Terminata la Seconda guerra mondiale, la situazione del paese era davvero disastrosa. Il meridione era l’area che scontava maggiormente i costi della guerra, essendo già in difficoltà da quasi un secolo, praticamente dall’unione d’Italia. I contadini cominciarono ad occupare i terreni dei latifondisti con scontri che generarono anche vittime. In Basilicata le tensioni maggiori si registrarono nel Pollino e nel materano, dove le condizioni dei lavoratori della terra e dei pastori erano assai critiche. Il VI governo De Gasperi varò una riforma agraria, sollecitata dalla sinistra, con la Legge 841/1950 conosciuta come “legge stralcio”. L’organismo creato da questa legge per gestire gli espropri delle terre ai grandi latifondisti e l’assegnazione ai contadini fu l'Ente per la riforma fondiaria o semplicemente Ente Riforma. Nel complesso furono espropriati 75.000 ettari di terreno, ma si commise l’errore di parcellizzarli troppo, costituendo una miriade di poderi sottodimensionati per un vero sviluppo. La riforma era già per l’epoca anacronistica e non teneva conto dei mutamenti socioeconomici.
La creazione di Borgo Taccone, progetto del 1952, ha origine, quindi, proprio dalla riforma agraria. Il Borgo era stato pensato per essere qualcosa di più di un centro a supporto delle attività agricole; si delineava come un vero e proprio tessuto urbano, una comunità con tanto di scuola elementare, caserma dei carabinieri, parrocchia, una stazioncina mono binario a scartamento ridotto che garantiva il collegamento con il mondo esterno insieme alle corriere, una stanza adibita a primo pronto soccorso. Nato forse dalla suggestione dei Kibbutz israeliani o dei Kolchoz sovietici e dalla convinzione che la terra da sola non era sufficiente, c’era bisogno anche di servizi e case, costituisce un coraggioso esperimento sociale di comunità rurale di stampo socialista. Almeno inizialmente, le condizioni di vita erano primitive. Non c’era acquedotto ed il rifornimento idrico era garantito dalle autobotti; l’acqua era razionata, doveva bastare fino al nuovo approvvigionamento. La scarsità di acqua è sempre stato un problema per questo territorio e lo è tutt’oggi. La corrente elettrica era garantita da un gruppo elettrogeno, con distribuzione in fasce orarie concordate. C’era un unico spaccio dell’Ente Riforma che vendeva Sali, tabacchi e beni di prima necessità. Si aprì pure un punto di ritrovo chiamato Borgata Dancing, che una volta al mese funzionava come cinema. Una piccola comunità, una vita semplice passata nei campi, nei lavori domestici, senza lussi, seguendo il mutare delle stagioni e i cicli della terra. La chiesa, la piazza, il cortile come luoghi di ritrovo. Nel tempo, arrivò la corrente elettrica. Arrivarono alcune aziende, una falegnameria ed una azienda di confezionamento, che garantirono un po’ di occupazione alternativa alla agricoltura e persino un ufficio postale ed un bar ristorante. La relativa espansione demografica degli anni '60-'70 conobbe un arresto e poi una involuzione a partire dagli anni ’80. Il borgo iniziò a spopolarsi, molti assegnatari lasciarono le case per trasferirsi altrove, all’estero o in nord Italia, inseguendo il mito del posto fisso nelle fabbriche e negli uffici.
L’esperienza della riforma fondiaria degli anni ‘50 si è rivelata quasi un fallimento. Il progetto utopico di Borgo Taccone ha seguito la medesima sorte della progenitrice. I ritmi lenti, naturali, scanditi dal sole e dalla terra, la vita semplice ma vera, fatta di piccoli gesti quotidiani e di sapienza antica non hanno retto all’urto della modernità chiassosa ed ultraveloce. Quello che doveva essere un coraggioso esperimento sociale di grande avvenire, oggi giace in completo abbandono e langue come una mummia di altra epoca emersa dalle sabbie.
Oggi Borgo Taccone è praticamente una Ghost Town, se si eccettua una zona circoscritta a 4-5 case rimesse a nuovo vicino il cine teatro, dove alcuni sembrano abitarvi stabilmente. Non siamo certi che si tratti degli originali abitanti assegnatari o semplici occupanti venuti in seguito agli abbandoni né siamo interessati a scoprirlo.
Il borgo è relativamente piccolo e si visita in un’ora o poco più. Punti di interesse sono: la stazione, discosta un centinaio di metri dal borgo oltre la provinciale; la grande chiesa con la torre; il cine teatro dancing. Tuttavia, la vera suggestione non è in quello che si trova ma nell’assaporare lentamente il silenzio lasciando andare l’immaginazione, mentre si percorrono le polverose deserte strade costeggiate di basse case lesionate e invase dalla vegetazione. Borgo Taccone va vissuto in silenzio e va “ascoltato” per percepire quei ritmi lenti e quella vita semplice, scomparsa qui come altrove. È un viaggio nel tempo e in una umanità di altri tempi che lascia un vivido e piacevole ricordo.
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