-          LA STAZIONE DI QUARANTENA ED ACCLIMATAMENTO PER ANIMALI ESOTICI DEL FUSARO          -

La storia della Stazione di Quarantena ed acclimatamento è strettamente collegata con la creazione della Mostra d’Oltremare e del Giardino Zoologico di Napoli.

Nel maggio 1940 nell'ambito della "Mostra triennale d'Oltremare", con la quale il fascismo intese celebrare l’Impero italiano e le Colonie d'Oltremare, fu creato anche un parco zoologico dove ospitare ed esibire animali e specie vegetali esotiche provenienti dalle colonie stesse; per la sua definitiva apertura del parco si dovette, però, attendere quasi dieci anni, precisamente il 25 ottobre 1949 e, dunque, a fascismo tramontato ed in epoca post bellica e repubblicana. Il medesimo ente Mostra d’Oltremare intese creare una grande struttura a supporto del Giardino zoologico dove poter mettere gli animali provenienti dall’estero in quarantena e farli gradualmente acclimatare. Fu scelta una zona formata da foreste secolari di lecci, vegetazione mediterranea e dune, tra il mare ed il lago di Fusaro, una meravigliosa area di più di dieci ettari molto cara ai regnanti napoletani, la casata dei Borbone. Infatti, i Borbone la fecero ritrarre dai famosi fratelli Hackert, molte gouache che, come fotogrammi del passato, hanno permesso di conoscere come fosse questa zona a quel tempo. La “Stazione di Quarantena e Acclimatazione” del Parco del Fusaro vide la luce nel 1953, con inaugurazione il 7 novembre 1954. La Stazione aveva stalle, recinti, laboratori veterinari e sale operatorie, obitori e inceneritori. Ospitava una fauna eterogenea, per lo più africana, destinata oltre che allo zoo napoletano anche allo scambio e vendita ad altri zoo in Europa e nel mondo, composta da giraffe, okapi, antilopi, gazzelle, cervidi, bufali, dromedari, facoceri, zebre, beira, dibatag, gerenuk, 'dik-dik', antilopi bongo, orici etc. 

Gli anni cinquanta e sessanta sono anni d’oro per il giardino zoologico e la stazione. Furono fatti nascere in cattività molte individui, di specie anche rare, e vi erano fitti rapporti con altri zoo europei, in particolare lo zoo di Roma il cui direttore, Bronzini, iniziò nel 1959 la pubblicazione della rivista zoo "Il Giardino Zoologico".  Questa che era la rivista ufficiale degli zoo italiani ha permesso di conoscere la storia e l’attività dello zoo di Napoli fino a quando la rivista è stata attiva, cioè fino al 1963 anno in cui terminò la pubblicazione. Il periodo d'oro della Stazione di Quarantena del Fusaro stava per tramontare ed il lento declino iniziò nella seconda metà degli anni settanta, quando anche il Giardino zoologico entro in una seria crisi finanziaria. La stazione e il giardino hanno vissuto fasi alterne fino al 1993, allorquando si aprì la vera e propria crisi. Qui le strade si dividono, poiché la stazione, che non importava più specie dal 1978, cessa la sua funzione ed entra in un progressivo abbandono; invece il giardino zoologico ha continuato ad esistere fino al 2003 quando chiuse per il collasso finanziario.  Nel 2004 il giardino zoologico riaprì sotto la nuova gestione di Cesare Falchero (proprietario anche dell'adiacente parco divertimenti Edenlandia) con la direzione scientifica della Dott.ssa Svampa. La quantità di esemplari e specie era ormai esigua, ma almeno gli animali potevano contare sulle cure di esperti zoologi e veterinari. Nel 2013, dopo un altro fallimento, la gestione dello zoo fu affidata all'ing. Floro Flores e tutto è da allora progressivamente migliorato.

Che ne è stato della Stazione dopo quasi trent’anni di completo abbandono?

I tanti edifici della Stazione per il transito e la quarantena degli animali esotici sono sparsi nella fitta boscaglia, ridotti a scheletri e quasi inglobati dalla natura, come in una Angkor Wat mediterranea. Il doppio portale è ancora in piedi e reca la lapide spezzata su cui si legge a mala pena stazione di quarantena e acclimatamento. Le costruzioni sono quasi irriconoscibili ed è difficile capire la funzione che avevano. Sono molti e sparsi qua e là, appena visibili tra il fitto degli alberi. Ce ne sono due in condizioni migliori di cui è possibile ricostruire l’origine. Uno è di colore giallastro con un ampio porticato dove sono visibili grandi mangiatoie o abbeveratoi con i robusti anelli di ferro per legare gli animali. Queste erano probabilmente stalle. 

Il secondo è quello più limpido ed emozionante, anche in discreto stato di conservazione: l’obitorio. In questo edificio con una grande porta ed un finestrone con grate opposto sono ancora visibili un inceneritore, un grande tavolo anatomico sopra il quale si scorge, sotto il soffitto la feritoia dove scorrevano le catene dell’argano di sollevamento dei corpi da mettere sul tavolo per la dissezione. Dietro l’inceneritore c’è ancora un vecchissimo quadro elettrico che crediamo azionasse questo argano. Accanto alcuni bagni e ambienti di servizio. Il parco si arresta davanti al canale di comunicazione tra il mare aperto e il lago ed ha un altro portale di accesso sulla strada carrabile. 

L'OBITORIO


Che ne sarà di questo relitto del passato? Per ora la gente del posto ci va a correre o in bicicletta godendo di un bosco bellissimo. Sarebbe bello che si informasse chi entra sul passato glorioso di questa struttura con pannelli esplicativi, ed una ricostruzione virtuale di quello che fu e del come funzionava. 

 

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Notizie storiche da: An outline of the history of the Giardino Zoologico in Naples” di S. Gippoliti

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