Nella prima metà dell’Ottocento Napoli era ancora la capitale di un grande Regno. Una città al vertice del panorama politico e culturale europeo, che era stata resa ancora più ricca e grande dal suo illuminato sovrano Carlo di Borbone. Non si contano le meraviglie di quel periodo in cui Napoli si affrancò dalla bi centenaria dominazione straniera e tornò padrona del proprio destino. Meta irrinunciabile del cosiddetto “Grand Tour”, era una città cosmopolita frequentata ed abitata da persone provenienti da ogni parte del mondo. Oltre a scienziati e letterati, vi erano famiglie di potenti industriali e banchieri inglesi, tedeschi, svizzeri che si stabilirono a Napoli e lì investirono i loro capitali. Nomi quali Caflish, Gay & Odin, Meuricoffre, Hauser, Papoff, Egg, Conradin, Van Pitloo, Dehnhardt riecheggiano ancora nella memoria collettiva.
In tutto questo, la comunità inglese era piuttosto numerosa, attratta dalle bellezze naturali, dal clima mite, dalla cordialità della gente e non ultimo dalla presenza di salvifiche acque termali. Si possono citare Sir William Hamilton, diplomatico e vulcanologo, lo scrittore Keppel Richard Craven, la scrittrice Elizabeth Craven Principessa di Berkeley, Mary Beauclerk contessa di Coventry, l'archeologo William Gell, l’astronoma e matematica Mary Somerville, poeti del calibro di John Keats, Percy B. Shelley e sua moglie Mary Shelley l'autrice di "Frankenstein".
Molti di questi illustri personaggi sono morti e sono stati sepolti a Napoli. Trattandosi nella stragrande maggioranza dei casi di non cattolici, dove hanno trovato posto per il loro eterno riposo? Il problema non era di poco conto, tenendo presente che la separazione delle sepolture dei non cattolici da quelle dei cattolici era obbligatoria, come obbligatorio dopo l’editto di Saint Cloud la loro ubicazione lontano dal centro cittadino. A Napoli vi è un certo numero di cimiteri stranieri, ma qui ci occupiamo di quello che è ancora oggi conosciuto come il “Cimitero acattolico” anche se dovrebbe chiamarsi Giardino storico di Santa Maria della Fede.
Fu il console inglese Henry Lushington a volerlo, scegliendo un vasto appezzamento di terra accanto alla Chiesa di Santa Maria della Fede. In realtà, un’area sepolcrale esisteva già ed era nella attigua zona di San Carlo all’Arena; tale area, però, non era idonea ad ospitare i magnifici monumenti funebri delle famiglie inglesi che fanno dell’arte cimiteriale una vera e propria cifra stilistica. Chi ha visitato i grandi cimiteri monumentali del Regno Unito (Londra, Edimburgo, Glasgow) sa di cosa parliamo. Il “cimitero per inglesi e protestanti non anglicani” fu così costituito nel 1826 con Regio decreto di Francesco I, dotato di un ingresso cancellato e di mura protettive.
Nella seconda metà dell’Ottocento, il Regno non esisteva più e Napoli fu declassata da Capitale a periferia del savoiardo nuovo Regno di Italia. Una grave epidemia di colera proveniente dal sud della Francia, che colpì diverse città italiane, tra cui Napoli, portò nel 1884 ad un faraonico progetto chiamato “Risanamento” che sventrò il cuore della città antica. Un tentativo di modernizzazione sì, ma incompleto e farraginoso che fece perdere alla città un incalcolabile patrimonio storico artistico, segnando per sempre una frattura tra i nuovi quartieri borghesi e la città vecchia. Il cimitero, manco a farlo apposta, fu coinvolto da tali trasformazioni ed iniziò così il suo inesorabile declino, finché nel 1893 fu chiuso, con trasferimento di gran parte delle sepolture nel nuovo cimitero degli inglesi, a circa tre chilometri di distanza sulla Via Nuova del Campo alla Doganella. Questo angolo romantico di Inghilterra così conobbe anni bui di abbandono, furti e vandalismo. Non tutte le sepolture erano state spostate, ne rimasero nove di altrettanti illustri persone. E fu proprio in uno degli anni più bui per la città di Napoli, il 1980 anno del devastante terremoto in Irpinia che segnò un’epoca di depressione economica e sociale durata almeno un paio di decenni, che il cimitero acattolico tornò a vedere la luce. Ceduto dal governo britannico al Comune, venne pulito e recuperato al duplice scopo di farne un parco cittadino e preservare la memoria di ciò che è stato. Ed è esattamente ciò che è oggi, un giardino storico con all’interno monumenti funebri che raccontano la storia della città e il suo rapporto col mondo dell’epoca e con i cittadini provenienti da altri paesi.
Oggi il parco è recuperato e fruibile. Vi consigliamo di andarci e godere delle sue atmosfere senza tempo pur in un angolo inusuale della città molto popoloso e caotico. Tra le prime cose che attireranno la vostra attenzione è un obelisco di marmo in stile egizio dedicato alla famiglia Bateman Dashwood. Poi, di sicuro vi soffermerete sul lato sinistro del viale ad ammirare il grande sarcofago di Oscar Meuricoffre, banchiere, armatore ed anche Console di Svizzera di cui si era già detto prima. Sui lati del sarcofago ci sono in rilievo nel marmo bianco scene del vangelo. Un altro monumento funebre di grandi dimensioni catalizzerà il vostro sguardo: una donna austera con abiti ottocenteschi, seduta, assorta nei suoi pensieri. È Mary Somerville astronoma e matematica scozzese morta nel 1872 e qui sepolta. La statua è opera di Francesco Ierace, come da firma, lo stesso autore del mausoleo di Meuricoffre. Accanto il monumento a Guglielmina Arnold e poco discosta la misteriosa cappella gotica di Felice Hermann imprenditore e Console di Svizzera.
SARCOFAGO DI MEURICOFFRE
MARY SOMERVILLE
CAPPELLA DI FELICE HERMANN
Sicuramente, il monumento funebre più noto ed ammirato è quello dei Freitag, famiglia di imprenditori svizzeri attivi nel settore tessile con industrie nel territorio di Scafati. È molto semplice nelle sue linee pulite. Raffigura una breve scalinata di cinque gradini che termina davanti ad un portale socchiuso; sulla destra un angelo logoro e sporco sta nell’atto di aprirla ai defunti. Nella parete dietro l’angelo, gli epitaffi ed i nomi di alcuni membri della famiglia morti in tenerissima età: Alfred 3 anni, Arnold 5 anni, Anna 6 anni. Ci piace pensare che l’angelo stia aprendo le porte del paradiso ai bambini e che quindi (angelo da ánghelos, letteralmente “messaggero”) comunichi a tutti il diritto degli innocenti ad entrare nel paradiso. Un messaggio di speranza, in un momento in cui decine di migliaia di innocenti hanno perso la vita per la follia umana.
MONUMENTO DEI FREITAG
