VILLA DE VECCHI, LA CASA ROSSA

Famosa tanto nel mondo Urbex quanto in quello dell’occultismo e dell’esoterismo, questa Villa è conosciuta come la “Casa Rossa”. Venne realizzata dall’architetto Sidoli su commissione del conte Felice De Vecchi, eroe delle Cinque Giornate di Milano e comandante della Guardia Nazionale, all’interno di un parco di ben 130 mila metri quadri, sul fianco di una montagna nella Valsassina. I lavori di costruzione iniziarono nel 1854 e terminarono nel 1857, anche se il conte De Vecchi si trasferì nella Villa, in gran parte terminata, già nel 1856; infatti, sulla facciata è indicato il 1856 come anno di costruzione, oggi non più visibile poiché la vegetazione ha ormai invaso gran parte della parte anteriore. 

Questa antica dimora ha vissuto, anche se pochi, anni di fasti e gloria. Il 23 settembre del 1860 venne organizzata nel parco della Villa una cerimonia solenne per celebrare la vittoria di Magenta e la sconfitta degli Austriaci. Al cospetto delle autorità, della guardia nazionale e della tanta gente accorsa, una grande bandiera in pura seta, fatta realizzare dal Conte De Vecchi, fu benedetta solennemente. Il bel tempo felice di questa dimora però stava per terminare: nel 1862, a soli 46 anni, Felice De Vecchi morì (Sidoli invece morì prima della fine dei lavori e non vide mai terminato il suo capolavoro). Nella villa dimorarono per qualche tempo i suoi fratelli. La Villa continuò ad essere utilizzata come dimora estiva dalla famiglia De Vecchi fino al 1938 e fu poi di fatto abbandonata. 


                     VILLA DE VECCHI IN UNA FOTO D'EPOCA (autore ignoto)

Oggi è desolatamente abbandonata a sé stessa ed alle ingiurie del tempo. Il trascorrere degli anni, l’aggressione della natura lussureggiante e non da ultimo i vandali, stanno condannando questo autentico capolavoro dell’architetto Sidoli ad una ingloriosa fine. Le condizioni di Villa De Vecchi peggiorano visibilmente ogni anno. L’edificio è stato quasi completamente avviluppato dai rampicanti che, come un mostruoso ragno verde, la stanno fagocitando lentamente. Molti solai sono crollati, i dipinti e gli affreschi sono quasi del tutto scomparsi. La realtà è che villa De Vecchi non potrà mai più tornare al suo splendore originario per precisi e gravi motivi di dissesto geologico ed il suo destino sembra da tempo segnato. 

Eppure, questa Villa mantiene intatto nel tempo il suo fascino, attirando centinaia di urbexer, studiosi di occultismo o semplici curiosi. Non è però solo il suo aspetto sinistro che gli ha fatto guadagnare la fama di casa maledetta ed infestata da spiriti malvagi ma le tante leggende che si sono create attorno ad essa. Una di queste racconta che il conte, di ritorno alla Villa trovò la moglie morta assassinata e la figlia scomparsa. Per questo lasciò la villa per non farvi mai più ritorno. Sappiamo la cosa non essere vera, ma tanti raccontano di avere sentito le grida di una donna provenire dalla villa o di avere visto la fontana del parco zampillare sangue o ancora di avere sentito il suono di una melodia triste al pianoforte provenire dalla villa trasportata dal vento della montagna. Molto più verosimilmente queste leggende sorte intorno a Villa De Vecchi sono invece legate ad un personaggio decisamente inquietante, Aleister Crowley, il famigerato satanista inglese. Crowley e i suoi adepti vennero in Italia alla ricerca del posto giusto dove fondare una comunità dedita al culto di satana. Pare che Crowley abbia soggiornato per qualche tempo nella villa, che in quel periodo era disabitata, dedicandosi alle arti magiche e ai rituali satanici. È possibile che questa massa di racconti, oggi anche amplificati ed ingigantiti da internet, siano state un terreno fertile consolidando nel tempo la fama di Villa De Vecchi come Villa maledetta ed infestata; naturalmente, il tutto è facilitato dall’aspetto decisamente spettrale assunto dalla Villa, persa nella boscaglia sulla collina, immersa nella bruma delle montagne lombarde. 

A Villa De Vecchi ci siamo arrivati in una assolata giornata d’estate. Nonostante ciò, devo dire che l’impatto con la villa è stato forte. Appare all’improvviso, in fondo ad una radura in declivio, incombente sulla valle, rossastra tra il verde dei prati e degli alberi; incute un certo timore. La Villa appare complessivamente molto degradata e quasi oscurata ormai dalla vegetazione che impediscono di vedere più della metà della facciata principale. Inutile tentare di entrare da lì, bisogna girargli attorno e sperare che ci sia un varco nella pesante rete di “tondino” che gli è stata stesa attorno per il pericolo crolli. Naturalmente, nulla ferma i vandali e i satanisti che qui vengono numerosi a fare messe nere e quant’altro e, quindi, sul retro della villa la rete risulta sufficientemente aperta per passare. Così, con molta prudenza entriamo, senza sapere nulla di ciò che ci attende. La Villa appare molto mal ridotta, spoglia, con le mura scrostate sulle quali appena si intravedono l’intonaco colorato, i bei fregi e egli affreschi di un tempo. Subito ci appare un grande salone con un grande camino e, deposto sul pavimento, il relitto di un grande pianoforte a coda; un brivido ci attraversa la schiena, ricordandoci delle leggende legate a questa villa. Poi una lunga teoria di corridoi e saloni semibui, ingombri di calcinacci; le veneziane e le finestre sono malridotte e invase di ragnatele. Una scala va verso il buio di uno scantinato ma non è consigliabile accedere per il suo stato precario. Stessa cosa per lo scalone che sale ai piani superiori con lo spessore dei gradini molto assottigliato sconsigliano assolutamente di avventurarsi laddove certamente ormai non c’è più nulla da vedere. 


A questo punto vi starete chiedendo se ne valga la pena di andare li. La risposta è assolutamente sì! Ne vale la pena per la bellezza dell’edificio, del parco che la circonda e della valle, ne vale la pena per l’atmosfera austera e magica che comunque Villa De Vecchi trasmette. Non sappiamo quanto ancora resisterà, certamente il suo destino è segnato, ma siamo felici di averla potuta vedere e “respirare” prima che l’ultimo sussulto, l’ultima vibrazione non la faccia collassare definitivamente.

 

 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

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