UN'ANTICA CARTIERA

Abbarbicato ad un costone roccioso che domina la sottostante valle dove scorre un limpido fiume c’è uno splendido borgo medioevale, una complessa teoria di strettissime strade lastricate di pietra dove sono passati personaggi illustri del passato incluso numerosi gruppi di cavalieri templari come testimoniano numerose iscrizioni lasciate tra le mura del borgo.

Il nostro obbiettivo è un po’ più nascosto, ed è un’antica cartiera edificata lungo le rive del fiume nella sottostante valle.

Ed è proprio da una delle quattro porte del borgo che parte la nostra esplorazione. Troviamo i primi manufatti di cui non è chiara la funzione, forse magazzini di stoccaggio, forse uffici, forse la casa del responsabile della cartiera. Più in basso, percorrendo lungo un ripido e sconnesso sentiero che scende verso il fiume, si incontra un altro manufatto dal quale partono dei ripidi binari che picchiano nel vuoto verso il fiume: è l’ultimo tratto del sistema di trasporto del materiale che dalla cartiera arrivava qui per essere trasportato via con altri mezzi.

Continuando a scendere si incontra un locale in pietra molto grande con delle gigantesche attrezzature, tipo bighi di carico di cui non è chiara la funzione. All’interno c’è una grande piattaforma sospesa a delle grandi funi che pensiamo possa essere un sistema di sollevamento di materiale, una sorta di gigantesco montacarichi. 

Svariate decine di metri più a valle, accanto al letto del fiume, c’è la vera e propria cartiera. Un tortuoso sentiero porta dall’edificio appena descritto ad una radura, dove al termine si intuiscono le mura dello stabilimento, seminascoste da una vegetazione lussureggiante. La prima impressione ci ha riportato ai famosi templi di Angkor in Cambogia, con le mura avviluppate da una lussureggiante vegetazione, una fortissima umidità ed una quiete rotta solo da vociare degli uccelli del bosco e dal rumore dell’acqua che scorre nel letto del fiume. Tuttavia, il freddo pungente ci ha subito ricordato che, invece, ci trovavamo in una profonda valle nell’interno della Campania in una giornata plumbea di pieno inverno. Appena davanti all’ingresso, troviamo un grande teschio di animale, forse una pecora, in bella mostra sopra la base di un tronco d’albero tagliato, probabilmente messo lì da qualcuno per essere fotografato.

L’accesso è complicato da un grande albero che come una gigantesca piovra di legno e muschio ha steso i suoi tentacoli nell’ingresso, costringendoci a contorsioni per attraversare questo primo ambiente privo di tetto ed entrare in quella che un tempo era una fiorente fabbrica.

La cartiera è stupefacente ed è piena di imponenti vecchissimi macchinari, costituendo un’autentica cattedrale della archeologia industriale. Il solo rammarico è di non avere sufficienti informazioni e competenze per distinguere il tipo e la funzione specifica di ogni macchinario. Così avanzando nella semioscurità di questo grande edificio, che oggi assomiglia quasi ad una grotta tanto la natura ed il tempo l’hanno trasformato, cerchiamo di immaginare le macchine in funzione ed il ciclo produttivo. Abbiamo scoperto che qui si produceva in particolare la “carta paglia”, quella carta doppia e di colore marroncino che serve per gli imballaggi. Questa sorta di cattedrale è come divisa in due navate. Quella di sinistra è piena di macchinari ed ha una sorta di cappella laterale accessibile con dei corti gradini di pietra dove abbiamo visto delle vasche in pietra con delle grandi ruote, tipo quelle dei frantoi oleari, che forse servivano per frantumare e spezzare le fibre del materiale grezzo usato per fare la carta. Da lì sono visibili le boccole dei condotti che portavano l’acqua del fiume. La navata di destra è invece divisa in due primi più piccoli ambienti dove ci sono svariati macchinari arrugginiti di dimensioni più piccole di quelli della navata sinistra, ed in prosieguo un ambiente molto ampio e quasi completamente vuoto, se si eccettuano le ruote di qualche grande carrello o carro. C’è da pensare che in questa metà della fabbrica si compissero opere più leggere, magari c’erano delle grandi tavolate dove si metteva il prodotto ad asciugare o a riposare; e da qui il fatto che oggi sia quasi vuota. Questa parte destra termina con delle vasche in pietra. Queste navate finiscono con un transetto che lascia intravedere un ambiente grande e più profondo da cui spunta la ruota di un mulino ad acqua. Questa zona risulta apparentemente inaccessibile. 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

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