LA VILLA DEL MATEMATICO

È con profonda emozione mista ad inquietudine che in una grigia mattina di primavera ci spingiamo sulle colline dell’entroterra toscano per esplorare la “villa del matematico”. Ne sappiamo pochissimo, in realtà solo la storia del suo illustre proprietario. Avremmo potuto chiamare questa dimora in molti modi diversi: villa dell’artista, vista la presenza di un Atelier di pittura e moltissimi quadri di pregevole fattura; villa del professore, vista la quantità di libri e documenti presenti; villa del partigiano, visti i trascorsi del padrone di casa; villa nel bosco, visto che ormai è inglobata in una fitta e a tratti inestricabile boscaglia. Abbiamo preferito dargli il nome con cui è conosciuta ed è stata battezzata da chi ci ha preceduto. Infatti, questa è la casa di un illustre matematico che si è distinto per le sue ricerche e le sue scoperte nel campo dell’analisi e del calcolo infinitesimale: Leonida Tonelli. 

Leonida Tonelli nacque a Gallipoli il 19 aprile 1885. Studiò all'Università di Bologna dove si laureò nel 1907 a soli 22 anni. Nel 1913 ricoprì la cattedra di Analisi algebrica all'Università di Cagliari per un anno. Nel 1914 vinse il concorso per la cattedra di Analisi infinitesimale all'Università di Parma, che mantenne a fasi alterne fino al 1922. Infatti, Tonelli si arruolò volontario nel primo conflitto mondiale. Nel 1922 fu chiamato all'Università di Bologna dove insegnò per otto anni. Fu membro di prestigiose Accademie, tra cui quella Pontificia e dei Lincei che nel 1927 gli conferì il Premio per la Matematica.  Nel 1930 il suo prestigio era già noto e la celebre Università di Pisa lo volle per risollevare le sorti del dipartimento di matematica che oggi è a lui intitolato. Di fatto, l’Università di Pisa è stato il suo naturale alveo professionale dove rimase fino alla sua morte, avvenuta il 12 marzo 1946. Alla sua dipartita ebbe solenni funerali pubblici e fu seppellito nel famoso Cimitero Monumentale della città. Tonelli rappresenta uno dei maggiori analisti italiani del novecento. Ha elaborato un teorema noto come "teorema di Fubini-Tonelli" relativo al calcolo di un integrale doppio. Autore di ben 176 pubblicazioni tra cui anche libri scolastici di testo adottati nei licei. Questo è il Tonelli scienziato. Ma Leonida Tonelli non è noto come un freddo analista da laboratorio, ma come un romantico passionale che aveva combattuto volontariamente in trincea nella grande guerra per difendere il suo paese e che aveva collaborato attivamente (e pericolosamente) con i partigiani durante il secondo conflitto mondiale. 


Il professor Leonida Tonelli è uno dei 13 firmatari del Manifesto antifascista del filosofo napoletano Benedetto Croce. Aiutò la nascita del comitato locale dei C.L.N che costituì il nucleo partigiano sui monti pisani “Nevilio Casarosa”. Quando a seguito dell'inagibilità della sua dimora di Pisa, dovuta ai bombardamenti dell’agosto del 1943, Tonelli decise di trasferirsi nella sua dimora di campagna, anche la villa entrò nella Storia. Infatti, l’illustre scienziato strinse contatti costanti con le bande partigiane che operavano sui monti Pisani. Nella villa vi era un deposito clandestino di armi e si tenevano le riunioni segrete dei partigiani. Tonelli era sposato con Maria Rondelli, una nota zoologa da cui ebbe due figli, Pia e Giorgio.

E ora veniamo alla Villa ed alla esplorazione vera e propria. La villa del matematico è un complesso immobiliare in posizione collinare costituito da una villa singola di oltre 600 mq su un’area di 23 ettari, con uliveti, vigneti e bosco nel quale si trovano, ormai seminascosti dalla vegetazione, anche tre fabbricati rurali. La villa si sviluppa su tre livelli, di cui l’ultimo è inaccessibile per il crollo di un solaio, crollo ben visibile già dall’ingresso. La Villa ha un aspetto vetusto e precario, ma è inserita in uno scenario naturale davvero spettacolare ed è, inoltre, un concentrato di arte e di storia, dove sono state scritte pagine leggendarie della recente resistenza. Non facile da trovare e ancor più difficile da raggiungere, ripaga completamente le fatiche e i disagi a chi la esplora.  

L’ingresso, sormontato da una austera pensilina di sapore liberty, è già ingombro di vecchissimi giornali ante guerra, riviste e documenti vari. Il primo ambiente mette un po’ di apprensione perché mostra le travi scoperte di un solaio sfondato con materiale vario penzolante nel vuoto. 


Al piano terreno, indubbiamente il più interessante, troviamo un grande salone con un vecchissimo televisore, alcune stufe a carbone, divani e poltroncine impolverate. Alle finestre tende e mantovane malconce, strappate ed impolverate che conferiscono una tetra atmosfera ad ambienti un tempo certamente molto eleganti. Un altro salottino adiacente, più piccolo ma ancora più bello, mostra un bel camino sormontato da un grande specchio, un bel lampadario stile liberty a 5 luci e paralume a frange. Una bella dormeuse con bella tappezzeria damascata rossa, ormai sbiadita, campeggia al centro del salone. In un angolo, c’è ancora un tavolino con vecchi liquori ed un barattolo di fragoline sotto spirito. Poggiate sulla cornice di marmo del camino una bottiglia ancora piena di vecchissimo Vermouth bianco ed una di vodka russa di importazione di cui è rimasta solo la bottiglia rotta. Ancora, una grande ed elegante camera da letto matrimoniale, con tanto di elegantissimo mobile lavabo di legno e marmo. Questa stanza molto caotica, in cui sono stati accumulati molti oggetti, tra cui documenti e quadri, è tra le più emozionanti. Qui sono visibili le fasce funebri dei vari dipartimenti ed università nonché celebrità che dovevano essere state messe sulla bara o sulle corone al funerale del professore e che, presumibilmente, la moglie Maria volle conservare riportandole a casa. Una stanza da letto più piccola, ma in precarie condizioni statiche con l’ingresso puntellato, mostra un letto singolo ancora fatto ed una culla rosa, un bel camino ed un mobile lavabo. Uno stretto ambiente in parte occupato da grandi e pesanti armadi di legno termina con uno scrittoio ingombro di documenti ed una zuppiera di porcellana, che crediamo messa da qualcuno per essere fotografata. Questo forse doveva essere una sorta di studiolo del professore. A parte altri ambienti di passaggio e servizio, il piano terreno termina con una grande cucina dall’aspetto molto antiquato. 

Nonostante il crollo di un solaio che impedisce l’accesso alla scala per il secondo piano e disagevole quello al primo, decidiamo di salire uno alla volta per non sfidare la precarietà della scala. Il primo piano è più caotico, con stanze ingombre di oggetti sui pavimenti. Qui però ci sono molti vestiti appartenuti al professore e a sua moglie, una bella stanza con un grande camino, un grande baule ed una sedia a rotelle. 

Anche qui tanti documenti, lettere e cartoline.

Uno in particolare che ci ha davvero emozionati e ci ha fatto tornare indietro di un secolo: un biglietto scritto dalla moglie Maria a Leonida Tonelli del 26 febbraio 1927 in cui gli dà il bentornato.

Leonida mio,

siano questi fiorellini a darti il benvenuto

ed a prometterti i baci della tua

Maria

26 - II - 1927


Il tempo è volato in questa esplorazione, siamo stati in questa casa per ore ed è stata dura lasciarla ed andarsene. Cosa ne sarà di questa villa non è dato sapere. Non c’è segno di frequentazione o cura da parte di qualcuno. Sarebbe bello farne un museo alla memoria al Professore e della resistenza. A noi ha dato delle grandi suggestioni, così come appare ferma nel tempo, nella cupezza dell’aspetto che ha assunto, fagocitata da una fitta boscaglia, non lontana dal mondo abitato eppure apparentemente così lontana da tutto da farla sembrare di un altro pianeta… il pianeta del passato e della storia.

 

IL VIDEO REALIZZATO PER NOI DA GIANLUCA ZACCARIA


 

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


 

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