EX MANICOMIO DI MAGGIANO

TESTO E FOTO DI LISA PRIORESCHI

L’Ospedale psichiatrico di Maggiano ha un passato che supera i 200 anni. La sua storia, infatti, comincia nella seconda metà del Settecento, quando la Repubblica di Lucca apre lo “Spedale dei Pazzi” negli edifici del convento dei canonici regolari lateranensi di Santa Maria di Fregionaja. Struttura molto grande già presente sulla collina. Il 27 novembre 1770 il pontefice Papa Clemente XIV accettò l’ennesima richiesta del governo lucchese, arrivata dopo più di un anno di negoziati, e mediante Bolla decretò la soppressione del Monastero, stabilendo che i suoi beni, economici ed immobili, venissero impiegati per la cura dei malati di mente. Questo atto venne onorato con una lapide marmorea posta nell’allora ingresso del manicomio. La struttura nel corso di duecento anni ha ospitato sino a duemila pazienti ed è stata diretta personalmente da Mario Tobino negli anni dal 1955 al 1957, un periodo in cui sono state attivate numerose iniziative per coinvolgere i malati nel tessuto sociale, aprendo il luogo di ricovero al mondo esterno. A lui si devono anche altre importanti migliorie strutturali, come la costruzione del giardino della direzione, l'infermeria e la sezione infantile, che dimostrano la grande attenzione di questo medico e intellettuale per il disagio psichico. Nelle sue opere traspare il senso di rispetto e comprensione per i pazienti, così come emergono chiaramente le sue posizioni rispetto alle decisioni politiche che, con la riforma del 1978, ha portato alla progressiva chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia. Personaggio scomodo, Tobino ha condotto una battaglia insieme a pochi altri colleghi contro chi negava l’esistenza di una specificità del disagio mentale. Nei suoi quarant'anni di attività a Maggiano sono stati rari i momenti in cui lo scienziato si è allontanato da questo luogo, dalle due stanze di Casa dei Medici in cui ha vissuto a lungo e che per volere della Provincia di Lucca sono rimaste la sua abitazione anche dopo il pensionamento. 



                LABORATORIO DI ANALISI                                                                  MARIO TOBINO                                                                        MARIO TOBINO


L’esplorazione

Abitando nei pressi di Lucca, da sempre lo vedo dall’autostrada…e da sempre ho desiderato visitarlo. Finalmente, nel 2012 ebbi l’occasione di farlo grazie ad un gruppo di esplorazione urbana. La struttura era all’epoca già molto compromessa; col tempo ho sentito dire che il tetto dell’ala maschile è venuto in gran parte giù.

Si accede al complesso da quello che era il vecchio chiostro del convento già presente nell’area e che fu la struttura di partenza, più volte ampliata con gli anni, dello “Spedale dei pazzi”, come veniva chiamato il manicomio di Maggiano. Un piccolo ufficio si affaccia direttamente sul chiostro. Era l’ufficio dove un custode/portinaio era addetto alla ricezione della posta ed al controllo degli accessi delle persone in visita ai pazienti. Non è rimasto molto del mobilio interno, ma particolarmente interessante e bella è la bacheca dove venivano affissi gli avvisi. È completamente traforata dai segni di migliaia di puntine che negli anni avranno tenuto fermi avvisi e richieste di ogni tipo. Sempre sul chiostro, si affaccia una chiesa di dimensioni medie ed ancora molto bella al suo interno. Doveva essere la chiesa del monastero, poiché sotto ha anche una cripta con le sepolture. Ritornando nel chiostro, mediante una porta, si accede ad un cortile interno, dove potevano svagarsi i pazienti più tranquilli. Lungo il muro e sulle colonne si possono notare molte incisioni, ma quello che rimane più impresso sono le scacchiere incise per tutto il muretto, dove utilizzando forse dei fagioli, i pazienti potevano giocare a dama o ad altri giochi “tranquilli” senza correre il rischio che la scacchiera diventasse un’arma contundente e si facessero del male. Dal cortile, si accede ad alcuni ambienti che dovevano ospitare gli studi medici. Particolarmente affascinante è lo studio di radiologia con ancora presente il vecchio macchinario e con molte cartelle mediche contenenti radiografie e referti. Tanti oggetti usati per la cura dei malati, oggetti di altri tempi: dal macchinario per l’elettroshock a vecchie siringhe in metallo dagli enormi aghi o i primi utensili usati per le trasfusioni e flebo. 

Salendo al piano superiore ci sono le camerate, le sale di preparazione medica, i bagni e due sale comuni grandi. Una era usata per proiettare film e l’altra come laboratorio per far dipingere i pazienti o fargli fare piccoli lavori.

Camminando si arriva al locale più spettacolare del complesso: l’enorme cucina. Scopro così che è posta nella parte che più desta scalpore dall’esterno, ovvero la grande costruzione semi circolare centrale del complesso. È un ambiente veramente grande e gli stessi macchinari per la preparazione deli alimenti sono di proporzioni gigantesche. In quella cucina si preparavano pasti per oltre 2000 persone. È composta da una parte centrale, che è il fulcro della cucina, con i fornelli, i forni, le impastatrici e friggitrici da cui si diramano diverse stanze: la cella frigorifera, la cella per la macellazione della carne (dove sono visibili ancora i ganci per appendere i quarti interi), una dispensa a secco e un locale dove si preparavano i piatti o le porzioni che poi venivano fatte arrivare alla sala mensa tramite un porta vivande. Rimane ancora affisso alla parete il foglio con le allora disposizioni per la corretta conservazione degli alimenti. Chissà quante persone lavoravano in quell’ambiente quando il manicomio era a pieno regime.

LE CUCINE

Questo come altri ex manicomi è una vivida testimonianza di un’epoca oscura, quando ancora non vi era una concezione di cura per le malattie mentali. Le persone venivano spesso messe in questi posti perché ribelli, scomode, dal comportamento socialmente riprovevole secondo la morale dell’epoca. Persone a volte affette solo da depressione o da problemi di natura sociale. Questi posti fanno davvero riflettere e forse, sarebbe bene salvarli preservando la memoria invece di farli crollare su sé stessi

 

 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

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