GRAVINA Il cinema Mastrogiacomo

Gravina di Puglia, un autentico gioiello che meriterebbe di essere meglio conosciuto, non solo per le sue bellezze naturali, ma anche per l’architettura dei suoi palazzi, l’eleganza delle sue strade e la vitalità della sua gente. Che non sia un luogo qualunque lo si intuisce subito. Percorrendo piazza Arcangelo Scacchi, che si interpone tra Corso Garibaldi e Via Alcide De Gasperi, in direzione di quest’ultima, sulla destra, noterete incastrato tra i palazzi senza soluzione di continuità un edificio rosato, un tempo un cinema, che lascia presagire una antica e prestigiosa storia. Siamo nella zona più centrale di Gravina, le belle architetture costruite nella classica pietra locale si sprecano, mescolando i vari stili che si sono susseguiti nel tempo: dal barocco, al neoclassico, al liberty. Eppure, questo austero edificio dall’aspetto davvero singolare non passa affatto inosservato e sembra quasi invitarti ad avvicinarti per narrarti la sua lunga e travagliata storia. E questa storia potrebbe suonare così.

Quello che tu vedi adesso, un tempo era un elegantissimo cinema nato dal sogno di un visionario di nome Michele Mastrogiacomo, il quale nel 1923 investì una ingente somma di denaro, ricavata dalla vendita di svariate proprietà, una masseria nei pressi di Poggiorsini e due palazzi siti in via Fornaci e Via S. Sebastiano, e da prestiti avuti da banche e privati. Preferì, in definitiva, rischiare in una attività poco conosciuta come il cinematografo, che prese piede come fenomeno di massa solo dopo la seconda guerra mondiale, piuttosto che conservare ed amministrare le proprietà. Ma si sa la storia è scritta dai visionari e tra mille difficoltà nel 1927 il cinema teatro aprì i battenti. 


In stile liberty, facciata in tufo e interni in legno, aveva la platea costituita tutta da poltroncine; al primo piano c’erano i palchi con al centro la cabina di proiezione; al secondo piano aveva al centro una struttura a gradoni con poltroncine mentre ai lati delle panche ed in fondo uno spazio con posti in piedi. Il tetto si apriva per lasciare uscire il fumo creando una grande suggestione a chi osservasse dall’esterno o da sopra. Era un vero gioiello di eleganza che attirò molto pubblico, superando le diffidenze naturali che c’erano attorno a questo universo ancora sconosciuto delle immagini in movimento. Soprattutto per le donne era problematico frequentare un luogo pubblico e così, per invogliarle ad entrare, si decise di non fargli pagare il biglietto e venivano offerti loro quelli che possiamo considerare i gadget dell’epoca: rose, piccoli ventaglietti etc. Prima della proiezione del film, il pubblico veniva intrattenuto con spettacoli di vario genere: comici, balletti, varietà ed anche operette. All’epoca il cinema era muto e quindi c’era anche un pianista che in tempo reale suonava melodie adatte al tipo di scene del film. Poi, i film divennero sonori, avevano anche la traccia musicale ed infine il “parlato” e non ci fu più bisogno del pianoforte. Si chiudeva un’epoca ma se ne apriva un’altra fatta di grandi immortali divi, di colossal che riempivano la sala in ogni ordine di posto. 


IL CINEMA PRIMA DEL 1939

Nel 1939 il Mastrogiacomo conobbe il primo grande stravolgimento: una legge stabilì che i luoghi aperti al pubblico non potevano essere di legno per il rischio incendi. Così, la facciata di tufo fu rifatta in cemento armato, con le tipiche linee squadrate di epoca fascista, e l’elegantissimo interno di legno subì la stessa sorte. Rifatto in cemento armato, le panche del primo piano furono sostituite da palchi e la cabina di proiezione fu spostata al secondo piano. 


                              LA NUOVA FACCIATA IN CEMENTO ARMATO                                                    NOTA: LA CABINA DEL PROIEZIONISTA NON E' PIU' AL PRIMO MA AL SECONDO PIANO

Le tavole del palcoscenico del Mastrogiacomo furono calcate da molti grandi artisti della storia recente: cantanti come Claudio Villa, Gino Paoli, Peppino di Capri, Riccardo Cocciante e attori del calibro di Peppino e Luigi De Filippo, Pupella Maggio, Mario Scaccia, Lauretta Masiero, Mario Carotenuto, Lando Buzzanca, Peppe Barra. Possiamo dire che intere generazioni di artisti sono passati di qui arricchendo il panorama e la vita culturale di questo angolo di Puglia. Sono stati proiettati centinaia e centinaia di film, famosi o meno, e grazie al Mastrogiacomo gli abitanti di Gravina, e non solo, non perdevano nemmeno una pellicola. 

La storia recente di questo cinema teatro è più o meno quella comune ad altri. Prima il piccolo schermo e poi il noleggio e la vendita privata dei film, cui si aggiunge forse anche un cambiamento culturale che invoglia meno all’aggregazione, hanno determinato la crisi del cinema inteso come sala di proiezione. Il Cinema Mastrogiacomo ha chiuso definitivamente i battenti nel 1995. Il peso dei ricordi e della sua lunga e prestigiosa storia è chiuso dentro l’edificio, riecheggia tra le pareti di cemento, si nasconde nella polvere dell’anfiteatro e delle tavole del palcoscenico spoglio. Il Mastrogiacomo è un fantasma triste che contempla le ombre del passato, tra il rumore dei battiti di ali dei colombi che qui trovano rifugio ed anche morte. È una capsula spazio temporale che attraversa i tempi moderni senza sapere se avrà un futuro. 

E se il Mastrogiacomo ancora esiste e non è caduto preda di speculazioni o conversioni lo si deve alla caparbietà e all’impegno, finanziario e morale, dei discendenti di Michele Mastrogiacomo, che ancora sperano di poter preservare l’essenza ed il ricordo del loro amato cinema. In fondo, sono anch’essi dei visionari. È grazie ai loro racconti appassionati ed al loro archivio fotografico che abbiamo potuto ricostruire la storia del teatro. 

Per quanto riguarda le sensazioni provate standoci dentro, anche se il cinema è lo spettro di quello che era comunica ancora un grande senso di gioia e vitalità. Non è difficile chiudere gli occhi ed immaginare la folla, gli odori dei profumi intensi delle signore o della brillantina dei gentlemen, l’aroma dei sigari che riempivano di fumo la sala. Il chiacchiericcio, gli sguardi, gli ohhhhhhhh alle scene più spettacolari e le note del piano del maestro D’Erario (si chiamava così il pianista che qui lavorava) sono percepibili. 

La speranza è che arrivino sufficienti fondi per un valido progetto di recupero, perché questa "nave" riprenda a navigare. L'augurio che facciamo a questo splendido Cinema è di continuare ad esistere il più a lungo possibile e raccontare la storia di un mondo ormai scomparso alle nuove generazioni.


                                               ANNI CINQUANTA                                                                                                                                                 OGGI

SI RINGRAZIA LA FAMIGLIA MASTROGIACOMO PER AVERCI CONCESSO IL PRIVILEGIO DI VISITARE E FOTOGRAFARE IL TEATRO NONCHE' PER AVERCI AUTORIZZATO A PUBBLICARE LE FOTO STORICHE.

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