Il convento della morte

È mattino presto, il cielo è denso di nubi nere e fa molto freddo. Non c'è nessuno in giro, a parte un anziano signore assorto in preghiera davanti ad una tomba. Comincia anche a piovigginare quando stiamo attraversando in fretta un antico cimitero. Obbiettivo: un convento quattrocentesco. Qui viveva ed operava una congrega di frati minori dediti al pietoso ufficio delle onoranze funebri.

Il convento fu costruito nel 1466 e notevolmente ampliato intorno al 1626, anno in cui il convento venne affidato all'ordine dei Padri Minori Riformati o Zoccolanti.

Rammentiamo che nel corso del 1400, all’interno dell’ordine dei francescani, ci fu un movimento di riforma dell'osservanza che chiedeva un più severo rispetto delle regole del fondatore Francesco da Assisi: povertà, semplicità, amore per la natura e per il prossimo. Fu Papa Leone X nel 1517 a separare i “Conventuali”, che abitavano nei conventi urbani, dagli “Osservanti”, o Francescani dal saio marrone, che sceglievano una vita più frugale. Nell'ordine degli Osservanti confluirono anche i Padri Minori riformati, detti anche “Zoccolanti” per il fatto di calzare zoccoli di legno, forse per difendersi dai morsi dei serpenti che infestavano la zona. 

Nel corso del XIX sec.  questo convento perse gradualmente importanza fino ad essere soppresso con l'Unità d'Italia. Fu allora che il comune trasformò il convento in ospizio per anziani, in uso fino agli anni sessanta. In seguito, il convento divenne inagibile, sgomberato e da allora non fu mai più utilizzato. L'orto dei frati divenne cimitero comunale; questo affossò definitivamente l'intero complesso conventuale che divenne quasi invisibile. Nel corso degli anni ottanta ci furono diversi crolli ed il Comune tentò di arginare la situazione con ripetuti lavori di consolidamento, lavori però mai portati a termine, e ad oggi la situazione è seriamente compromessa, anche a causa del recente terremoto del 2016. Questo antico convento rischia di collassare definitivamente se non si pone immediato riparo. Aggredito dagli agenti atmosferici e da una pervicace vegetazione che lo sta letteralmente avviluppando, sembra ormai avere il destino segnato.

Nonostante lo stato di fatiscenza, il convento conserva ancora tracce della sua austera bellezza. La cosa sicuramente più bella è il grande chiostro, oggi invaso dalla vegetazione selvatica, con lo stupendo ciclo di affreschi che riproduce gli episodi della vita di S. Francesco; completano gli stemmi delle famiglie nobili locali ed i medaglioni dove sono rappresentati i personaggi più ragguardevoli dell'Ordine. Tra questi ci sono: Innocenzo Leonelli da Fossombrone, eremita e santo, secondogenito di Guido governatore di Torino, Avignone e diverse città italiane e di Virginia Fornari, ricchissima ereditiera; Gian Giuseppe dalla Croce, santo cui sono attributi diversi miracoli e prodigi come la bilocazione, dedito ad una estrema povertà, è soprannominato dai suoi contemporanei "Frate cento pezze" per l'abito logoro che soleva portare; Leonardo da Porto Maurizio è stato un frate minore riformato francescano, ideatore e propagatore della pratica della Via Crucis. E' stato proclamato santo nel 1867 da Papa Pio IX; Giacomo della Marca, dottore in giurisprudenza lasciò l'avvocatura ed entrò nell'Ordine dei Frati Minori nel luglio del 1416. Fu allievo con Bernardino da Siena (San Bernardino); Pietro d'Alcántara, al secolo Juan de Garavito y Vilela de Sanabria, fu stato un sacerdote spagnolo dell'Ordine dei Frati Minori. Da una sua riforma introdotta nella famiglia francescana ebbe origine il ramo degli scalzi. È stato proclamato santo nel 1669 da papa Clemente IX.

Ciò che più contraddistingue questo convento è collocato proprio lungo i porticati del chiostro: alcuni antichi carri funebri che, insieme ai paramenti sacri neri della chiesa, testimoniano la vocazione di questo convento per i pietosi uffici de "l'ultimo viaggio”.

La chiesa è ormai in pessime condizioni, puntellata al punto che molti particolari degni di nota non sono più visibili. Ospita una statua lignea del Torregiano, databile alla fine del 1400, rappresentante una Madonna con Bambino ed altre che rappresentano santi monaci di pregevole fattura. Al primo piano c’è un’antica biblioteca, ormai priva dei libri e ingombra di materiale vario, e le cellette dei monaci, tutte numerate. 

LA CHIESA

Esplorare questo luogo, così antico e carico di storia, regala grandi emozioni. Nella semioscurità dei corridoi e delle scale si possono immaginare i monaci intenti nelle loro giornate di lavoro e preghiera. Saranno i sensi a giocare brutti scherzi, ma sembra quasi udire le loro sommesse preghiere in latino provenire dalle celle, o dalla biblioteca dove con ogni probabilità erano conservati manoscritti preziosissimi. E sarà sempre la nostra fervida immaginazione a farci quasi percepire il lento incedere dei carri che portano il loro funebre fardello per l’ultimo viaggio terreno.  Forse saremo tra gli ultimi ad avere avuto questo privilegio, prima che tutto si mescoli alla polvere dei secoli trascorsi.

 

 

 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato spostato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.