IL CONVENTO DI SAN BERNARDINO

TIPOLOGIA: ex convento - ex collegio                                                   la facciata della collegiata

STATO DEI LUOGHI: discreto, non pericoloso

MOTIVO ABBANDONO: sconosciuto

ACCESSO: facile

TAG: #urbex  #urbanexploration #abandoned 

Posto su una collina che domina la vallata sottostante, circondato da un bosco di querce e macchia mediterranea, vi si accede oggi dalla rotatoria comunale attraverso una tortuosa strada abbastanza malridotta. L’antico sentiero di accesso al Convento, invece, è in disuso ormai da tempo. Il complesso è concentrato nella parte sud-orientale della grande area boschiva di sua pertinenza. Il nucleo originale seicentesco è costituito dalla chiesa, chiostro e convento. Poi, secondo una disposizione ad elle c’è un edificio di epoca più recente, la Collegiata, con la palestra, la cappella, la tipografia e la rimessa. Tutto il complesso occupa una vasta area di più di 11.000 mq includendo fienili, locali di servizio vari, il piazzale ed una grande area di parcheggio. A questo vanno aggiunti 5,7 ettari di bosco che circondano il Convento. Sotto il complesso, con accesso dal convento, c'è una rete di cunicoli molto angusti che vi sconsigliamo di esplorare (non ne vale nemmeno la pena). 

L’architettura del complesso appartenente all'Ordine Francescano è quella tipica degli ordini cd. “mendicanti”. Spiccano la semplicità e la funzionalità degli ambienti, la essenzialità dello stile. Dopo l'ultima modifica con aggiunta della palestra e tipografia negli anni sessanta, il complesso viene progressivamente abbandonato fino a dover essere chiuso e lasciato incustodito dal 1994. Ed è appunto a partire dal 1994 che questo complesso comincia ad ammalorarsi, a causa degli agenti atmosferici, della mancanza di manutenzione, ma anche per le numerose intrusioni. Anche se il complesso non risulta particolarmente vandalizzato come altri luoghi e sembra aver più sofferto dell’abbandono e dell’incuria, preferiamo non rivelare l’ubicazione per non contribuire ad aggravare il suo già delicato stato. Crediamo che chi lo cercherà con pazienza ed ostinazione come abbiamo fatto noi, poi sicuramente lo rispetterà.  

Percorrere l’ombroso viale in salita fiancheggiato da grandi querce accresce il desiderio di scoperta. Arrivati al piazzale ormai deserto, ci si trova al cospetto di una struttura imponente ma dall’aspetto fragile e decadente. Il silenzio irreale, rotto solo occasionalmente dal vento che si infiltra nelle tantissime finestre rotte e che fa sbattere qualche porta, rende esitanti. Cerchiamo di non lasciarci condizionare e ci concentriamo sulla esplorazione e sulla documentazione fotografica





LA SAGRESTIA

Il primo posto dove entriamo, senza alcuna difficoltà, è la chiesa. E’ ancora in discreto stato e sembrerebbe essere ancora utilizzata, se non fosse per i calcinacci caduti qua e là tra i banchi impolverati. Se la chiesa non desta particolare interesse, accanto c’è un bellissimo chiostro con un pozzo in marmo. I dipinti nei medaglioni del sottoportico risultano quasi del tutto illeggibili, corrotti dalle muffe e dal muschio o cancellati dal tempo. Si intuiscono appena alcune figure altere, forse ritraenti qualche alto prelato. 


IL CHIOSTRO

Questa è la parte conventuale, la più antica, dove è possibile ammirare anche il coro ligneo purtroppo imbrattato con simboli satanici, le antiche cucine, la macelleria, le cantine con due grandi contenitori squadrati di legno per il vino

LE CUCINE


                                                          ANTICA MACELLERIA                                                                                                CANTINE


             Il meccanismo elettronico che ha sostituito gli antichi "campanari"

 POLLAIO

LAVANDERIA


 IL RETRO DELLA COLLEGIATA

Torniamo sul piazzale per dirigerci verso il grande edificio che forma una elle con il convento: la Collegiata. Nello spiazzo davanti l’edificio una bella fontana esagonale che non zampilla purtroppo più. Entrando, si ha subito l’impressione di una costruzione più recente, elegante pur nella sua sobrietà.


Salendo al primo piano ci si imbatte in una sala enorme, immersa nella penombra per via del fatto che gran parte delle imposte di legno sono rotte o danneggiate. Sulla destra una bella cappella in discreto stato di conservazione. In fondo a sinistra guardando l’altare, c’è un pianerottolo che conduce ad una grande palestra. Questa ultima è stata aggiunta negli anni sessanta ed al piano inferiore corrisponde la grande tipografia. 


LA CAPPELLA


LA PALESTRA

Uscendo dalla cappella e andando esattamente dall'altro lato della grande sala ci sono delle scalette con una porta incorniciata con marmo screziato rosato e delle ali prospettiche viste da lontano danno l’impressione di una balaustra per le scalette stesse. Di qui una serie infinita di stanzoni semivuoti di cui è difficile distinguere la funzione: forse aule didattiche, forse sale di intrattenimento, luoghi di riunione, dormitori etc. 

DORMITORIO PICCOLO "IMMACOLATA CELESTE"         DORMITORIO MINORE "GIOVANNI DA TRIORA"                                  SALA DI COLLOQUIO                                               SEMINARIO


DORMITORIO GRANDE "SACRO CUORE"

Salendo ancora un piano, la presenza di lunghi corridoi su cui si aprono numerose stanze più piccole e di bagni, suggeriscono che questa era forse la zona degli alloggi dei frati o degli educandi del collegio. In uno dei tanti corridoi, un ampio squarcio nel muro lascia intravedere la chiesa dall’alto

Tornando giù nel piazzale, guardano l’edificio, sul lato destro si intravede il blocco moderno con un grandissimo ambiente corrispondente al piano di sotto della palestra, dove era certamente la tipografia. Lo si capisce non solo dal mobilio e da alcuni macchinari ancora ivi presenti, ma dalla presenza di cataste di libri. Uno di questi, “Luce nelle tenebre”, stampato negli anni 70, racconta della vita di S. Antonio di Padova ed ha al suo interno tante foto d’epoca del convento. Nel giardino avanti la Collegiata una grande voliera di ferro che doveva ospitare un gran numero di volatili. Il terreno attorno è a dir poco incolto. Erbacce e rovi che quasi arrivano a coprire la statua di San Bernardino. 

←↑ ↓                     IL LABORATORIO TIPOGRAFICO


Sicuramente la visita al Convento di san Bernardino ci ha lasciato un sentimento misto di stupore, rabbia e pena per un pezzo di storia che se ne va nell'indifferenza. Un angolo di questa Italia che non riesce a riconoscere più la fortuna di avere tanta bellezza a portata di mano. E forse il compito degli Urbex è proprio questo: riportare la memoria e la coscienza indietro scoprendo la coltre di polvere che il tempo ha depositato, granello dopo granello impalpabile, inesorabile. Viviamo attimi del presente attraversando un passato cristallizzato, come esploratori della dimensione spazio temporale, inesorabilmente attratti dal buco nero del nostro desiderio di scoperta. E nel presente torniamo sempre con qualcosa dal passato... una storia dimenticata, una fotografia sbiadita, un odore che ricorderemo per sempre. 

L'esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


 

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