L'Orfanatrofio San Giuseppe di Trino

L’orfanatrofio San Giuseppe fu realizzato dall’ISTITUTO PUBBLICO DI BENEFICENZA ED ASSISTENZA, nato dal lascito del 1872 di Monsignor Lorenzo Casalegno. La sede attuale dell’orfanatrofio fu creata a seguito dell’acquisto di alcuni terreni comunali nel 1932. Si voleva dare una sede più grande e meglio attrezzata di quella precedente agli orfanelli dell’Istituto. L’Orfanatrofio San Giuseppe fu inaugurato il 28 ottobre 1933, ma iniziò a funzionare solo nel 1935, e si proponeva di “gestire e promuovere attività residenziali e territoriali a favore di minori in stato di difficoltà ed emarginazione psico-sociale ed educativa, nonché la promozione e gestione di attività residenziali e territoriali a favore di soggetti disabili per handicap psico-fisico… secondo lo spirito cristiano e le intenzioni del suo fondatore”. 

L'Orfanatrofio ha funzionato per molti anni, ma è poi entrato in crisi economica tale da non poter perseguire più gli scopi per cui era stato fondato. Ha chiuso i battenti nel 1989 e da allora è rimasto pressoché abbandonato. Tanti sono stati i tentativi di recuperalo per farne, scuole, centro diurno per adolescenti disabili etc. È stato anche messo in vendita senza però esiti concreti. Tanto è che è ancora desolatamente abbandonato e versa in un evidente stato di fatiscenza benché non sussistano, al momento, pericoli statici. 

Esplorare l’Orfanotrofio non può che generare comprensibilmente forti emozioni. Sebbene lo stato dello stesso sia piuttosto fatiscente, è perfettamente riconoscibile, nelle sue forme e nella divisione degli spazi la destinazione di questo grande edificio. Dalla forma di un rettangolo con uno dei lati lunghi aperto, dalle architetture austere e vagamente neoclassiche, è separato dalla strada da un muretto, su cui un tempo doveva esserci una cancellata e oggi non più presente, e da un’area di cuscinetto profonda circa una decina di metri forse attrezzata a giardino. L’ingresso è un grande atrio che termina con una grande scalone a doppia rampa; nell’atrio ci sono le foto dei vari benefattori dell’orfanatrofio ed una lapide semidistrutta in cui vengono sempre ricordati membri e donatori. Al pianterreno c’erano le cucine di cui rimane poco, la lavanderia e ambienti più o meno ammalorati che forse servivano come aule e stanze didattiche o per riunioni, biblioteca etc. 


Al primo piano c’erano le camerate, i bagni ed una bella cappella, forse la cosa che meglio si è conservata di tutto l’edificio. Sul retro c’è un grande spiazzo compreso tra dei corpi di fabbrica che sembrano più moderni (forse una aggiunta postuma) dove forse c’era una zona di ricreazione e svago che oggi è un folto incolto prato. 

Vi starete chiedendo se valga la pena di esplorarlo. La risposta è: assolutamente sì! Non è davvero difficile cogliere l’atmosfera di questo luogo, certamente nato con nobili scopi e intenti caritatevoli, ma grigio e freddo nella sostanza. Un luogo che porta dentro di sé il peso dell’infanzia negata, della sofferenza e della solitudine di quei bambini nati sfortunati, quelli che nessuno vuole, invisibili chiusi dietro ad un cancello.

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

 

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