-                 IL CONVENTO DELLA CHIESA BIANCA                          -

Adagiato sulle colline di una remota parte dell’Abruzzo, il complesso ricalca il tipico schema delle strutture monastiche francescane, anche se con qualche peculiarità ed aggiunte nel tempo.

La data di fondazione di questo convento non è conosciuta con precisione. La prima circostanza utile per la datazione è il 25 luglio 1449, giorno in cui nelle cronache dell’epoca è annotata la presenza di Giovanni da Capestrano (San Giovanni) nel convento; ma si sa che esisteva già da tempo.  Quel che si sa con certezza è che la Chiesa è posteriore.  Nel 1478 il duca di Caloria dotò il convento di una reddita annua.

La chiesa è stata più volte restaurata: nel 1478, anno proprio del decreto di costituzione della rendita patrimoniale; nel 1614; ed, infine, secondo una data rilevabile all’interno della Chiesa il 23 gennaio 1725.

Nel 1809, i frati minori persero la disponibilità del convento a seguito delle confische dei beni ecclesiastici da parte di Napoleone, e ne tornarono in possesso con la fine dell’era napoleonica. La chiusura definitiva avvenne a causa delle leggi di soppressione generale degli ordini religiosi (7 luglio 1866) e i francescani dovettero andare via per non fare più ritorno.

Da allora è tutto nel completo abbandono e l’intero complesso, di indiscusso pregio storico architettonico, non è mai stato preso in considerazione dalle autorità competenti. I tanti paventati restauri, di cui si percepisce traccia dalla presenza di materiale edile, non hanno almeno per ora effetti concreti e visibili. La chiesa versa in uno stato di forte ammaloramento così come tutto il complesso, puntellato in molti ambienti, ed è invaso da una pervicace vegetazione spontanea. Si intravedono appena gli affreschi che abbelliscono le pareti del chiostro, nascosti dai pali e dalla sporcizia accumulatasi nei decenni. 

All’interno ci sono toccanti testimonianze di una vita lontana nel passato, frugale e molto più semplice di quella odierna. Ci sono molte suppellettili caoticamente ammucchiate: cucine a legna, vecchi scaldaletto a carbone, testiere di letti di legno pregiato ed intarsiato, bottiglie opacizzate dal tempo e dalla polvere dalle forge assai desuete, vecchi medicinali. Dopo aver girato negli angusti e a tratti scuri ambienti del convento, la vista della monumentale chiesa, scarnificata e di un colore di fondo ormai biancastro, crea una forte suggestione. 

IL CONVENTO

LA CHIESA

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

 

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