nascituro ordine riformato. Ed è in questo periodo che assistiamo alla fondazione di alcuni conventi cappuccini in area salernitana.

La fondazione del Convento risale all’anno 1572. Una leggenda racconta che fu dio in persona a scegliere il luogo dove posare la prima pietra. Al di là delle leggende, il convento si erge in un luogo appartato e poco accessibile, vicino ad una rupe che domina tutta la vallata. Annessa, vi era una chiesa che nel 1592 fu consacrata alla Madonna degli Angeli. La località era “Grottapagnano”, un toponimo forse generato dalla presenza di caverne. Si osserva, infatti, all’interno del convento una profonda cavità, lato sudovest, dove vi è anche una sorgente d’acqua.

In origine, il convento era a pianta quadrangolare e si sviluppava su due livelli, inglobando proprio detta grotta. Al pianterreno c’erano i locali comuni come il refettorio, dove fino agli anni Sessanta era visibile un affresco raffigurante “San Girolamo che si percuoteva il petto con una grossa pietra”. Oggi quel relitto cinquecentesco non c’è più. Attraverso una scala di pietra si accedeva al primo piano dove erano ventidue cellette per i frati. Nel 1600 si aggiunse sopra di esse un livello con sei cellette con oratorio per gli infermi. Nella metà del 700 si aggiunse un nuovo corpo di fabbrica consistente nel prolungamento del corridoio sudovest con cinque grandi ambienti di cui uno adibito a Biblioteca grazie a fra Zaccaria Boccardi da Sicignano, allora superiore dell’ordine e le cui ossa riposano in una nicchia della chiesa con una epigrafe di marmo che lo indica. Tale lapide è stata staccata e giace ormai a terra in pezzi.

Nel Settecento in area salernitana, si assiste ad un rallentamento della fase di crescita, in quanto non furono edificati nuovi conventi. In epoca napoleonica, con il Regio Decreto del 7 agosto 1809, vennero soppressi gli Ordini religiosi e dal 25 maggio 1811 iniziarono gli espropri di alcuni conventi cappuccini. I Conventi cappuccini dell’area salernitana vennero chiusi, ad eccezione di alcuni tra cui il Convento di Maria SS.ma degli Angeli di Sicignano degli Alburni, che non venne soppresso perché, nelle more dell’applicazione dei dettami di soppressione del Regio decreto del 1809, intervenne il dispositivo emanato dal Congresso di Vienna del 1814 con la conseguente restaurazione. 

Nel 1861 sia la chiesa che il convento vennero chiusi al culto. Nel 1885, il convento venne convertito in collegio, nel 1926 ginnasio e liceo fino al 1973 quando fu definitivamente chiuso. Il convento è stato anche sede di un’università teologica. La vetustà e le sue condizioni precarie vennero ulteriormente aggravate dal terremoto del 1980. Avviato nei primi anni Ottanta l’iter burocratico per la cessione del Convento al Comune a fini sociali, non si arrivò mai ad un risultato concreto e tutto si fermò. Il convento, per tantissimi anni in stato di abbandono ed incuria e più volte vandalizzato, è stato nel 2020 acquisito al patrimonio del Comune di Sicignano.


 

 

D.O.M. O CRUX AVE SPES UNICA PIIS AUDAGE GRATIAM NOBIS REISQUE DELE CRIMINA. DIE DECIMA QUINTA MENSIS FEBRUARIS ...(anno illegibile)

 

Salve o Croce, unica speranza, ai fedeli accresci la grazia e ai peccatori cancella le colpe. Il giorno15 febbraio ...

 

Si tratta di una strofa del VEXILLA REGIS, un inno composto in occasione dell'arrivo di una preziosa reliquia della santa croce inviata dall'imperatore Giustino II alla Regina Radegonda. La Regina si era ritirata presso l'Abbazia della Santa Croce dai lei fatta edificare presso Poitiers. Per l'abbazia medesima aveva cercato una reliquia della croce di Cristo.

All'arrivo della reliquia, Radegonda chiese a Fra Fortunato di comporre un inno per la processione di traslazione della reliquia nella chiesa, che avvenne nel 568 D.C., ed era composto di otto strofe. Tale strofa divenne anche uno dei motti dei Cavalieri Templari.

 


 

 

LA CIAMPATA DEL DIAVOLO

 

Quando il diavolo si impossessò del convento si dice che lascio questa profonda impronta nella pietra nell'area prospiciente all'edificio. Nessuno sa bene di cosa si tratti.


UNO DEI TANTI SINISTRI CORRIDOI DEL CONVENTO

Il classico schema conventuale dei frati francescani venne mantenuto prevalentemente dall‘Ordo fratrum minorum conventualium, cioè dal ramo dell’ordine francescano non riformato, che, per l’appunto, venne definito “conventuale “. I conventi, erano riccamente decorati, presentavano ampie scale d’ingresso ed erano costruiti all’interno del centro abitato, appunto per favorire la socializzazione con i laici. Al contrario, il ramo dei Frati Cappuccini, si orientò invece verso un maggior rigore ed ascetismo, sia nella loro regola che nell‘espressione architettonica delle loro costruzioni. I loro conventi furono un ritorno alle origini, orientati al modello monastico al fine di favorire l’isolamento del frate. Vennero realizzati lontano dai centri abitati, senza decorazioni appariscenti delle loro strutture e con scale ed ambienti piccoli ed angusti. Il tipo architettonico del convento cappuccino in area salernitana è conforme a questa filosofia. Esso risulta costituito da un edificio a corte chiusa, secondo il tipico schema monastico, e presenta la chiesa conventuale lungo un lato della corte, destro o sinistro. Nel Convento di Maria SS.ma degli Angeli in Sicignano degli Alburni, la chiesa conventuale si trova ubicata lungo il lato sinistro.

L’ordine riformato, dunque, predilesse la fondazione di nuovi conventi in aree marginali e periferiche rispetto ai centri abitati allora esistenti. Anche l’ubicazione del Convento Cappuccino di Maria SS.ma degli Angeli in Sicignano degli Alburni rispetta i canoni originari della regola cappuccina in modo significativo. Infatti, la scelta del sito di Sicignano degli Alburni è di per sé stessa eloquente, poiché il nucleo urbano è già di per sé stesso molto isolato al polo urbano ed ecclesiastico di Salerno. Inoltre, nell’ambito del nucleo abitato di Sicignano degli Alburni, il Convento Cappuccino di Maria SS.ma degli Angeli si trova posizionato nel margine inferiore dell’abitato, a ridosso di una scarpata e alle pendici di una sorgente d’acqua, tuttora attiva. 

Al di là del fascino di un luogo così antico e ricco di storia, è innegabile la bellezza del luogo dal punto di vista naturale e scenico. Nascosto nella vegetazione, al margine di una scarpata affacciata sulla valle, circondato da una natura lussureggiante di cui è ostaggio nel suo assoluto isolamento. Alla bellezza si unisce la fama di luogo maledetto per via di alcune leggende settecentesche che ancora oggi hanno eco nel circondato. Il Convento non è un luogo qualunque ed è stato protagonista di fatti e vicende che vale la pena raccontare. 

Le cronache dell’epoca raccontano che una notte dell’anno 1720 bussò al convento un pellegrino molto mal ridotto ed i monaci, da sempre ospitali e caritatevoli, lo accolsero e gli prestarono le necessarie cure. Lo straniero che sembrava moribondo si riprese del tutto e fece richiesta di potere rimanere e di diventare monaco. La richiesta fu accolta poiché la storia prosegue e si intreccia con una leggenda che vuole che il maligno si introdusse improvvisamente nel convento sotto forma di un diavolo tentatore. E questo diavolo tentatore, prese le sembianze di una donna, nella fattispecie una procace contadina, che ebbe vita semplice nel sedurre il nuovo monaco. I segreti incontri notturni avvenivano nei pressi del convento o nelle buie stanze di servizio del pianterreno. Il priore, però, scoprì tutto e rinchiuse in una cella il monaco. La donna ebbe la peggio, poiché fu processata e, sotto tortura, confessò di essere una strega e morì per i maltrattamenti. Il monaco allora ebbe a maledire il convento, offrendo l’anima a Satana se l'avesse aiutato a vendicarsi. Sembra che Satana l'abbia ascoltato, perché il priore e diversi frati morirono in circostanze misteriose. Il monaco indemoniato divenne egli stesso il priore del convento assumendone il controllo. Da allora nel tempo ci furono strani accadimenti e morti violente che indussero persino il Re di Napoli, Carlo III di Borbone, a mandare degli emissari ed aprire delle indagini. Delle varie leggende, la più nota narra di una coppia di nobiluomini che chiese ospitalità, trovandosi in zona a notte fonda. Il mattino seguente la carrozza arrivò nel vicino borgo con a bordo il solo marito con il cranio fracassato. Il monaco ribelle fu processato ed infine impiccato alla grande quercia davanti al convento. Questo luogo divenne per sempre un luogo maledetto ed ancora oggi, c’è chi giura di aver visto un monaco dal pallore mortale aggirarsi attorno al convento. Nessuno nei paesi vicini osa avventurarsi lì e se chiedete informazioni vi diranno sbrigativamente di non sapere nulla.

Per tornare ai giorni d’oggi, abbiamo esplorato il Convento molte volte negli ultimi dieci anni; l’ultima volta, ci abbiamo portato una troupe di RAI 3 per realizzare un mini-documentario per l’Urbex.

Il Convento è spettrale e compare all’improvviso in un dirupo nella boscaglia con i tetti di vecchie tegole in disordine e in alcuni punti collassati. Come detto sopra, si tratta di un convento cinquecentesco dei frati riformati che segue l’antica regola francescana alla lettera e quindi non si tratta di un convento, ancorché grande, ricco e monumentale. Le celle dei frati sono piccole e semplici, gli ambienti comuni anche, la chiesa non abbonda certo in barocchismi e ricche decorazioni. I passaggi e le scale sono anguste e primitive. C’è una parte più antica, che è quella subito dopo la vasca dove veniva compiuto il rito della lavatura dei piedi dei pellegrini che arrivavano al convento. Si distinguono locali comuni come la lavanderia, l’asciugatoio con il grande camino, il vecchio refettorio e le vecchie cucine. Dietro una porta di vecchia quercia c’è l’accesso al pozzo e alla cavità naturale, il cuore antico del monastero. C’è una cucina a carbone più moderna e luminosa, con il refettorio più moderno dove campeggiava il san Girolamo. Il chiostro è ormai impraticabile, invaso da una folta vegetazione spontanea.

La parte sicuramente più ammalorata è la chiesa. Qui i vandali hanno prodotto gran danno, rompendo tutti i marmi degli altari ed un organo di cui rimane ben poco. Gli arredi sacri non ci sono più, ma c’è ancora un logoro confessionale. Nonostante ciò, la chiesa ha ancora il suo fascino, con il grande coro ligneo dai parapetti intarsiati. Il colore rosa acceso delle pareti si vede ancora bene e conferisce alla chiesa un aspetto particolare.

LA CHIESA

Al primo piano c’è la scuola con pesanti banchi di legno ed una vecchia lavagna con ancora scritte a gesso. E poi c’erano le celle dei frati, all’interno delle quali ci sono ancora reti di letti qualche mobile, inginocchiatoi, lavabi, diversi pitali. Da qui si accede anche al coro della chiesa, tutto in legno massiccio. C’è, infine, un ultimo livello di celle aggiunto nel Settecento con oratorio.

LA SCUOLA

Il vento che dalla valle filtra attraverso i tetti e le finestre rotte e si incunea per le scale gioca brutti scherzi restituendo rumori amplificati, sussurri e respiri che gelano il sangue a chi si trovi dentro. Come tutti gli edifici vetusti è pervaso da scricchiolii e vibrazioni. Si ha sempre la sensazione di non essere soli, di essere osservati da qualcuno che si cela nell’ombra. Affacciandosi ad una finestra si può scorgere il cippo dove un tempo c’era la grande croce di ferro e le querce, ad una delle quali sarebbe stato impiccato il monaco. La chiesa, chiusa dall’esterno, presentava un tempo un vecchio e grande rosario di legno appeso al portone. Qualcuno dice che era una sorta di sigillo per tenere lontano qualcuno, o qualcosa, che dimorerebbe ancora all’interno del convento. 

 

ATTENZIONE:  Il convento è recentemente passato in proprietà del Comune di Sicignano degli Alburni, che con atto notarile del luglio 2020, lo ha ricevuto dall'ordine cappuccino che lo aveva lasciato in abbandono. Pertanto, chi entrasse senza il permesso di detta amministrazione comunale incorrerebbe nel reato di violazione di proprietà privata. Vi invitiamo, pertanto, a procurarvi regolari permessi di visita contattando il Comune di Sicignano. 

 

L'esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato.  

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


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