Come suggerisce il nome, questo borgo è stato occupato dai Saraceni intorno all’anno mille. Tuttavia, Saracena ha origini ben più antiche che risalgono all’età del bronzo, come testimoniato dai ritrovamenti archeologici. Ubicato nella parte meridionale del massiccio del Pollino, sorge su uno sperone roccioso che si erge in una profonda valle ricca di boschi e attraversata da corsi d’acqua; le condizioni ideali per un insediamento nei tempi antichi, dove la difendibilità era unita alle condizioni naturali per lo sviluppo di insediamenti umani. Ancora oggi la parte antica del borgo, in condizioni di quasi totale abbandono, mantiene un aspetto primordiale, con strade strette, tortuose e in forte declivio. È davvero faticoso da visitare … ma ne vale assolutamente la pena. Qui peraltro potrete trovare un prodotto molto pregiato: il Passito di Saracena che vi consigliamo di acquistare.
Un altro motivo per visitare questo antico borgo è il convento dei cappuccini. Il convento si può raggiungere solo a piedi passando dentro al centro antico. Si trova ai piedi del paese e della scarpata che gli fa da confine a sud. L’antica strada di grandi blocchi pietra percorsa dai monaci è ormai invasa da erbacce e detriti e risulta alquanto disagevole da percorrere, assolutamente sconsigliabile nei giorni di pioggia.
La fondazione del complesso monastico risale all’incirca alla fine del XVI secolo. Come tutti i conventi, fu confiscato nel periodo napoleonico, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi. Anche se i Cappuccini con la restaurazione rientrarono in possesso del convento, era ormai iniziato il lento declino che coinvolse tutte le strutture monastiche. Il convento risulta essere stato abbandonato allo scoppio del primo conflitto mondiale e fu, infatti, utilizzato come prigione per i soldati austriaci. Il convento è in condizioni di deciso degrado, con gli ambienti superiori ormai crollati. Il chiostro con il pozzo è appena distinguibile, così come le celle dei monaci e l’orto che garantiva le verdure per la mensa. La chiesa è ormai ridotta ad uno scheletro e, a parte qualche affresco da scovare qua e la (una madonna che schiaccia il serpente e una crocifissione), unica attrattiva, ma di grande fascino, è certamente il refettorio (da solo vale il viaggio) che presenta una copia del celebre affresco di Leonardo dell’Ultima cena. Qualcuno lo attribuisce a Giacomo Bissanti, ma tale attribuzione divide gli esperti. Noi ci accontentiamo del fatto che, sfidando il degrado circostante, ci sia ancora.
