IL PALAZZO DEL SENATORE

È una fredda, uggiosa giornata invernale, dopo quasi due ore di auto arriviamo in un piccolo paese nell’interno della Campania. In particolare, siamo diretti verso la parte vecchia, un borgo posto su una pronunciata collina a quasi mille metri di altitudine che guarda una valle sconfinata e semideserta, distante circa due chilometri dalla parte nuova costruita più a valle. Questa è una zona ad alta sismicità, dal clima rigido continentale di cui faremo presto le spese. Questo luogo ha una storia molto antica ed articolata ed è documentata la presenza di insediamenti umani fin dal neolitico. L’esistenza di una vasta necropoli risalente all’età del bronzo, rinvenuta nella zona del vecchio cimitero, rende la località molto interessante per gli archeologici … e non solo. Antiche leggende e credenze popolari si mescolano alla storia, attirando qui gli amanti dell’esoterismo e del paranormale i quali contribuiscono a loro volta a mantenere ed alimentare le leggende stesse.

Le strade qui sono costituite da stretti vicoletti di lastricato di pietra, scivolosi e tortuosi. Dobbiamo lasciare l’auto in uno spiazzale, innanzi una vecchia chiesa e continuare a piedi. Il castello longobardo che domina dall’alto ci osserva passare silenziosi e infreddoliti. È ormai ora di pranzo e questo aumenta ancora di più la sensazione di “villaggio fantasma” del borgo. In realtà il borgo antico si è quasi spopolato, ormai ci vivono poche persone e molti si sono trasferiti nel più sicuro e confortevole paese nuovo. Non c’è davvero nessuno in giro. Il silenzio assoluto rotto solo dai sibili del vento che spazza questo promontorio amplifica anche i più piccoli rumori: il gocciolio di una fontana, una finestra che sbatte, l’abbaiare lontano di cani. Una coltre di umidità lattiginosa rende l’atmosfera grigia e rarefatta. Il nostro obbiettivo è un bel palazzo signorile su cui circolano strane storie. Questo non domina il borgo in una posizione privilegiata come ci si aspetterebbe, ma è piuttosto defilato, quasi nascosto ai margini dell’abitato. Cosicché, quando ci appare dopo una curva tortuosa sembra quasi una visione. Separato dalla strada da un cancello di ferro sgangherato e da una rete rotta in più punti, con davanti una selva incolta che un tempo doveva essere un fiorito giardino,  la sua facciata principale biancastra occupa tutto un lato di una stretta strada. Decidiamo di girargli attorno per avere un’idea complessiva. Poi, lo esploriamo dall’alto col drone, per avere informazioni sulla sua condizione interna. Quello che abbiamo scoperto è che: il palazzo è abbastanza grande, con una bizzarra forma triangolare che ricorda una squadretta di quelle impiegate nel disegno tecnico; lo stesso è molto peggio ridotto di come apparisse all’esterno.  Dalle immagini dall’alto appare col tetto completamente collassato al centro e con i solai dei livelli superiori implosi all’interno. In poche parole, seppur deteriorato con finestre rotte e vegetazione che si è arrampicata ovunque mantiene una certa imponenza e bellezza all’esterno, mentre c’è da aspettarsi di trovare per lo più devastazione all’interno. Una delle prime cose strane rilevate è stata l’impossibilità di fare penetrare il drone dal tetto; arrivato a pochi metri, non era possibile farlo scendere oltre, come se ci fosse un qualche ostacolo invisibile che lo respingesse. Per cui, in punto di sicurezza non sappiamo quanto sia possibile entrare e vedere all’interno. Consultato tutto il gruppo, decidiamo di entrare comunque a verificare cosa sia rimasto in piedi e fin dove ci si possa spingere senza rischiare l’incolumità. Il piano terreno dietro la facciata principale è ancora visitabile, anche se non è rimasto molto da vedere: mobili accatastati o smontati, materiale edile di qualche passato cantiere, qualche lapide, qualche fregio, un vecchio bidet, dei lavatoi e cumuli di vecchie bottiglie di vino impolverate. Che qui ci fosse anche una azienda che produceva vino o quantomeno una produzione personale? All’interno troviamo anche una sorta di grotta, forse una cantina. Purtroppo, arrivati alle scale che conducono ai piani superiori e ai due rami del palazzo non è possibile andare avanti perché i solai sono collassati sulle scale ostruendo il passaggio. Quella che doveva essere una magione di lusso, impreziosita da marmi, velluti, affreschi, oggi è uno scuro antro polveroso che odora di muffa e ruggine e questo infonde un grande senso di malinconia. Il palazzo e di metà ottocento ed è appartenuto, una grande lapide sulla facciata lo ricorda, ad una prestigiosa famiglia che annoverava un alto magistrato della Corte di Cassazione e senatore del regno d'Italia. È davvero un peccato vedere un così bel luogo ridotto a poco meno di un rudere in procinto di un definitivo crollo. Riteniamo che lo stato in cui versa sia dovuto ai violenti terremoti che hanno investito nel secolo scorso questa zona, come quello devastante del 1980. Forse il destino di questo palazzo è già segnato e anche a noi il compito di mantenerne il ricordo. Ad essere sinceri, ci ha lasciato sensazioni strane, come di un luogo sofferente ma ben vivo, come se le mura stesse avessero occhi e ci osservassero. Siamo stati molto a disagio per quei pochi minuti in cui siamo entrati (era pericoloso addentrarsi oltre o permanere più di tanto).

Una volta usciti, la luce è molto diminuita, la temperatura si è ulteriormente abbassata. Si avvicina la notte e quella luce bluastra tipica di quella fase appena dopo il tramonto e prima delle tenebre è resa più inquietante da un denso banco di nebbia proveniente dalla valle che si va infittendo sempre più. Questa coltre lattiginosa, esaltata dalla luce calda dei lampioni, appare come un sudario che scende sul borgo e cancella i confini tra terra e cielo. Abbiamo una certa difficoltà ad orientarci nel dedalo di stradine e ritrovare l’auto. Una volta a bordo della stessa, ci rendiamo conto che la visibilità è davvero scarsa ed è stata davvero una impresa uscire dal paese e trovare la statale. La nebbia, ora fittissima, ci costringe a guidare a velocità ridottissima con i fendinebbia e le quattro frecce attivate. Il banco di nebbia ci accompagnerà fin nella valle quasi all’imbocco dell’autostrada.

IL BORGO

IL PALAZZO

 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


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