Bisaccia è un piccolo ma importante borgo dell'Irpinia. L’aspetto odierno del centro antico risale al medioevo, ma ha origine molto più antiche. Scavi archeologici hanno rivelato che il luogo era abitato sicuramente almeno dall’età del bronzo, come si vedrà più compitamente parlando del museo archeologico allocato nel castello ducale.
Nel 591 d.c. Bisaccia entrò a far parte del longobardo Ducato di Benevento fino all’arrivo dei normanni guidati da Roberto il Guiscardo che dominarono tutto il sud della penisola per oltre un secolo e mezzo.
Nel 1246 l’Imperatore Federico II di Svevia tolse il feudo ed il castello al duca di Bisaccia per aver questi partecipato alla congiura di Capaccio, ordita dal Papa Innocenzo IV per uccidere l’imperatore. Il castello venne rimaneggiato e adibito a prigione.
Con l’alternanza delle variabili geopolitiche nei secoli si alternarono i signori del luogo e del castello. Nel Quattrocento il feudo fu dei Del Balzo. Dal 1501 al 1707 Bisaccia fece parte del Vicereame spagnolo, poi Regno di Napoli con la dinastia dei Borbone, con la parentesi napoleonica, e poi dal 1861 del neo-regno d’Italia.
Nel 1851 il titolo e il castello passarono alla famiglia de La Rochefoucauld. Nel 1956 l'undicesimo duca di Bisaccia, Edouard François Marie de La Rochefoucauld, vendette il castello.
Come molti borghi del meridione, Bisaccia ha conosciuto lo spopolamento derivato da cause geo economiche. L’emigrazione di inizio Novecento e da ultimo il catastrofico sisma del 1980 hanno fatto sì che Bisaccia si dividesse in due: la città nuova, ricostruita un po’ più a valle ed il borgo antico, in cima al promontorio che è ormai semidisabitato.
Nonostante ciò, Bisaccia mantiene un fascino autentico e senza tempo, con le sue splendide chiese, i suoi palazzi, le sue strade tortuose di acciottolato ai cui lati si spiegano antichi portali stemmati.
Il Comune di Bisaccia è, inoltre, sulla direttrice di due “cammini” quali la via Francigena e la Regina Viarum ovvero l’Appia.
Dall’alto l’austero castello ducale controlla tutto. Ed è proprio il maniero, uno dei meglio conservati del sud Italia, ad essere un po’ il centro di tutto con la sua lunga e prestigiosa storia. Qui sono passati antichi popoli e grandi personaggi.
E oggi? Oggi il castello non è solo un monumento passivo alla gloriosa storia della regione, ma è la sede di un piccolo ma interessantissimo museo archeologico, che occupa la zona dove un tempo c’erano le scuderie.
Scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno e Avellino tra il 1973 e il 1996 sulla collina del cimitero vecchio, la collina posta a Occidente del centro storico di Bisaccia, hanno messo in luce resti di capanne databili al periodo del bronzo medio (circa 1400 a.C.), su cui si sono sovrapposte le case del periodo arcaico (VI-V secolo a.C.) a loro volta ricoperte dall'abitato del IV. La storia della ricerca archeologica a Bisaccia rimane indissolubilmente legata al nome di un archeologo che vi dedicò gran parte della sua attività di ricerca, Giancarlo Bailo Modesti, dell’Istituto universitario orientale di Napoli. Allo studioso, recentemente scomparso, si devono gli scavi della necropoli della collina del cimitero vecchio, ma soprattutto i numerosissimi lavori scientifici che hanno fatto di Bisaccia uno dei casi di studio più noti nell'ambito dell'archeologia funeraria.
Agli albori della storia, il territorio compreso tra le Valli del Sele, dell'Ofanto e del Calaggio era occupato da comunità indigene con caratteristiche peculiari che le contraddistinguono, pur nella comune matrice, dal generale ed esteso ambito della cosiddetta cultura delle “tombe a fossa”. Queste popolazioni si organizzarono in insediamenti a carattere sparso, noti prevalentemente da contesti funerari, che occupano alture che dominano il corso dei fiumi e l'importante valico della sella di Conza lungo la naturale via di collegamento tra il versante Adriatico e quello tirrenico. La cultura espressione di questa gentes prende nome dai centri di Oliveto Citra e Cairano, indagati per primi, posti rispettivamente lungo l'alto corso del Sele e dell'Ofanto e comprende anche Calitri con Morra de Sanctis e con particolare ricchezza di attestazioni Bisaccia. La cultura di Oliveto Citra - Cairano appare omogenea e particolarmente conservatrice. Anche per queste ragioni si ritiene che appartenga a un'identità etnica distinta tra le genti della cultura delle “tombe a fossa”, verosimilmente una tribù nella quale avrebbe avuto origine il ceppo sannita di quegli irpini che ritroviamo nello stesso territorio in piena età storica.
Le evidenze archeologiche messe in luce nel sito di cimitero vecchio sono particolarmente rappresentative degli aspetti della cultura di Oliveto Citra - Cairano. L'area archeologica, esplorata solo in parte, ha evidenziato la presenza di una vasta necropoli di cui sono state indagate circa 150 tombe distribuite in un arco cronologico che va alla fine del IX secolo agli ultimi decenni del VII secolo a.C. con alcune attestazioni riferibili al IV secolo a.C. Le sepolture sono del tipo a fossa scavate nella terra, coperte da grosse pietre e ciottoli di fiume che in alcuni casi sono adoperati anche per rivestire il fondo e le pareti della tomba. L’inumato è deposto in posizione supina accompagnato dal corredo funebre che riflette fin dalle più antiche e semplici attestazioni e attraverso una progressiva evoluzione, gli usi e costumi della società di cui esso è espressione. In epoca arcaica, circa nel VI secolo a.c. nell'area sepolcrale si impiantò un abitato frequentato fino al IV secolo, caratterizzato da strutture in pietrame e pianta quadrangolare realizzate a secco. Tracce di un fossato sono state individuate al margine di un settore di strutture con evidente funzione di difesa dell'abitato.
IL MUSEO ARCHEOLOGICO
Il museo archeologico di Bisaccia è una coerente e ben organizzata esposizione di tali ritrovamenti. Obiettivo dell’esposizione è quello di ricostruire la storia del territorio in età protostorica e arcaica attraverso i corredi delle numerose sepolture tombali scoperte nel noto sito archeologico descritto sopra. La grande quantità di materiali acquisiti in tanti anni di ricerche archeologiche ha portato alla scelta di oltre 800 reperti tra i più significativi dei corredi funebri di tombe della prima e della seconda età del Ferro (fine IX-VII secolo a.C.) costituiti prevalentemente da manufatti ceramici e oggetti d’ornamento personale per la prima volta presentati, in forme definitive, al pubblico. La presentazione del materiale è molto interessante poiché è stata ricostruita la disposizione di alcune delle tombe più interessanti così come si presentavano agli archeologi, con teche orizzontali affiancate da armadi verticali per l’esposizione del corredo completo. Questo crea una suggestione di grande impatto emotivo. Pannelli esplicativi alle pareti e sale multimediali completano la fruizione per il visitatore.
La tomba 11 è la sepoltura di un guerriero di rango elevato vissuto nel primo quarto dell'ottavo secolo. La tomba a fossa regolare, con l'inumato in posizione supina, presenta un corredo particolarmente ricco. Significativa è l'attestazione di un fascio di spiedi di ferro posto lungo il fianco sinistro del defunto. Tale elemento associato a una serie di vasi da mensa costituiscono un richiamo all'ideologia del banchetto, uno dei modelli culturali di tradizione ellenica cui si rifanno le nuove aristocrazie emergenti nell'ambito della comunità. Particolarmente rappresentativa è una anforetta decorata con motivi geometrici realizzati con lamelle di stagno applicate. Il carattere guerriero del defunto è rimarcato dalla presenza di armi: una punta di lancia di ferro con il rispettivo puntale conico, una cuspide di giavellotto, un coltello a lingua di presa e un'ascia trapezoidale di ferro. Il vestito del defunto è ornato da un gruppo di fibule ad arco serpeggiante e a sanguisuga di bronzo. Ai piedi è posizionata una grande olla di argilla, contenitore di derrate segno della ricchezza sostanziale del gruppo di appartenenza del defunto.
La tomba 66 emerge nel gruppo di sepolture, verosimilmente a carattere familiare, poste sulla sommità della collina del cimitero vecchio, contraddistinta da una grande lastra calcarea e delimitata da un doppio circolo di pietre. Essa si riferisce ad una defunta di rango elevato, come rileva lo straordinario corredo funebre contraddistinto da oggetti e monili di raro pregio, segni del prestigio esercitato dalla donna in vita. Rilevante il corredo funebre con molti vasi di impasto, cui si associano quattro recipienti di bronzo importati dall'area etrusca, tra cui un phiale baccellata (antico vaso rituale, solitamente in bronzo o ceramica, caratterizzato da una forma bassa e larga) e due bacini con larghe prese lunate. Singolare è la presenza della grande olla per derrate e di un fascio di tre spiedi di ferro, simboli della ricchezza agricola e prerogativa quasi esclusiva dei corredi funebri maschili. Ciò che distingue in particolar modo tale sepoltura di tipo principesco è la qualità dei pregiati monili che adornano la defunta, consistenti in collane d'ambra, pendagli di bronzo, numerose fibule di svariate tipologie e ben cinquantuno bracciali ad arco inflesso. Infine eccezionale è un lungo e prezioso abito indossato dalla defunta, rivestito da oltre duemila piccole coppelle in bronzo, delimitato in basso da una fascia di anelli e dischi in lamiera e arricchito da una fibula a doppia spirale di dimensioni fuori dall'usuale adorna di numerosi pendagli. Completa il fastoso abbigliamento un tutulus (copricapo di forma conica) in verga di bronzo accompagnato sul capo da un originario velo, tenuto fermo sul fronte da una serie di anelli in bronzo.
La tomba 110 è una tomba femminile che si configura come la sepoltura di maggior rilievo nella necropoli del cimitero vecchio. Il suo inquadramento cronologico è posto nella prima metà del VI secolo. La tomba era a fossa rettangolare, orientata a nord sud, con l'inumato deposto in posizione supina. Ricco il corredo funebre con oltre cinquanta reperti che sottolineano la posizione al vertice della defunta e la sua appartenenza a uno dei gruppi elitari dell'organizzazione sociale della comunità Ofantina. Troviamo, infatti, deposto un intero servizio da mensa d'impatto ed un prezioso askos (antica forma greca di vaso usata per versare piccole quantità di liquidi oleosi, utilizzata come unguentario o per riempire le lampade ad olio) dauno con decorazione geometrica sovra dipinta. Ai piedi una grande olla d'argilla contenente derrate con preciso valore simbolico, prerogativa solitamente dei corredi maschili. Gli ornamenti personali sono costituiti da fibule a navicella, a drago e a sanguisuga di bronzo, da anelli e salta leoni (ferma trecce) e da un pregevole pendaglio zoomorfo a forma di volatile. All'avambraccio destro erano quindici bracciali ad arco inflesso di misura decrescente verso il polso; altri quattordici all'avambraccio sinistro. Al collo, infine, la defunta indossava una ricca goliera composta da cinque torques in verga di bronzo, decorati da incisioni di diametro decrescente.
Al corredo della tomba 82 è riservata particolare attenzione. Tomba femminile riferibile ad un personaggio di rango elevato nell'ambito della società, di cui si evidenziano in modo considerevole i monili di bronzo ritrovati. Particolarmente rappresentativa e ricca è la classe delle fibule in bronzo, gli oggetti che come si è visto sono funzionali all'abbigliamento, sia femminile che maschile, che ricorrono nei corredi funerari diffusamente nel corso del tempo con diversità di forgia dettata dalle caratteristiche ornamentali delle fibule stesse. Se la fibula è l'elemento tipico del costume delle genti della media valle dell’Ofanto, non meno interessante la vasta gamma di anelli catenine orecchini pendagli a forma di animale stilizzato indossati in prevalenza dalle donne ma talvolta anche da uomini oltre che collane realizzate con vari in pasta vitrea o in ambra.
Cosa rimane da dire, se non un invito ad andare a visitare il borgo, il castello ed il museo.
Gli orari del museo sono: mattina 11-13; pomeriggio 17-19 tutti i giorni (tranne il lunedì aperto solo il pomeriggio).
