MONTI TREBULANI

Una notte sull'Eremo di San Salvatore

"da noi detto S. Salvatore, dall'altre popolazioni nominato Monte Maggiore, eravi una volta un Convento di Monaci Benedettini, ora una cappella di San Salvatore, ove non si sale che per un sentiero, serpeggiando, dopo molto stento e fatica". (Penna, 1883)

Così viene descritto l’eremo da uno storico della diocesi di Calvi. Ed in effetti questa austera cappella si può raggiungere solo a piedi percorrendo un faticoso sentiero nel bosco che si inerpica sulla montagna. L’eremo di san Salvatore è posto su una altura a circa 857 mt., con tre lati a picco sul baratro e il quarto che è una erta. La ragione per cui i convento, ma anche i paesi nella valle più in basso, furono costruiti qui era proprio la natura impervia ed inaccessibile del territorio che corrispondeva ad esigenze difensive in un epoca difficile e brutale. Ed è la medesima ragione che ha, poi, in tempi recenti decretato lo spopolamento prima e l’abbandono poi di Croce. Vedi link sotto

 

Sappiamo che la nascita dei borghi di Rocchetta e Croce si deve proprio alle incursioni saracene del IX sec. e che questi luoghi sono sempre stati per secoli possedimenti ecclesiastici. Grazie all’isolamento di cui godono queste montagne e in questi luoghi, furono sempre luogo prediletto di pellegrinaggio di asceti e grandi pensatori. In particolare, sappiamo che l’eremo è stato frequentato da Frate Anselmo di Aosta, arcivescovo di Canterbury e padre della filosofia scolastica, che verso la fine dell’XI secolo qui ha vissuto e scritto alcune sue opere.  

Da molto tempo il monastero non esiste più. La chiesa, nonostante l’abbandono sul finire degli anni cinquanta del borgo di Croce, continua ad esistere ed essere frequentata dagli abitanti dei paesi limitrofi, specialmente nel periodo pasquale quando il sentiero viene utilizzato come Via Crucis. Infatti, lungo la salita si incontrano le 14 “stazioni” della Via Crucis simboleggiate da altrettante croci nere.

All’eremo, si diceva, non c’è che un modo per arrivarci ed è un impervio sentiero che parte dal paese abbandonato di Croce. Parcheggiata l’auto nella piazzetta lungo la provinciale, si imbocca una strada in salita che diventa poi il lungo sentiero che conduce su all’eremo. Lungo la strada incontrerete le 14 croci della “Via Crucis” ed essendo riportano a lettere romane il progressivo delle stazioni poterete sempre farvi una idea della distanza che manca per la vetta. E’ un sentiero adatto a tutti, a patto di non avere seri problemi motori, non tanto per la lunghezza ma per le condizioni del sentiero. Ovviamente, a seconda del grado allenamento e atleticità ci vorrà un tempo per salire, ma va avvisato che si tratta di percorso faticoso, da escursionismo. Il premio è l’arrivo in un luogo davvero ameno, da cui si gode una vista su tutta la vallata. Non siete ancora sulla sommità del Monte maggiore la cui cima è ancora distante, ma abbastanza in alto da dominare con lo sguardo tutto il territorio. La chiesa è molto austera, in tono con i luoghi, tutta bianca con un antico pozzo in pietra. E’ posta di fianco ad un grande monolito di granito che conferisce ancora più fascino e mistero all’eremo. La chiesa, molto semplice, ha una cripta cui si accede da una botola posta sulla destra all’ingresso, nascosta da alcune tavole di legno. Era l’antica terra santa dei monaci, da molto tempo in disuso. I resti dei monaci sono stati accumulati una grande teca di vetro. 

Noi siamo venuti di notte perché con un gruppo di amici veterinari ed esperti di rapaci dovevamo liberare un Barbagianni e studiare la vita notturna dei volatili. Inutile dire che di notte il luogo è ancora più evocativo, perché avvolto in una fitta nebbia e allietato dai richiami di Gufi, civette, assioli, allocchi. 

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