Il Santuario dell'ultima dimora

Nel 1847 la famiglia Tortora di Bosagro, proprietaria di quasi tutta la collina di Casapiana, fece erigere un Santuario, la cui chiesa fu dedicata alla Madonna della Neve.

Il culto di questa madonna ha origini antichissime, risalenti ai primi secoli del cristianesimo. Era la notte del 5 agosto del 352 d.c., quando al Papa Liborio apparve, tracciata sulla neve miracolosamente caduta in piena estate a Roma, la pianta della Basilica che egli fece poi edificare. Da questa leggenda è nato questo nuovo culto, di cui in Campania ci sono svariati esempi, come quello di Torre Annunziata di cui la Madonna della neve è patrona. Risulta dagli atti parrocchiali che nel 1802, molto prima della costruzione del Santuario, nel casale di Bosagro ci fosse già una confraternita della Madonna della Neve, la cui festa aveva luogo la prima domenica di agosto.

Il complesso religioso si costituisce di vari ambienti disposti su vari livelli. Degli spazi esterni quelli laterali erano adibiti ad orto e vigna, quello anteriore orientato a nord era sistemato a giardino e godeva di un panorama mozzafiato. La chiesa con il suo campanile occupa la parte centrale dell’edificio. All’interno della stessa sono custodite numerose tombe di famiglia. Questo perché il complesso era stato pensato per soddisfare varie esigenze: un luogo appartato di serenità e meditazione, di culto e di sepoltura. 


Quindi troviamo ambienti, sia pure spartani, adibiti ad uso civile, di cui ancora visibili due grandi stanze con camino, una vecchia cucina con alcuni ambienti forse adibiti a dispense e depositi, un minuscolo bagno (solo wc tipo a caduta).

La chiesa, come detto, era anche una sorta di tomba di famiglia che avrebbe dovuto accogliere le spoglie mortali di Nicola Tortora di Bosagro (1775 – 1855) ideatore e fondatore del Santuario e di altri due membri della famiglia,  alti prelati: Monsignor Leopoldo Tortora di Bosagro (1815-1878) e Luciano Tortora di Bosagro (1820-1887); entrambi, si legge dagli epitaffi: Prelati domestici di Sua Santità, Cappellani di camera della Maestà delle Due Sicilie, Sindaci apostolici dei padri Alcantarini, Cavalieri gerosolimitani, Costantiniani del Santo Sepolcro dell’Ordine del merito civile di Ferdinando I.

All’attualità, le tombe risultano aperte e vuote. Non sappiamo se le salme sia state traslate altrove quando il complesso fu ceduto alle Suore della Carità. Ce lo chiediamo in conseguenza del fatto che questa chiesa è stata certamente vandalizzata. Sappiamo che già negli anni ottanta c’erano stati dei furti; dei ladri, rimasti ignoti, rubarono la statua della Madonna della neve sostituita poi con una copia. Oggi la situazione è fortemente critica. L’altare risulta depredato dei marmi e degli arredi; manca anche il tabernacolo, di cui non rimane che il rivestimento esterno. A parte le quattro tombe principali, ce ne sono altre. Lungo la scalinata che porta in sagrestia sono collocate le tombe di Nicola (1847 – 1891) e Federico (1853 – 1883) Tortora. Anche queste tombe sono vuote e mostrano segni di vandalismo, con le lastre di copertura in frantumi. Non sappiamo, in definitiva, se in passato vi siano stati atti di vandalismo sulla chiesa o anche un ben peggiore atto di trafugamento delle spoglie mortali che, come detto, non ci sono più nei loculi. Forse le lastre sepolcrali furono rotte col solo intento di rubare eventuali oggetti preziosi seppelliti con i defunti, vista l’importanza degli stessi. Forse sono stati semplicemente i terremoti che si sono succeduti in questa zona, tra cui quello molto violento del 1980, a dissestare così l’edificio ed il suo contenuto.

Purtroppo non abbiamo risposte a questo e possiamo solo constatare lo stato di completo abbandono del sito, facile preda di chiunque abbia cattive intenzioni.

Il Santuario sorge su una erta collina, lontano da centri abitati, esposto a condizioni ambientali estreme. Presenta una situazione di avanzato decadimento ascrivibile a cause di varia natura, aggravate certamente dalla assenza di opere di manutenzione.

Il nemico numero uno, di questo come di tutti i luoghi abbandonati, è l’acqua. Le situazioni di maggiore precarietà sono sempre riscontrabili ai piani superiori, allorquando la condizione di precarietà in cui versa la copertura lascia infiltrare acqua piovana che comincia dall’alto un’azione corrosiva sull’intero edificio. Negli edifici di campagna vi è spesso una contemporanea azione distruttrice che arriva dal basso verso l’alto, l’acqua che si infiltra per capillarità. Qui questo è molto evidente nei locali al pianterreno, specie verso la parte posteriore a contatto parziale con un terrapieno.

Il degrado è visibile anche sulle parti esterne dell’edificio, molto ammalorate anch’esse. Le impalcature presenti sul lato destro sembrano molto vecchie, residuo di qualche intervento mancato o non proseguito. Abbiamo trovato in rete una relazione molto puntigliosa su dei programmati interventi, relazione dalla quale abbiamo anche tratto molte delle informazioni tecniche su questo santuario, ma che risale a ben tredici anni fa; interventi quindi che dobbiamo ritenere sicuramente naufragati. 

Questo luogo si sta perdendo ogni giorno che passa. Il fascino sinistro che esercita su chi lo visita dipende proprio da questa lenta agonia di pietra che non lascia scampo, sui neri pensieri che suscita la visita, necessariamente breve per lo stato di pericolosità del complesso. In alcuni tratti bisogna davvero fare estrema attenzione perché sembra che stia per venire tutto giù. In definitiva, questa esplorazione assomiglia molto ad una visita al capezzale di un moribondo, e non solo per lo spettacolo greve che offrono le tombe aperte e vuote nella semioscurità della chiesa. Un moribondo assai illustre che avrebbe meritato ben altra considerazione.

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.