Di origini medievali, le arciconfraternite napoletane sono associazioni religiose che hanno costituito per secoli l'unico sistema di welfare cittadino, plasmando profondamente il tessuto culturale, artistico ed economico di Napoli attraverso attività non solo di culto ma soprattutto di assistenza e beneficenza. Si basavano sul principio della carità e delle opere meritevoli. A partire dal 1300, con la fondazione dei Bianchi di Nostra Signora del Carmine, furono creati moltissimi di questi sodalizi. Se ne contano più di duecento.
Di seguito alcune tra le più importanti e antichi:
Tuttavia, è dal quindicesimo secolo che a Napoli comincia davvero a fiorire l'associazionismo laico finalizzato al culto del Santo cui il sodalizio era dedicato e alle opere di misericordia verso i sofferenti: i poveri, i pellegrini, i carcerati, gli infermi etc.
Quale sia stata l'incidenza profonda delle confraternite nella conservazione ed affermazione della fede cattolica ed anche nell'evoluzione e nella crescita morale del popolo napoletano attraverso sette secoli è superfluo sottolineare. Esse hanno lasciato un retaggio e tracce indelebili nel tessuto urbano della Napoli storica. Sono gioielli di inestimabile valore per le opere d'arte in esse contenute ma, soprattutto, sono testimonianze dell'amore e della fede profonda dei confratelli che ivi trascorrevano ogni loro momento libero per dedicarsi ai diseredati e ai reietti della società. Tali sodalizi hanno avuto un ruolo anche nella nascita di Istituti bancari prestigiosi, nati come “Monti di pietà” con il solo fine di realizzare opere di misericordia. Chi fosse interessato, rimandiamo ad un articolo sull’archivio del Banco di Napoli (link sotto)
Per la tutela del loro immenso patrimonio storico, artistico e archivistico l'Arcidiocesi di Napoli ha istituito un apposito Ufficio Arciconfraternite.
Una delle più antiche e prestigiose confraternite napoletane, ancora molto attiva in città, è la Reale Compagnia ed Arciconfraternita dei Bianchi dello Spirito Santo (nome completo), fondata nel 1555.
Nel 1562 fu edificata, nell'area in cui insisteva il palazzo del duca di Monteleone, una piccola chiesa annessa a due conservatori musicali collocati ai lati della stessa, uno nato dalle congreghe dei Bianchi (Real Compagnia ed Arciconfraternita dei Bianchi dello Spirito Santo), l'altro da quello dei Verdi; entrambi ospitavano figlie di prostitute e ragazze povere.
Tra il 1572 e il 1576 furono eseguiti lavori di ampliamento a tutto il complesso. In quest'occasione il plesso conventuale che ospitava la congrega dei Bianchi, del quale rimane superstite solo l'oratorio omonimo, venne inglobato nel corpo di fabbrica della chiesa, che intanto aumentò drasticamente le sue dimensioni. All’interno dell’oratorio sono custodite interessanti opere, tra cui due dipinti di Girolamo Imparato e Pietro Bardellino e un affresco di Belisario Corenzio.
L'Asperges me è la celebre antifona liturgica cattolica, tratta dal Salmo 50 vers.to 9, usata tradizionalmente durante il rito dell'aspersione dell'acqua benedetta prima della Messa.
Aspérges me, Dómine, hyssópo, et mundábor: lavábis me, et super nivem dealbábor.
Mi aspergerai, o Signore, con issopo e sarò mondato; mi laverai e sarò più bianco della neve.
Meraviglia autentica del complesso è la “Terra Santa”, consistente in due grandi sale collegate da eleganti rampe di scale. Le rampe unitamente al pregevole pavimento maiolicato originale e molto ben conservato costituiscono una vera meraviglia che si aggiunge al già notevole e variegato patrimonio delle arciconfraternite partenopee.
Al di là del valore architettonico, artistico e storico dell’ente, va ricordata la sua incidenza nel tessuto sociale di Napoli e, considerando l’epoca, anche la sua modernità. Nella congrega venivano ospitate ragazze povere, prostitute e figlie di prostitute; queste ultime soprattutto affinché non cadessero vittime ineluttabilmente di identico destino. Le ragazze venivano curate ed istruite a dovere non tanto, o meglio, non solo perché prendessero marito oppure i voti, ma acquisissero spessore come persone e potessero godere di una vita dignitosa pur in assenza di un uomo di riferimento o di un convento. Questo anticipa di secoli la concezione della donna e costituisce un esempio di grande umanesimo e modernità, peraltro in istituzioni viste sempre come oscurantiste e conservatrici.
La speranza è che questo patrimonio culturale ed artistico sia fruibile da tutti e conosciuto da un numero sempre maggiore di persone. Chissà che questo non possa essere un volano perché la fratellanza possa continuare a svolgere la propria opera ed in misura finanche maggiore e più efficace. E questo è anche lo scopo di questo modesto reportage e la speranza di chi l'ha scritto.
