GALLERIA STORICA DEI VIGILI DEL FUOCO DI NAPOLI

ARSE VERSE

"Arse Verse" è una formula magica di origine etrusca, ripresa dai Romani, che significa "allontana il fuoco" o "scaccia il fuoco" e veniva incisa sulle porte delle case per proteggere gli abitanti da incendi e altri eventi infausti.

 

La città di Napoli ha un rapporto speciale con quelli che si chiamavano un tempo “pompieri”, oggi Vigili del fuoco. Speciale e inconsapevole, poiché i più non sanno che i Pompieri, come Corpo stabile ed organizzato, sono nati proprio a Napoli, nel 1806. 

Ing. Michele La Veglia

Ed è anche con questo intento che il 5 luglio 2017 è nata la Galleria storica dei Vigili del Fuoco, come una sorta di museo che ripercorre la gloriosa storia di questo corpo e dei suoi padri fondatori e celebra anche la città in cui lo stesso è stato ideato, creato e si è perfezionato. La sede della galleria si trova nel cuore del centro antico della città, in via del Sole, all’interno di una storica Caserma, ancora attiva, che è anche direzione regionale dei VV.F. della Campania, dove tutto è nato. Via del Sole a Napoli è popolarmente conosciuta come “a scesa dei Pompieri”. Fate un esperimento, provate a chiedere a chiunque dove si trova via del sole e dove si trova la scesa dei pompieri; quasi tutti sapranno indicarvi la seconda.

Il nostro mentore in questo viaggio nella storia è stato l’ingegnere Michele La Veglia, uno di quelli che fortemente ha creduto in questo progetto e ha contribuito a realizzarlo. Michele ama definirsi scherzosamente “diversamente ingegnere” perché ha dovuto calarsi nei panni dello storico e del dirigente museale … e la cosa non gli è dispiaciuta di sicuro, vista la passione che ci mette ed anche la competenza dimostrata. Alla sua persona per tutti va, quindi, il ringraziamento di tutta Napoli per questo ennesimo gioiello cittadino. La galleria è l’arrivo finale di un percorso di conoscenza che comincia già all’ingresso della Caserma, un viaggio nella storia dei Pompieri a partire dalla fondazione ad oggi, coadiuvato da tantissimi pannelli illustrativi e soprattutto una mole notevole di affascinanti foto d’epoca.  

La storia dei Pompieri ha origine infatti nel 1806, quando Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone Bonaparte, fondò a Napoli il primo corpo dei Pompieri nell'Italia preunitaria, sul modello francese dei Sapeurs Pompiers. Nel 1833 per volere di Ferdinando II di Borbone il Corpo fu rifondato e trovò anche una sede. L’ingegnere Carlo Diversi, primo direttore dei Pompieri, fu incaricato di trovare un edificio idoneo e la scelta cadde sull’ex monastero della Pietrasanta a Via del Sole, sede che, come detto, ancora oggi i pompieri di Napoli occupano ininterrottamente da allora. 


La storia dei Pompieri ha origine infatti nel 1806, quando Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone Bonaparte, fondò a Napoli il primo corpo dei Pompieri nell'Italia preunitaria, sul modello francese dei Sapeurs Pompiers. Nel 1833 per volere di Ferdinando II di Borbone il Corpo fu rifondato e trovò anche una sede. L’ingegnere Carlo Diversi, primo direttore dei Pompieri, fu incaricato di trovare un edificio idoneo e la scelta cadde sull’ex monastero della Pietrasanta a Via del Sole, sede che, come detto, ancora oggi i pompieri di Napoli occupano ininterrottamente da allora.

Notare come dalla rifondazione in poi a capo del Corpo non c’era più un burocrate, ma un ingegnere. Il successore di Diversi, l’Ing. Francesco Del Giudice, uomo di grande spessore non solo culturale ma tecnico, diede ulteriore impulso affinché i pompieri di Napoli fossero all’avanguardia nelle operazioni di soccorso e prevenzione. A titolo esemplificativo, Napoli fu la prima città che rese obbligatoria la presenza di un drappello di pompieri in occasione di qualsiasi spettacolo teatrale, per la prevenzione degli incendi. Quell’obbligo è ormai condiviso ovunque.

Francesco Del Giudice entrò per concorso nella scuola di applicazione di ponti e strade, fondata da Gioacchino Murat nel 1811 sul modello delle Ecol des pontes et de chaussées francese, e si laureò in ingegneria a ventun anni. Si arruolò nella compagnia dei pompieri di Napoli divenendone direttore interno due anni dopo. Su incarico del re scrisse della Istituzione dei pompieri per grandi città e terre minori di qualunque stato in cui definì quale dovesse essere l'organizzazione di una compagnia di pompieri indicandone persino l'organico in termini numerici in proporzione alla popolazione della città. Il criterio indicato è lo stesso adottato a tutt'oggi in Italia dal dipartimento dei vigili del fuoco. Nei suoi volumi del giudice propose numerose soluzioni modernissime per prevenire e combattere gli incendi partendo dai consigli sui migliori materiali di costruzione per gli edifici e arrivando addirittura realizzare un abbigliamento per pompieri assai simili a quello attuale con caschetto mascherina e tuta ignifuga.  Ideò e perfezionò una pompa antincendio di altissima efficacia in termini idraulici che era ad azionamento manuale, portata sui luoghi dell'incendio da un carro a cavalli. Progettista di ponti mobili orizzontali, di scale aeree su supporto fisso e su ruote illustrate nei suoi libri.

Dunque, il percorso parte da alcune targhe poste all’ingresso della caserma e prosegue tra vecchissime autopompe e servoscale, tra le prime mai utilizzate. Il tutto osservando di tanto in tanto l’uscita o il rientro di automezzi nel grande cortile dell’ex monastero. 

Poi si attraversano corridoi letteralmente tappezzati di vecchie fotografie di cui riportiamo le immagini; questa foto sono spesso tratte da archivi privati che hanno messo gentilmente a disposizione le foto come quello dell’Ing. Clemente Esposito.

Dopo una saletta dove fa mostra di sé un busto dell’Ing. Del Giudice ed una vetrina con una raccolta di elmi storici dei pompieri di tuto il mondo, finalmente si aprono le porte della Galleria Storica. Nella Galleria, prima di tutto, si possono osservare i decreti reali di fondazione – e di rifondazione – del Corpo (1806, del 1810 e del 1833) con in calce i nomi dei regnanti che li emanarono: nell’ordine, Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat e Ferdinando II. I reperti esposti sono tanti: foto, schede, lettere documenti e disposizioni di servizio che raccontano una gloriosa storia di “soccorsi”, e consentono di ripercorrere le vicende stesse della città e del Paese di allora.  Le principali testimonianze documentali, a parte i citati decreti, sono:

la relazione d’intervento del Comandante in occasione dell’incendio del febbraio del 1837 che danneggiò gravemente il Palazzo Reale di Napoli. Si possono leggere le disposizioni di uomini e mezzi e le precauzioni adottate per evitare la propagazione delle fiamme al resto della reggia. Praticamente si intuì allora il principio delle porte cd. “tagliafuoco”. Notevole, l’esatta e subitanea indicazione da parte del comandante del punto d‘origine dell’incendio, ovvero le stanze della Regina Madre; l’incarico del Ministro all’ingegnere Direttore e ai suoi uomini per la progettazione di un lazzaretto e la realizzazione di centinaia di letti in legno per i malati in occasione della grande epidemia di colera del 1837, epidemia in cui trovò la morte anche il poeta Giacomo Leopardi; la disposizione del 1852 che stabiliva come il capoposto dei Pompieri di guardia al Real Museo doveva effettuare un controllo mirato all’Officina dei Papiri ercolanensi; il regolamento di servizio di vigilanza del 1834, il primo in Italia, per i pompieri in servizio all’interno del Regio teatro San Carlo, anche con le indicazioni delle tariffe in conto agli impresari poiché il servizio era effettuato al di fuori dei turni ordinari; le lettere che l’ingegnere Direttore Francesco Del Giudice inviava ai comandanti dei Corpi dei Pompieri degli altri stati italiani, delle capitali europee e di Costantinopoli, testimonianza della volontà di condivisione del proprio patrimonio tecnico che animava il Corpo dei Pompieri napoletani.

È inoltre possibile ammirare dipinti del '800 e del '900 provenienti dai Musei cittadini fin dagli anni '50 tutti a tema religioso, e inoltre, grazie ai prestiti ottenuti da musei di rilevanza nazionale. Rimarchevole è il quadro di Santa Barbara, la protettrice del corpo; va aggiunto che il Corpo dei VV.F. napoletano è molto devoto alla madonna del Carminiello il cui quadro è esposto nella galleria insieme all’altare originale. Entrambi provengono da una chiesa non più utilizzata e furono donati al Corpo. 

Infine, sono in esposizione alcuni cimeli straordinari, tra i quali il primo elmetto degli Artefici Pompieri (1825) e il primo elmo da fuoco (1836) di cui si abbia notizia nell'Italia preunitaria.

 

Per approfondimenti, vi consigliamo questi volumi:

LA GALLERIA STORICA DEI VIGILI DEL FUOCO DI NAPOLI di Michele La Veglia

 

I proventi del libro verranno devoluti all’Opera Nazionale Assistenza Vigili del Fuoco e le di loro famiglie che si trovassero in difficoltà 

 

IL CORPO NAZIONALE ITALIANO DEI VIGILI DEL FUOCO di Marco Cavriani e Piero Cimbolli Spagnesi

 


 

Per visitare la Galleria: 

email: [email protected]

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