CRA- CAT

Centro di ricerca colture alternative al tabacco


TIPOLOGIA: complesso industriale

STATO DEI LUOGHI: fatiscente

MOTIVO ABBANDONO: mancata riconversione

ACCESSO: facile

INTERESSE: fotografico/ storico

TAG: #urbex #abandoned

Questa vasta area su cui sono dislocati diversi edifici di varie epoche, tutti in cattivo stato di conservazione, lascia appena intravedere il suo illustre passato e la sua travagliata storia che attraversa circa un secolo e mezzo.

 

Il CRA-CAT nacque per tutt'altri scopi ed era, infatti, il Regio Istituto sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi, fondato nella seconda metà dell’ottocento per “contribuire al miglioramento della produzione nazionale del tabacco". L'attività dell'Istituto si sarebbe esplicata mediante la ricerca agronomica e tecnologica e la formazione dei quadri tecnici incaricati di fornire una capillare e minuziosa assistenza ai coltivatori. L'idea era stata del dott. Leonardo Angeloni, esperto di miglioramento genetico del tabacco, e del prof. Orazio Comes, illustre botanico della Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Lo stesso Comes, che conosceva molto bene l'area di Pompei, per aver studiato l'iconografia botanica delle rovine della città sepolta dal Vesuvio, indicò una sede idonea nell'ex "Regio Polverificio Militare", situato a poca distanza dagli scavi, dotato di quindici ettari di fertile terreno irriguo, tra il fiume Sarno e il canale Bottaro, nella circoscrizione tabacchicola di Cava dei Tirreni. La trasformazione del sito in Regio Istituto Sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi servì anche a ridurre l’impatto sui livelli occupazionali della scomparsa del Polverificio.Il primo incarico di direzione venne affidato al dott. Leonardo Angeloni, che organizzò l'Istituto in tre reparti tecnici e un ufficio amministrativo. Il reparto scientifico-didattico, con laboratori di chimica, microscopia e batteriologia, era dedicato alla ricerca e alla formazione, mentre i reparti agrario e industriale curavano la fase che oggi si direbbe di sviluppo, in riferimento ai due poli della filiera. Vennero presto attivati corsi di insegnamento e aggiornamento per tecnici qualificati e operatori. L'Istituto fu successivamente articolato in sette sezioni: agronomia e genetica pratica; industriale; biologia; patologia; chimica agraria; zimologia; bibliografia, fotografia scientifica, economia della coltivazione. Le attività di sperimentazione potevano giovarsi di numerosi campi sperimentali situati nei 9 compartimenti di coltivazione del tabacco di Verona, Bologna, Firenze, Arezzo, Perugia, Cava dei Tirreni, Benevento, Palermo, e Sassari. Negli anni tra le due guerre mondiali si ebbe un'espansione delle strutture di supporto alla tabacchicoltura. Nel 1929 venne costituito l'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano, con sede in Roma. Dotato di un nuovo statuto e di personalità giuridica nel 1931 assumeva il nome di Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano, e successivamente, con Regio Decreto 4 luglio 1935 n. 2265, diventava Ente Nazionale per il Tabacco, con compiti di promozione di studi e sperimentazioni sul tabacco, di assistenza ai produttori e ai rivenditori, e di supporto all’Istituto di ricerca.

Nel 1946 fu creato l'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi (ISST) con sede a Roma e sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, che inglobò i tre Enti esistenti all'epoca: l'Istituto "Leonardo Angeloni", l'Ente Nazionale per il Tabacco, e l'Istituto per la Tabacchicoltura Salentina. L’Istituto di ricerca campano venne riorganizzato in quattro Sezioni: agraria, chimica, tecnologica, culturale (documentazione, biblioteca, rapporti con l'estero, corsi didattici). 

Negli anni '60 l'Istituto fu particolarmente coinvolto nella messa a punto di varietà resistenti e metodi di lotta contro la peronospora del tabacco, comparsa in Italia con distruzioni molto estese delle colture. 

Con l'instaurazione del mercato comune europeo, il primo regolamento comunitario liberalizzò la coltivazione del tabacco, assicurandole protezione e sostegno a carico della Comunità è cessato il monopolio terminò anche l’interesse ad avere una struttura di ricerca, con i connessi costi di funzionamento. Dopo una fase di incertezze, il destino dell'Istituto fu deciso in sede parlamentare. La Legge 6 giugno 1973, n. 306 istituì l'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST), collocandolo tra gli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria (IRSA) vigilati dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste, con sede in Scafati.

Dal 1993, data di messa a riposo dell'ultimo Direttore Ordinario dell'IST prof. Marcelli, l'Istituto ha avuto una serie di vicissitudini che ne hanno condizionato negativamente il funzionamento, legate soprattutto alle seguenti cause: l'alternanza dal 1993 al 2007 di undici Direttori incaricati con un avvicendamento quasi annuale; finanziamenti per l'ordinario funzionamento della struttura appena sufficienti per la gestione corrente; un'attività di ricerca non omogenea svolta nell'ambito delle diverse Sezioni dovuto soprattutto alla diversa specializzazione.

A partire dal 2004, l'attività di ricerca svolta ha subito una notevole modifica grazie, a livello generale, all'applicazione della legge n. 454/1999 di riforma degli Istituti, con la conseguente costituzione dei C.R.A., ma, più specificamente, soprattutto alla definitiva affermazione, a livello comunitario e nazionale, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, ha imposto all'Istituto Sperimentale per il Tabacco di intraprendere filoni di ricerca rivolti alla individuazione di colture che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti e livelli di occupazione paragonabili nel settore strettamente agricolo e nell’indotto. Nel passaggio formale al Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, la struttura è stata infatti denominata come Unità di ricerca per le Colture Alternative al Tabacco ed inserita nel Dipartimento di Biologia e Produzione Vegetale. 

Il declino era inevitabile come il progressivo smantellamento di quello che era il tempio della ricerca sul tabacco.

Da più di nove anni tutta l’area è in stato di abbandono e sempre crescente degrado. L’incuria ha favorito l’utilizzo illecito dell’area nella quale è stato sversato e illecitamente smaltito un po’ di tutto: copertoni di auto, materiale elettronico, elettrodomestici etc. I vandali non hanno risparmiato questi edifici di cui oggi è difficile riconoscere l’antica funzione e natura, nonostante la presenza di cartelli e targhe ancora presenti. Sui pavimento abbondante presenza delle lanugini usate per coibentare i soffitti. Qua è la qualche vecchio telefono, qualche scheda, qualche macchina da scrivere elettronica. In una grande sala vetrata è ancora presente il relitto di un grande tavolo di legno che ci dice che quella era forse una sala riunioni o forse una di quella sale di rappresentanza monumentali come si usava negli anni cinquanta e sessanta, quando l’ergonomizzazione e ottimizzazione degli spazi non era ancora una necessità. Una grande sala piastrellata, con relitti di frigoriferi e porcellane sporche suggerisce che forse lì c’era una mensa. Una scala protetta da vetrate porta ad un curioso ambiente ad anfiteatro, con soffitto con tanti piccoli lucernari; è quello che rimane forse di un’aula didattica o tecnica. Possiamo dire subito agli Urb.ex. che vorrebbero sapere, se vale la pena una visita. Il luogo è interessante per fotografie di impatto. Vetrate rotte, stanzoni enormi con monconi di scale, tubi aggrovigliati, ascensori sfondati rendono una atmosfera da città post atomica, degno set per un film del genere “apocalittico”. Se siete amanti di questo genere di luoghi, è notevole. Se preferite luoghi dove è possibile vedere oggetti, mobili, manufatti…insomma segni di vita, allora non vi piacerebbe essere li. Per quanto ci riguarda ogni luogo abbandonato ha la sua dose di fascino. Dopo essere stati scacciati qualche ora prima da una branco di cani nervosi a guardia di un antico monastero, siamo grati per la scoperta e l’esplorazione di un luogo così carico di storia, anche se ormai non se ne vedono più di tanto i segni. 

L'esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


 

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