La Città di Tskaltubo, nella regione di Imereti in Georgia, vanta un passato glorioso. Divenne famosa negli anni ’20 come una meta molto ambita dell’URSS per i suoi sanatori per le cure termali. Anche Stalin le frequentava. Nella zona proliferarono numerose strutture: sanatori, bagni, hotel. La differenza risiedeva sostanzialmente nel fatto che i sanatori erano complessi molto più grandi e maestosi, pensati per soggiorni prolungati mentre gli altri erano più piccoli e modesti.
Negli anni ’80 era diventata una delle più popolari località termali di tutta l’Unione Sovietica grazie anche alle dolci colline, al clima mite oltre alle proprietà terapeutiche delle acque del luogo. Con i suoi numerosi sanatori gestiti dallo Stato e dallo stile architettonico caratterizzato dall’eleganza neoclassica al modernismo sovietico, divenne una delle destinazioni preferite, non solo di vacanza ma anche di cura e benessere. Prima del crollo dell’U.R.S.S. la città era costellata di palazzi maestosi, rendendola così la località termale più elegante della Giorgia sovietica. L’Unione Sovietica creò località termali nelle quali soggiornare, sperimentando i benefici del sistema socialista: per i cittadini sovietici non si trattava esclusivamente di una vacanza ma anche di una ricompensa elargita dallo Stato per lealtà e per il servizio, della durata di una o due settimane, con supervisione medica, trattamenti termali e attività culturali. A differenza delle località termali occidentali, nell’approccio egualitario del periodo, i sanatori rappresentavano il modo in cui lo Stato si prendeva cura del suo popolo. Inoltre, divenne nel tempo meta non solo di lavoratori e funzionari sovietici, ma anche di visitatori provenienti da altri Paesi socialisti, come la Germania Est e la Cecoslovacchia, oltre che dalle grandi città sovietiche collegate a Tskaltubo tramite treni diretti notturni che ne rendevano facile il collegamento. Le attività che vi si svolgevano, oltre ai lussuosi bagni termali, riguardavano conferenze, spettacoli teatrali e serate di ballo.
La città di Tskaltubo fu progettata con cura intorno alle sorgenti naturalmente calde di radon-carbonato che sgorgano dalle colline calcaree circostanti. Le acque minerali del luogo sono soprannominate le “Acque dell’Immortalità”. Le loro proprietà terapeutiche si riteneva potessero, infatti, donare lunga vita e benessere; i medici sovietici conoscevano i benefici che apportavano alla salute per la loro composizione minerale ricca di iodio, bromo, zinco e rame ed utilizzate per scopi terapeutici fin dal VII secolo tra cui la condizione della pelle, problemi cardiaci, reumatismo, disturbi metabolici, infertilità. La particolare composizione chimica dell’acqua di Tskaltubo fu al centro di ampi studi idrogeologici degli scienziati sovietici; nessuna altra fonte dell’intero continente euroasiatico presentava simili caratteristiche. Sono considerate una fonte di ringiovanimento sin dal VII secolo. Avanzando di alcuni secoli, queste acque hanno ricevuto anche un riconoscimento internazionale entrando nei registri della Società di Storia Naturale di Berlino. Quando Stalin scoprì la capacità di quell’acqua di contrastare decine e decine di malattie differenti, stabilì che lì sarebbe nata la città termale del popolo. Nasceva così uno dei primi centri benessere dell’Unione, una spa di eccellenza dove i cittadini sovietici avrebbero potuto beneficiare ogni anno di un tot di giorni di cure gratuite. Tanta e tale era la considerazione degli effetti benefici di quell’acqua termale che Tskaltubo entrò a far parte del Sistema Sanitario Nazionale.
Con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991 tutto questo si interruppe e segnò la fine della popolarità di Tskaltubo che cadde in un rovinoso declino. Scomparvero i finanziamenti statali che mantenevano i sanatori, non arrivarono più i treni da Mosca con le migliaia di lavoratori premiati dal partito. Senza sostegni economici, tutta la struttura termale cominciò a deteriorarsi e già da metà degli anni ’90, dopo l’indipendenza della Georgia, molti dei grandi edifici furono completamente abbandonati, quindi saccheggiati e spogliati del loro antico splendore. Queste splendide strutture esistono ancora e, seppure nella loro decadenza, conservano una maestosa eleganza.
Costruito nel 1957 su un pendio nella parete nord-ovest della città di Tskaltubo, il Metallurgist è uno dei sanatori più maestosi della città ed è caratterizzato dalla monumentalità tipica della possente architettura sovietica del dopoguerra, il più grande e meglio conservato tra tutti i sanatori abbandonati. Composto da quattro piani, la planimetria ha una struttura con blocco centrale ed ali ed esso collegati, con prolungamenti ovali su due piani al loro incrocio. Vaste le sale, imponenti le scalinate, eleganti le colonne di marmo, enormi i lampadari appesi al soffitto: famoso e scenografico l’enorme lampadario posto all’ingresso, come richiamo alle fantastiche opere in metallo in tutto l’hotel. Affascinanti anche restano l’antico teatro e la bellissima sala del ristorante nel quale la natura rigogliosa premendo si è insinuata all’interno facendoci crescere un albero all’interno.
Dopo che nel 1991 la Georgia dichiarò a sua indipendenza dalla ormai dissolta Unione Sovietica, la regione dell’Abkhazia si autoproclamò Repubblica indipendente. La Georgia ne rivendicò la territorialità e l’anno successivo ne conseguì un violento conflitto che terminò nel 1993 con la vittoria dei secessionisti abkasi aiutati dai militari russi. In quegli anni e a seguire, molti furono i fenomeni di “pulizia etnica” a discapito dei georgiani presenti in Abkhazia che furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e intraprendere un lungo viaggio attraverso le montagne caucasiche stabilendosi per lo più a Tskaltubo. Molti di loro dopo oltre trenta anni vivono ancora in una situazione di totale degrado, occupando i vecchi sanatori ormai ridotti a fatiscenti e pericolanti strutture senza aver trovato una situazione abitativa alternativa.
Oggi, seppure abbandonato, anche il sanatorio Metallurgist ospita al suo interno, nelle ali laterali, alcuni dei numerosi sfollati georgiani che vennero allora sistemati nei sanatori. Quella che doveva essere una soluzione temporanea, a tutt’oggi per alcune famiglie è una realtà dal destino incerto. In molti edifici si percepisce la vita ma non la si osserva sempre direttamente.
Purtroppo, il progetto del 2022 del governo di Tbilisi di ridare vita agli alberghi termali (“New Life of Tskhaltubo”) mettendo sul mercato una parte dei sanatori non ha avuto molto seguito: i pochi privatizzati hanno visto iniziare i lavori di ristrutturazione, più della metà è rimasta invenduta.
Tutto quel lusso vissuto a Tskhaltubo oggi si presenta con enormi edifici abbandonati immersi in un silenzio surreale, con immensi saloni sospesi nel tempo. La natura sta progressivamente inghiottendo questi maestosi edifici che un tempo accoglievano centinaia di ospiti.
E’ una esperienza davvero indimenticabile percorrere questi ambienti un tempo fiore all’occhiello del turismo termale sovietico, gli enormi saloni e scalinate ricoperti di vetri, camminare nei lunghi ed enormi corridoi dimenticati con vernice che si stacca dalla parete, finestre infrante e corridoi che conducono a stanze vuote un tempo affollate da migliaia di ospiti. Tutto ciò evoca immagini di come sarebbero quei luoghi al culmine della popolarità e fa sognare storie dimenticate da tempo e amate dagli amanti dell’urbex.
L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato.
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