MELANIA D'AURIA

MELANIA D’AURIA

Melania ama davvero l’urbex e lo vive nella doppia veste di esploratrice/fotografa e modella. Gli piace ritrarre se stessa o fare da modella ad altri fotografi. Per questo ci vuole padronanza, tecnica e una certa dose di confidenza con i luoghi abbandonati. Le sue foto parlano da sole. Con Melania abbiamo condiviso diverse appassionanti giornate di urbex. Come per tutte, gli va il nostro ringraziamento per essersi voluta raccontare sulla nostra pagina. Ecco come ha risposto alle nostre domande

 

PARLA UN PO DI TE

Sono Melania, ho 36 anni e vivo nella provincia di Napoli. Attualmente lavoro come segretaria in una piccola azienda anche se di “lavori nel cassetto” ne ho avuti e ne ho ancora tanti, ma aimè alcuni non mi avrebbero permesso di crescere con sicurezza e stabilità mia figlia. Nel mio cassetto socchiuso infatti ho raccolto negli anni molti sogni; ad esempio, da bambina speravo di diventare archeologa, poi atleta circense, inventrice, modella, fotografa… ma scelte sbagliate e consigli   errati mi hanno poi portata verso scelte differenti. Sono del segno del cancro e, nonostante io non creda nell’oroscopo, mi rispecchio in pieno in ciò che comunemente viene associato ai tratti di questo segno: romantica, sensibile, creativa, lunatica, imprevedibile, curiosa.

Ed è forse la fusione tra le mie passioni, unite al mio carattere che mi hanno resa la donna che son oggi: una donna un po’ bambina che, nonostante non abbia potuto fare delle sue passioni un lavoro, le ha coltivate a modo suo e a volte entra in quel cassetto lasciato socchiuso per anni per far viaggi fantastici. In questa intervista capirete come l’urbex sia stato lo strumento per legare tutto ciò per far rivivere e dare spazio ai miei sogni.

 

COME HAI CONOSCIUTO L’URBEX E COME E QUANDO HAI COMINCIATO

Non so se affermare di aver scoperto o di esser stata scoperta per caso dall’Urbex: era il 2021, io ed il mio collega Giuseppe, appassionato di fotografia, improvvisammo una gita nel salernitano e ci imbattemmo in un bel borgo antico nella città di Quaglietta.
Tra le rovine del castello ci divertimmo a fare qualche scatto con il cellulare unendo la silhouette del mio corpo a quella delle rovine; il risultato ci entusiasmò così tanto da spingermi nelle settimane successive ad effettuare ricerche in rete su città poco conosciute e non troppo affollate in cui erano presenti rovine da poter vistare. Durante la navigazione cliccai casualmente su un link contenente una lista di regioni con tutte le città fantasma più conosciute d’Italia. Da quel momento per me si aprì un mondo: per la prima volta venivo a conoscenza di borghi abbandonati visitabili, leggevo la parola URBEX di cui non avevo mai sentito parlare, scoprivo che esistevano gruppi di persone che si dedicavano a questa passione. Scorrevo le immagini di quei luoghi fantastici e l’emozione mi faceva quasi tremar la mano sul mouse. Strappai un pezzetto di carta ed appuntai velocemente alcune notizie con i nomi dei borghi. Quelli che catturavano la mia attenzione erano però quelli con la dicitura interdetti e pericolanti, cosa che mi spaventava ed eccitava al tempo stesso; terrorizzava invece il mio collega che era un po’ più fifone o forse solo più coscienzioso di me. Decidemmo dunque di visitare qualcosa di non troppo pericolante e scattar li altre foto. Detto fatto, ed il risultato ci entusiasmò ancor di più. Nei mesi successivi però non riuscimmo più ad incontrarci per effettuare altre esplorazioni insieme, ma la mia voglia ormai ossessiva ed irrefrenabile per la bellezza dei luoghi abbandonati mi spinse ad iniziare da sola un nuovo percorso esplorativo. Zainetto in spalla, un cellulare per scattar qualche foto, coordinate dei luoghi trovate dopo tante ricerche in internet, una bella dose di fortuna e via.

 

COS’E’ PER TE L’URBEX: COSA TI PIACE E NON TI PIACE

Definire l’Urbex è semplice se lo si vuole fare letteralmente, ma complicato se si vuole dare una definizione personale. Per me è stato un amore incondizionato, che mi ha spinta a volte oltre i limiti, un’ossessione nel primo periodo e l’unione dei miei sogni successivamente. Come ho affermato in precedenza, da bimba volevo fare l’archeologa e tramite l’urbex mi sono spesso sentita un po’ “l’archeologa dei poveri”; infatti si possono scoprire a volte luoghi quasi inesplorati, trovare indizi di ogni tipo per cercare di ricostruire la storia di quei luoghi o delle persone che ci hanno vissuto. A volte ci si riesce dopo tante ricerche, ma altre volte semplicemente ci si diletta ad immaginare di esser catapultata in quei luoghi potendoli scrutare di nascosto, percependone così gli odori, ricostruendo colori e suoni ed immaginando dialoghi tra coloro presenti li. Volevo fare poi l’atleta circense ed alcune volte la mia elasticità e forza derivante da sport che pratico ancor oggi, mi hanno aiutata ad introdurmi in alcuni luoghi. In alcune circostanze ho dovuto trazionarmi su impalcature, arrampicarmi su muri o infilarmi in stretti e tortuosi cunicoli.
Ed infine volevo far l’inventrice, modella e fotografa ed anche in ciò ho potuto dar sfogo alle mie passioni.  Con il termine inventrice non intendo aver creato cose fantascientifiche, non ne avrei neanche le competenze, ma grazie alla creatività mi son costruita strumenti a volte improvvisati per scattare foto da sola con il cellulare con il quale ho realizzato numerosi autoscatti artistici utilizzando questi luoghi come set fotografici. Dell’urbex dunque mi piace davvero tutto, sia ciò che mi fa provare sia ciò che mi permette di realizzare artisticamente; mi piace inoltre ciò che avviene prima e dopo un’esplorazione, la ricerca dei luoghi e gli accessi, l’approfondimento della storia di un posto dopo aver trovato indizi durante la visita, l’idea di poter investigare e portar in vita virtualmente un mondo che viene definito “fantasma” ma che parla in maniera molto loquace se lo si sa ascoltare. Ancor più bello è anche poter immortalare e visitare gli ultimi momenti di una struttura che magari nel giro di un anno viene distrutta da agenti atmosferici e dal degrado del tempo; ho come la sensazione di aver fatto visita ad una persona moribonda e sapere di aver fatto l’ultimo saluto prima che vada via.

Ciò che invece non mi piace dell’urbex è la mancanza di rispetto di persone che si improvvisano esploratori ma che spesso son semplicemente sciacalli che sottraggono oggetti o deturpano luoghi in cui magari qualcuno ci ha lasciato il proprio cuore e i propri ricordi. Non mi piace chi altera lo stato dei luoghi per il puro divertimento di raccontare la sua storia acchiappa like; per me questi posti hanno il loro fascino se possono raccontare la vera storia di chi ha vissuto li. Non mi piace inoltre arrivare in un luogo dopo aver fatto tanti km e ricerche e trovar sbarrato tutto senza la possibilità di accedervi, ma purtroppo è una delle prime cose che si mette in conto, ma che da sempre tanto dispiacere. Non mi piace chi nei gruppi Urbex di varie piattaforme social ti chiede con insistenza senza neanche presentarsi di fornirgli dettagli sui luoghi e coordinate, e poi si offende perché non hai risposto, senza capire che tra milioni di utenti c’è chi pensa di poter fare queste visite come la gita di pasquetta o sciacalli pronti a depredare e deturpare un posto.

 

CHE LUOGHI PREFERISCHI ESPLORARE?

Non ho luoghi in particolare che preferisco, ogni posto mi regala sempre emozioni differenti. Naturalmente quelli più emozionanti sono quelli non vandalizzati ne depredati. Sono i posti che hanno più “parole” da dire e storie da raccontare. E’ bello inoltre esplorare posti su cui aleggiano misteri o racconti particolari in cui la suggestione può giocar brutti scherzi e far immaginare cose che non esistono.
Naturalmente mi piacciono strutture che non sono almeno apparentemente percolanti dal punto di vista strutturale o pericolose a causa di incontri spiacevoli, così da poter prendersi il tempo necessario per godere di quel silenzio, scrutare in tutti gli angoli ed immortalare la bellezza degli ambienti intorno a me.

 

QUAL’E’ IL TUO STILE DI RIPRESA

Io parto da un concetto semplice: sono amante del bello, e per bello non intendo la perfezione delle cose, anzi adoro soprattutto il composto disordine e la composizione naturale che gli oggetti abbandonati creano nello spazio. Adoro i colori e la luce che cade sulle cose, quei dettagli, quasi impercettibili se non impari ad osservare e non a guardare. Sono amante della fotografia, ma non nel suo concetto assoluto. Infatti, non me ne vogliano tanti fotografi, ma io scatto sempre con un semplice cellulare perché una foto o un video bello non sono dati dall’importanza dell’apparecchiatura utilizzata ma da tutte quelle emozioni che si riescono a catturare con un click. Naturalmente una buona attrezzatura ti aiuta con la post produzione, la qualità, la risoluzione ecc. ecc. ma io cerco di catturare la mia emozione di quell’attimo e provo forti sensazioni magari osservando un semplice paio di scarpe illuminate da un fascio di luce, oppure la texture di una carta da parati strappata ed usurata, la simmetria o la profondità di una navata di una chiesa, una bottiglia finita per metà e rimasta lì per anni, una data su un calendario, la scrittura di un bambino su un quaderno…..e poi in tutto questo adoro inserire, in alcuni contesti, me stessa come elemento umano. Mi piace diventare parte integrante di un set fotografico fermo da decenni, mi piace insomma creare foto artistiche a costo zero; mi basta un cellulare, un set che il tempo mi ha preparato, qualche indumento che a volte creo al volo con drappi di stoffa annodati, ed il mio corpo che proverà ad integrarsi al contesto. In alcune circostanze però è stato complicato poter gestire le inquadrature ed ho avuto l’aiuto di amici fotografi che mi hanno realizzato bellissimi scatti.

 

L’EMOZIONE PIU’ BELLA E QUELLA PIU’ BRUTTA FACENDO URBEX

Facendo urbex le emozioni non mancano; si passa dallo stupore alla paura, dalla gioia all’angoscia. Senti sempre quella sensazione adrenalinica che ti fa aver voglia di proseguire e veder cosa ce nell’ambiente successivo, mentre dubbi amletici sul “proseguo o basta cosi” ti invadono la mente.

L’emozione più bella è stata sicuramente la prima esplorazione o forse sempre “ la prossima”  perché non sai mai cosa potrai provare e ti emozioni all’idea di  poterti emozionare.
Potrei invece raccontare di aneddoti divertenti insieme a Giovanni ed Anna come quella volta in un cimitero di un piccolo paese di campagna in cui io mi aggiravo tra le tombe  con la mia chioma di capelli rossa e mossa ed i leggings attillati facendo voltare qualche vivo (e forse anche  qualche morto) alla ricerca della tomba di una donna che aveva abitato la casa dei 7 omicidi. Oppure della prima volta che li ho incontrati in cui trovammo una chiesa murata ma con un’impalcatura attorno sulla quale iniziai la mia arrampicata da scimmietta impazzita sperando in un ingresso alternativo.
Ma tralasciando le esperienze belle o divertenti, ce ne sono state alcune meno piacevoli. Una delle più recenti è stato finire in un fossato di 2 metri di profondità tra rovi spinati nonostante stessi controllando che la vegetazione non mi stesse per l’appunto nascondendo trappole. Un’altra volta invece mi capitò di incrociare un uomo minaccioso che probabilmente mi aveva seguita, oppure quando riuscii a sfuggire ad un grosso cane fuggendo dall’unico e piccolo varco di uscita presente o quando mi capitò di trovare in un’ala di un ex manicomio tracce recenti di presenza umana che probabilmente abitava quei luoghi ….e ne potrei raccontar davvero tante altre.

 

CHE CONSIGLI DARESTI A CHI VUOLE INIZIARE?

L’urbex non è una gita fuori porto, i rischi ed i pericoli in cui ci si può imbattere sono davvero tanti. Per coloro che vogliono iniziare sicuramente consiglio di iniziare con esplorazioni semplici, di luoghi non troppo grandi. Bisogna imparare a prevedere il pericolo e seguire a mio parere alcune regole:

- Inviare le coordinate o la posizione in tempo reale ad un amico o parente al quale bisognerà dare tempi di ingresso e stima di tempi di uscita in modo da poter lanciare un allarme in caso di necessità;

- Cercar di non far esplorazioni in solitudine né tantomeno in grossi gruppi e restare alla giusta distanza l’un dall’altro e mai eccessivamente vicini

- Fare per prima cosa sempre un check visivo dei solai e dei soffitti e non farsi distrarre dagli oggetti intorno che attireranno la nostra attenzione e curiosità;

- Far attenzione a non essere seguiti;

- Osservare se ci son tracce di presenza umana attiva che abita i luoghi come scatolame, materassi siringhe… perché ci si potrebbe imbattere in barboni, drogati ecc…

- Portare con se sempre un piccolo kit essenziale: una torcia per i luoghi eccessivamente bui, un fischietto da tener appuntato all’altezza della spalla che potrebbe tornar utile nel caso in  cui rimanessimo intrappolati in un luogo in cui la connessione di rete  mobile non sia presente, se possibile portare con se una corda, inserire nello zainetto un bastone da trekking telescopico che potrebbe tornar utile sia per sondar terreni coperti da rovi o oggetti che occultano buche profonde sia per liberare il passaggio dalla vegetazione fitta, aver un pacchetto di wurstel con se che potrebbe distrarre cani non molto socievoli ;

- Non forzare mai porte, serrature e catenacci, né tantomeno portar via alcun “souvenir” perché si incorrerebbe in reati.

 

A volte si osservano foto urbex in rete e non si dà peso a quante difficoltà si possono trovare durante un’esplorazione, ma si tende a veder solo il fascino del posto. Invito dunque chiunque non riesca a capire né gestire tutte le difficoltà a non approcciarsi in maniera attiva all’urbex ma a limitarsi a fare bellissimi viaggi fantastici grazie alle foto di persone che si assumono tutte le responsabilità e rischi. Io spero in parte di poter essere stata ed essere in futuro gli occhi per molti che apprezzeranno la bellezza di luoghi che sfidano la forza inesorabile del tempo. 

E ORA SPAZIO ALLE FOTOGRAFIE DI MELANIA