Basilicata agli inizi del nuovo millennio. Grazie ad un finanziamento pubblico, si pensò di realizzare qualcosa di inimmaginabile in un territorio difficile, dove le risorse idriche scarseggiano persino per gli agricoltori. Atlantide si chiamava, un nome altisonante che richiama la mitica città scomparsa, ricca di rigogliosi giardini e fontane, dove zampillava acqua a profusione. Un gigantesco Acquapark nel bel mezzo del nulla che avrebbe prosciugato le già poche disponibilità idriche. Le giuste obbiezioni al progetto furono spente chiarendo che l’acqua sarebbe stata fornita dal Consorzio di Bonifica della zona, un soggetto che già navigava in condizioni economiche critiche. Un fallimento annunciato, una morte in culla. Per non perdere il finanziamento bisognava aprire e Atlantide aprì …. per una stagione di cui non vi è più memoria tra le comunità della zona. Poi, la chiusura. Così l’acquapark rimane a testimoniare l’ennesimo sperpero di denaro pubblico del nostro paese, l’ennesima occasione perduta di vero sviluppo. Oggi Atlantide è un monumento all’abbandono e alla decadenza, con le sue strutture gialle che si stagliano contro i toni scuri della montagna. La sua lunga teoria di scivoli è ormai inglobata nei boschi, le sue grandi piscine sono ormai stagni incrostati di muschio e fango. Non ci sono risate, grida e persone felici, solo silenzio e il sibilo del vento della valle che si incunea tra le strutture abbandonate. Un “non luogo”, uno dei tanti in cui noi Urbexer amiamo perderci.
Così, una bella giornata invernale di sole vede un gruppo di una decina di persone provenienti dalla Calabria e dalla Campania darsi appuntamento alla base di quello che sembra un miraggio: la facciata di un tempio greco di colore giallo acceso con la scritta ATLANTIDE AQUAPARK nel timpano. Questo è l’accesso del parco e alla struttura principale, enorme ma ormai quasi vuota con l’eccezione di qualche bancone frigo, antiquate macchine da videogiochi etc. Sempre a livello della provinciale, ma discosta un paio di centinaia di metri, c’è la grande vasca che simulava il moto ondoso. Di lì, salendo in collina si incontrano man mano altre grandi strutture per giochi d’acqua come l’Aqua shuttle. Poi gli scivoli piani e le serpentine gialle e blu ancora in ottimo stato, tanto che molti si sono divertiti a percorrerle fino a valle. È inverno, il tempo scorre in fretta e le ombre cominciano ad allungarsi. Lasciamo Atlantide al suo destino ormai segnato per fare ritorno a casa.
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