IL CONVENTO DELL'ULTIMA CENA

Talvolta un luogo mostra la sua attrattiva per un dettaglio, un particolare che lo rende unico, riconoscibile tra tanti simili. Nel panorama dei luoghi abbandonati capita che questi dettagli rendano certi luoghi leggendari e gli forniscano anche il nome.

Ed è così che in una giornata grigia che minaccia di peggiorare abbiamo guidato per circa tre ore, percorrendo circa 250 chilometri fino a questo minuscolo borgo nascosto nelle propaggini meridionali del Parco nazionale del Pollino, inseguendo il mito di un antico convento dei cappuccini abbandonato da oltre un secolo. Come suggerisce il nome, in questo convento si trova, su una parete del refettorio, una copia del celebre dipinto di Leonardo Da Vinci: l’Ultima cena.

La fondazione del complesso monastico risale all’incirca alla fine del XVI secolo. Come tutti i conventi, fu confiscato nel periodo napoleonico, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi. Anche se i Cappuccini con la restaurazione rientrarono in possesso del convento, era ormai iniziato il lento declino che coinvolse tutte le strutture monastiche. Il convento risulta essere stato abbandonato allo scoppio del primo conflitto mondiale e fu infatti utilizzato come prigione per soldati austriaci.

Il cielo è carico di nuvole nere, ma per il momento non piove. Con la macchina non si può andare oltre un certo punto, bisogna lasciarla dove si trova un poco di spazio e proseguire a piedi. L’aria è molto pulita. Ci troviamo in una vallata di fitti boschi e sul limitare basso di un minuscolo ed antichissimo borgo, ormai quasi del tutto abbandonato. Qui il segnale internet è solo un ricordo e quindi ci affidiamo esclusivamente alle minuziose istruzioni di un amico Urbexer: “entrate in paese percorrendolo senza deviare; quando troverete un vecchio fontanile dovete fare attenzione ad andare sempre dritti e non essere tentati di continuare all’interno del paese. Costeggiate l’abitato ma lungo una strada che vi porterà ad una scesa di grandi blocchi di pietra invasi dalle erbacce. Quella è l’antica via dei monaci che porta al convento, è scivolosa e dissestata ma non molto lunga, ci vorranno una decina di minuti circa. Incontrerete delle baracche di contadini con dei cani che abbaiano. Scendete oltre verso valle e subito troverete un muro, quello che il muro di cinta del convento al termine del quale ci sono due possibili ingressi.”

In effetti, tutto corrisponde. Troviamo il vecchio fontanile e nel silenzio irreale percorriamo la discesa verso il convento. Troviamo le baracche e i cani che ci hanno fiutato molto prima del nostro arrivo e stanno abbaiando da ormai qualche minuto. Infine, il muro di cinta del convento e una porta di ingresso con una vecchia edicola ormai sbiadita ed illeggibile. Di qui una prima porta conduce in quel che rimane di una chiesa. Dal retro della chiesa si riesce ad accedere al chiostro e girando intorno troviamo diversi bei dipinti che con i loro colori spiccano nella lussureggiante vegetazione che ormai ha invaso tutto il complesso. Siamo alla ricerca del nostro “Santo Graal” ovvero il refettorio e finalmente lo troviamo. L’affresco è molto rovinato ma è una discreta copia del dipinto di Leonardo. Ci da una grande emozione trovarcelo di fronte e immaginiamo l’atmosfera di questa grande stanza, le luci delle torce, i monaci che consumano i loro frugali pasti accompagnati dalle letture dei sacri testi, il silenzio e la pace della valle rotta solo dai versi degli animali selvatici. Rimaniamo a lungo nel refettorio per fotografarlo ed immaginarlo, imprimendolo nella nostra memoria oltre che nelle schede delle reflex. 

È dicembre, sebbene siano appena le tre del pomeriggio la luce comincia già a diminuire sensibilmente e la strada da fare stavolta è in salita. Così decidiamo di tornare indietro. Stavolta però, prima di tornare all’auto sbagliamo volutamente strada per vedere meglio l’interno dell’antico borgo il cui fascino e bellezza senza tempo affidiamo alle immagini.

 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


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