IL CASTELLO DI PRALBOINO

Nel 569 d.C. il re dei Longobardi, Alboino, invase il lombardo veneto muovendo guerra alle città fortificate. In particolare, per muovere assedio alla città di Brescia si accampò in una piana con il suo esercito per organizzare le sue fortificazioni. Quel luogo conserva ancora il ricordo di questo episodio chiamandosi Pralboino, cioè la translitterazione di “prato di Alboino”. Nel 758 l’ultimo rappresentante dei re Longobardi, Desiderio, Pralboino ricadde sotto la potestà del monastero Benedettino di Leno.  Quello che era un piccolo villaggio, divenne una cittadina fortificata. Dopo l’anno mille, Pralboino passo sotto il controllo della importante famiglia dei Gambara difensori del monastero di Leno dagli Ungari. I Gambara ne mantennero il possesso fino alla fine del XVIII secolo allorquando Napoleone sancì l'abolizione dei diritti feudali. Dopo il dominio Napoleonico e successivamente quello austriaco, Pralboino divenne parte del neo Regno d’Italia divenuto poi Repubblica. Questa per dirla all’ingrosso è la storia di questo territorio, bello quanto ricco di storia. 

Questo ameno, piccolo, tetro castello insiste quindi in un territorio che ha visto battaglie furiose, invasioni e invasioni di ogni genere. Venne fatto costruire da Pietro Morelli in un mix di diversi stili ed è, all’attualità, abbandonato. In verità, il lungo viale alberato che conduce al castello termina con una sbarra che reca un cartello di divieto, ma non lo si può ritenere attuale visto che tutto attorno è prato aperto e per arrivare al castello basta passare di lato alla sbarra, unico effimero ostacolo. Il prato incolto e l’aspetto non proprio felice ma alquanto dismesso confermano la nostra ipotesi. Piccolo ma davvero bizzarro, questo piccolo maniero incute un certo timore e potrebbe benissimo fare parte dei castelli transilvani dal punto di vista stilistico emozionale. Andarci all’imbrunire, come è capitato a noi, regala sensazioni particolari.

L'esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.

 

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