LA CHIESA DI PORTOSALVO

La Via Marina, la lunga arteria che costeggia il porto, appena passato il cd. Borgo degli Orefici si biforca in Via Cristoforo Colombo (a sinistra) e Via Alcide De Gasperi (a destra) a causa di una strana “insula” di circa tremila mq, un vero relitto della Napoli antica e monumento alla resilienza storico architettonica. Nel suo perimetro ci sono la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo con l’attiguo “collegio dei marinaretti”, la fontana della “maruzza” e la guglia di Portosalvo.

Questo piccolo mondo alieno è lì che guarda attonito la confusione, lo smog ed un oceano di veicoli che tutti i giorni gli passano accanto. Sembra davvero un pesce fuori dall’acqua, stonato con tutto il resto. E lo è! Quel luogo, infatti, un tempo era lambito dal mare, poiché la linea di costa era un centinaio di metri più nell’interno e questa bella chiesa era meta di marinai che dovevano prendere il mare o erano tornati a casa sani e salvi. Voluta da un certo Bernardino Belladonna per essere scampato ad un naufragio ed un successivo attacco di pirati, fu terminata nel 1564 e edificata nei pressi di “Porto d’Arcina”, un porto di epoca angioina dove sembra che sbarcassero le mandrie destinate al macello e, dunque, fuori le mura della città. Solo nel 1749 fu aggiunta quella palazzina adiacente che divenne sede di un orfanatrofio chiamato “Il Collegio dei Marinaretti”, oggi sede di alcuni enti ed associazioni. All’esterno della chiesa ci sono altre due reliquie che passano totalmente inosservate. Sulla sinistra, c’è la cinquecentesca fontana della “Maruzza” (lumaca), coeva alla chiesa; sulla destra, discosta una cinquantina di metri dalla chiesa, si erge la Guglia di Portosalvo, eretta nel 1799 dai Borbone per celebrare la riconquista del regno di Napoli dopo la parentesi della Repubblica Napoletana.

Questo luogo è scampato miracolosamente alla furia del cd. “Risanamento”, che ha sventrato la vecchia città proprio nella parte bassa che degradava verso il mare. È scampato alle bombe, alleate che hanno duramente colpito tutta la zona del porto. È scampato anche alle speculazioni edilizie degli anni Cinquanta e Sessanta e al forte sisma del 1980. Per molti anni dimenticato in condizioni pietose, diventato quasi una discarica di rifiuti, depredato ripetutamente di veri tesori d’arte, è tornato a nuova vita nel 2014 grazie ad un progetto del Comitato di Gestione delle Arciconfraternite della Diocesi di Napoli. Riaperto nel 2022 oggi è di nuovo un patrimonio di storia, arte e bellezza per chiunque voglia goderne. La fontana della maruzza è stata invece restaurata dal Comune e terminata nel 2016.

La cosa che attira subito è il campanile in piperno della chiesa, con la cupola rivestita da splendide mattonelle gialle e verdi che ricorda le chiesette dei piccoli borghi marinari della costiera sorrentino-amalfitana. Oltrepassato il bellissimo portale in piperno bugnato si entra nell’unica navata della chiesa che presenta due cappelle per lato. Il presbiterio è delimitato da una balaustra realizzata da Dionisio Lazzari. Notevole è il soffitto a cassettoni in legno dorato nel cui centro si trova “La Gloria della Vergine” di Battistello Caracciolo. 

Dunque, la chiesa che era consolazione e guida per i marinai che, dopo giorni di fatica e pericoli passati in mare, vedevano sulla costa il profilo della chiesa di Portosalvo e capivano di essere “salvi in porto”, si è salvata dall’oblio e dalla distruzione. Portosalvo, un nome profetico che oggi può ben assurgere a simbolo di resistenza ai pericoli della barbarie e della miopia dei tempi odierni. La chiesa dei naufraghi dell’arte e della bellezza.

LA CHIESA DI SANTA MARIA DI PORTOSALVO

LA FONTANA DELLA MARUZZA


LA GUGLIA DI PORTOSALVO

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