SORRENTO

.                La processione "nera" del venerdì santo                  .

© 2016 Giovanni Rossi Filangieri 

 

Nella penisola sorrentina, tra il giovedì ed il venerdì di pasqua, sono circa venti le Processioni che si snodano lungo le strade, da Meta a Massa Lubrense. Tutte hanno origini in tempi lontanissimi, tra il XIV ed il XVI secolo. Ogni processione ha le sue peculiarità, custodite gelosamente dalle confraternite che da secoli le rappresentano. In origine, con buona probabilità dovevano essere manifestazioni di penitenza, nelle quali i confratelli invitavano alla contrizione e alla preghiera. Nel tempo, hanno assunto la dimensione dei riti collettivi articolati e ripetuti secondo schemi fissi nel tempo come le conosciamo oggi.

In particolare, a Sorrento si svolgono due processioni molto sentite che taluni paragonano per importanza a quelle di Siviglia.

La prima si svolge tra le tre e le sei della notte del Giovedì, organizzata dalla Venerabile Arci confraternita di Santa Monica che ha sede nella antica Chiesa della Santissima Annunziata. E’ la cosiddetta “processione bianca”, per il colore del saio indossato dai confratelli, processione che rievocherebbe e rappresenterebbe la madonna addolorata nella notte in cerca del figlio catturato e condannato a morte.

La seconda, più solenne, ha luogo alle 20.30 della sera del venerdì santo, il cd. “Sacro dì funereo“, ed è conosciuta come la  “processione nera”.

E’ organizzata dalla Venerabile Arci confraternita della Morte ed Orazione, originariamente di “San Catello”, con sede nella nobile Chiesa dei Servi di Maria. Questa è la più antica delle congregazioni (se si eccettua la Arci confraternita dei battenti di Sant'Antonino del 1378, oggi estinta ma non soppressa): si dice risalga all'anno 1380, ma non ci sono documenti che lo assevererebbero. La processione nera rappresenta un ideale corteo funebre, con i simulacri lignei del Cristo Morto, di ignota fattura, particolarmente venerato dai sorrentini, e della madonna addolorata, portati a spalle dagli incappucciati. Nella processione sfilano anche i simboli della passione e del martirio di Cristo secondo la tradizione dei vangeli: i dadi, la lancia, la canna con la spugna imbevuta di aceto, il gallo, il flagello, il martello con i chiodi, la corona di spine etc. La processione nera si sviluppa alla luce delle fiaccole e dei lumini votivi lungo le strade della Sorrento più antica; partendo dalla Chiesa dei Servi di Maria, essa percorre viale degli aranci, corso Italia, via Correale, per - poi - essere inghiottita dal dedalo di viuzze del contro antico, dove è possibile attenderla ed intercettarla. A rendere l’atmosfera ancora più mistica ed irreale sono il miserere mei e altri canti intonati dai confratelli che risuonano gravi nel profondo silenzio. La città è ferma, ipnotizzata dal rito collettivo. La tensione è palpabile, specie negli anziani; più di una persona ha il volto rigato dalle lacrime.

Queste processioni sono tutt'altro che una manifestazione di tradizioni e folklore. Molto sentite, non solo perché testimoni del forte sentimento religioso, ma perché nascondono le più profonde radici della storia di paesi. Va precisato che alla Processione del Cristo Morto un tempo potevano partecipare i soli confratelli ed i frati francescani del convento presente in zona. Oggi, possono partecipare anche i cittadini, in omaggio ad una circostanza storica che vide i frati allontanati da Sorrento per decreto di Giuseppe Bonaparte, allora Re di Napoli, del 1806 e sostituiti in processione dai sorrentini per invito degli stessi frati. Quest’invito si è da allora sempre ripetuto e rappresenta un momento di profonda unione tra le istituzioni ecclesiastiche e la popolazione, nonché motivo di profondo orgoglio per chi è chiamato a partecipare alla processione. 

Assistere alla processione è sicuramente di forte impatto emotivo e, al di là delle proprie credenze religiose, non si può sfuggire alla sua grande suggestione. Il nostro consiglio è di attendere l’inizio sotto l’arco delle antiche mura cittadine, al termine della stretta Via Sersale, dove questa si immette su viale degli aranci e goderne nella sua interezza lasciandola passare tutta. La potrete intercettare nuovamente ridiscendendo la medesima strada Sersale fino alla confluenza inferiore su corso Italia ed poi ancora nel dedalo di viuzze del centro antico. La sentirete arrivare al suono dei canti funebri nel silenzio della notte, percepirete in lontananza il bagliore delle fiaccole e tutto quanto non vi sembrerà reale.

IL VIDEO

.        LA STATUA DEL CRISTO MORTO leggenda e realtà

La Processione Nera del venerdì Santo è considerata fra le più antiche tradizioni popolari in Europa e nel mondo; e per quanto attiene alle processioni del genere, è considerata seconda per importanza solo a quella di Siviglia. Il "Cristo morto" portato in processione il venerdì notte di Pasqua è oggetto di profonda e secolare devozione da parte dei sorrentini. Purtroppo chi sia l’autore della pregevole statua lignea è ignoto, come ignota è la data di esecuzione. Naturalmente, come per tutte le tradizioni che si perdono così indietro nel passato (parliamo del XIV sec.), realtà e leggenda si mescolano al punto che la seconda diventa un fatto incontrovertibile. Secondo, appunto, l’affascinante leggenda popolare sorrentina, che ha comunque del verosimile, la statua del Cristo sarebbe stata scolpita da un cavaliere che ottenne asilo nella Chiesa dell'Arci confraternita di San Catello, oggi Chiesa dei servi di Maria.  E, dunque, la statua fu scolpita per riconoscenza e per adempiere ad un voto fatto dall'ignoto Cavaliere in caso che fosse stata riconosciuta la sua innocenza; cosa che avvenne.  Secondo alcuni questa leggenda deriverebbe da un fatto realmente accaduto al celebre artista, Nicola Vaccaro nel 1648, il quale artista ebbe ospitalità dai monaci e per riconoscenza scolpì diverse opere di pregevole fattura per la chiesa. Ed è possibile che nel tempo le due vicende si siano mescolate, anche se la statua lignea del Cristo è di molto anteriore all'epoca del Vaccaro. 

 

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