Fu istituita nel 1619 dal priore Ottavio Acquaviva. Questa cripta fa parte della omonima Congrega. Nel XIX secolo, l’abate dell’epoca concesse il privilegio ai sacerdoti della collegiata di essere sepolti sotto la chiesa, a patto che donassero alla congrega un’opera d’arte. Il legame simbolico è con il numero 33, gli anni vissuti da Cristo. Tale numero venne raddoppiato in 66, per la divisione paritaria tra 33 sacerdoti e 33 benefattori. Nel XIX secolo, l'abate concesse ai membri il “Privilegio Funerario”, ovvero il diritto di essere sepolti nella cripta sotto la chiesa. In cambio del diritto di sepoltura, i sacerdoti dovevano donare un'opera d'arte per abbellire la basilica.
La congrega ha un ricco oratorio oltre due cripte sottostanti. L’ oratorio, di gusto squisitamente barocco, ha un bel ciclo di affreschi e stucchi in oro. Gli ipogei sottostanti sono, invece, luoghi spogli e monocromatici, dove dominano l’umidità ed il silenzio. Questo che vi mostriamo era adibito alla sepoltura degli affiliati a questa congrega. Questa cripta, ancora oggi, celebra l’ineluttabilità della morte con le bare poste sopra la terra santa con ciò che rimane dei sepolti, molti ancora col saio con cui furono seppelliti indosso. Un luogo che sprigiona un fascino sinistro ancora oggi.
L’altro ipogeo, sempre seicentesco ma riadattato nel 1700, ha un impianto a tre navate e volte a vela. Occupa tutto lo spazio sottostante la navata centrale: immensa chiesa nella chiesa!
Questi ipogei appartengono al “misterioso paese da cui nessun viandante è mai tornato”; risalire sopra ha il sapore di una rinascita, di un ritorno alla vita dopo un pellegrinaggio negli inferi di dantesca memoria.
