JORIT AGOCH

Un Caravaggio con la bomboletta spray

Quella di Jorit Agoch può sembrare una delle tante storie dell’artista di strada, nato e cresciuto nei sobborghi di qualche grande città, noto solo nella stretta cerchia dei graffitari…ma non è così. Jorit non è un semplice graffitaro (lo scriviamo con tutto il rispetto per la street art nelle sue forme più varie) tutto bombolette, manifestazioni di protesta e slogan politici. La sua arte è qualcosa di molto più raffinato e profondo, pur non nascondendo intenti mediatici. 

Innanzitutto, Jorit è figlio del mondo (nel senso di apertura mentale e culturale).  Padre italiano e madre olandese, nasce il 24 novembre 1990 a Quarto, una delle difficili periferie dell’area nord di Napoli, che lo ha visto crescere come uno dei tanti "street artist" che lascia le sue impronte sui muri delle periferie abbandonate o nelle stazioni della metro. Questo ragazzo ha un talento vero ed infatti si iscrive all'Accademia delle Belle Arti di Napoli dove si laurea con il massimo dei voti e lode. Jorit viaggia in tutto il mondo: Africa, Cina, Sud America, Australia. Questi viaggi lo trasformano come uomo e come artista. In particolare, l’Africa il primo continente visitato e dove andrà molte volte. C’è chi, come me, coglie qualche affinità con la pittura tribale africana nelle sue opere, frutto forse dei suoi studi e della collaborazione con la scuola Tinga Tinga di Dar es Salaam in Tanzania. Cito una illuminante analisi: “il volto umano che inizia a marchiare con due strisce rosse sulle guance, che rimandano a rituali magici/curativi africani in particolare alla procedura della scarnificazione, rito iniziatico del passaggio dall’infanzia all’età adulta legato al momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù.” (Inward – Osservatorio sulla creatività urbana).

                           AEL                                            VINICIO CAPOSSELA                                      ALBERADA                                               HAMSIK

 

Forse è proprio in Africa che Jorit intuisce per la prima volta quel suo progetto della “Human Tribe”, un'unica tribù umana accomunata da bisogni, paure e destini comuni, una sorta di rimando al vecchio “one world, one nation”, all’utopia Hippie contro ogni discriminazione ed emarginazione. E lui figlio della periferia comincia a diffondere la sua arte proprio nelle periferie del mondo, realizzando dei ritratti giganteschi sulle facciate dei palazzi, sotto i ponti, in aree dismesse ed abbandonate. Proprio così! Sembrerebbe che Jorit non cerchi i grandi palcoscenici delle città e dei luoghi celebrati, pare quasi che voglia celare la sua opera al grande pubblico per riservarla a chi davvero la cerca e la vuole vedere. Le opere di Jorit sono come fiori cresciuti nel cemento, come oasi nel deserto. Bisogna cercarle, con pazienza, caparbietà, a volte impegnando notevolmente conoscenze geografiche e culturali, spesso chiedendo l’aiuto degli abitanti del quartiere, della contrada, del paese. Il suo non è snobismo o nichilismo, ma rifiuto dell’omologazione, degli sguardi distratti e superficiali dell’uomo contemporaneo che banalizza e massifica tutto. Tutto ciò è in contrasto con le dimensioni, spesso notevoli, delle sue opere. Ma l’arte di Jorit Agoch non è mai stata una cosa semplice. E’ piena di speranza, ma anche di dolore, di rabbia. Non è destinata (o  non solo) alle sale di qualche grande museo o alle stanze buie a temperatura costante di qualche decrepito collezionista d’arte, ma è regalata al mondo ed al tempo. Le sue opere non sono eterne, sono esposte alle intemperie e agli atti vandalici, purtroppo accaduti. Forse per questo che le sentiamo così care, così uniche. Ael invecchierà e morirà, proprio come noi, Rocco Hunt finirà per scomparire nella polvere e nelle erbacce. Forse è proprio questo il messaggio: tutto ciò che è umano è fragile e per questo una cosa preziosa da difendere e rispettare. L’egoismo del singolo cancella la bellezza del mondo,  il tempo travolge tutto.

ANGELA DAVIS E PIERPAOLO PASOLINI A SCAMPIA


ILARIA CUCCHI


ANTONIO CARDARELLI

MARTIN LUTHER KING

La nostra personale esperienza con questo artista è stata quella di una lenta e difficile scoperta. Non è come sfogliare un Bolaffi o andare in un museo. Vedere Jorit costa fatica, chilometri e ore passate ad osservare fotografie e mappe. Ci sono le opere note e facilmente visitabili, come il San Gennaro di Via Duomo, e quelle quasi introvabili, se qualcuno non ti dice dove sono. Dobbiamo dire che raramente ci siamo divertiti così tanto (meglio sarebbe dire entusiasmati) in una ricerca. E dobbiamo aggiungere che, nonostante la fatica, talvolta proprio fisica, non ci ha mai deluso. Anzi. Trovarci di fronte alla sua opera, spesso senza sapere se ci saremmo riusciti, ci ha sempre ripagato di tutto. La nostra ricerca, lungi dall'essere terminata, ci ha portato per ora nelle strade e nelle periferie di Napoli, città dove l'artista prevalentemente opera, ma anche nei luoghi più remoti della Campania. Per uno degli ultimi murales che abbiamo cercato e fotografato, abbiamo scollinato per più di un’ora in un immenso ed inquietante campo eolico al confine con Puglia e Basilicata. Ci siamo sentiti come moderni Don Chisciotte che sfidano moderni mulini a vento.

Alcuni tra i più vecchi Murales. Quando gli abbiamo mostrato le foto, Jorit si è sorpreso che ci fossero ancora, lungo un binario morto della metro.

E’ noto che lo scorso luglio (2018) Jorit è stato arrestato a Betlemme in Cisgiordania dall’esercito di Israele mentre dipingeva Ahed Tamimi, la palestinese di soli 17 anni incarcerata dall’esercito israeliano. Scarcerato grazie alla pressione internazionale ma espulso dal paese, ha iniziato la realizzazione di un grande Che Guevara nella zona di Napoli chiamata San Giovanni. E noi siamo andati a conoscerlo e a vederlo lavorare. Una mattina veniva giù con il suo paranco idraulico e abbiamo potuto scambiare qualche parola. L’impressione che ne abbiamo ricavato è di una persona schiva, timida e per nulla consapevole della sua popolarità. Pochi conoscono il suo volto, sempre coperto da una pashmina e, quando lavora, anche dalla mascherina. L’unica cosa scoperta sono due limpidi occhi chiari che tradiscono la sua origine in parte fiamminga. Un mix tra un moderno Caravaggio ed un leggendario rivoluzionario sudamericano. Non a caso abbiamo citato l’illustre artista del XVI sec., uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, che ha magistralmente rappresentato l’inquietudine dell’animo umano ispirandosi ai contrasti umani e foto cromatici delle vie del centro storico di Napoli. I volti autentici, presi dalla strada, scavati, contrastati che dipinge mi hanno ricordato proprio i quadri del Caravaggio. Qualcuno penserà che esageriamo, ma Caravaggio ai suoi tempi era considerato da molti solo un pericoloso ubriacone attaccabrighe. Come molti grandi artisti, non ebbe molta fortuna in vita. Noi invece a Jorit ne auguriamo tantissima.

22 settembre 2018 TERMINE LAVORI SECONDO MURALES E INAUGURAZIONE

 

Un ringraziamento a: JORIT; MICHELE LANGELLA ED IL COMITATO CIVICO EX TAVERNA DEL FERRO; GLI ABITANTI DEL PARCO MEROLA; OSSERVATORIO DELLA CREATIVITÀ URBANA INWARD

 

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