IL CARCERE DELLE DONNE

TIPOLOGIA: Carcere/ ex convento

STATO DEI LUOGHI: Fatiscente

MOTIVO ABBANDONO: dismissione da carcere

ACCESSO: facile

TAG: #urbex  #urbanexploration #abandoned

Il Convento dei Padri Cappuccini fu eretto nel 1559 in una zona in cui insistevano altri tre grandi monasteri, due dei quali furono trasformati, come il primo, in carceri. Il convento ebbe grande importanza nella vita monastica dell’Ordine, essendo stato prescelto come sede provinciale. Come emerge da un documento del 1650, il terreno sul quale fu edificato fu donato all’Ordine monastico da una importante famiglia. Il convento era originariamente composto da una preesistente chiesa, 43 celle, libreria ed officina. Nel 1864 il convento fu dismesso e trasformato in carcere femminile. 

 

IL SACELLUM: luogo di sepoltura dei monaci


Abbandonato a metà degli anni '80, il complesso versa in uno stato di estremo degrado, un enorme e tetro edificio invaso da una folta vegetazione. Il vecchio si mischia al nuovo, in un misto di vestigia conventuali e moderni arredi civili. Vecchi arredi sono ciò che rimane sparso nei corridoi, nelle celle e negli stanzoni di servizio. Nella teoria dei lunghi e oscuri corridoi, l’unica cosa che ha resistito alle ingiurie del tempo è il rivestimento di linoleum. La vernice delle volte e delle murature invece è scrostata e viene giù a riccioli insieme all'intonaco non più protetto. Diversi segni di crolli sono visibili sui vari piani. In particolare, c'è un insidioso tratto di pavimento davanti ad un cancello, completamente incurvato dalla mancanza di un sottostante contro solaio, che aspetta solo che qualcuno nelle quasi oscurità ci posi inavvertitamente i piedi, per cedere di schianto. Delle antiche strutture conventuali e dei luoghi di preghiera è rimasto ben poco: un medaglione a soffitto ammalorato raffigurante una deposizione, una lapide che ricorda il luogo di sepoltura dei monaci, il vecchio pozzo nel cortile interno. Del carcere invece sono rimaste più testimonianze e più evidenti: le pesanti cancellate, le inferriate alle finestre, le mense e la cucina, il vecchio magazzino, una sala di ricreazione dove è visibile i alto sul muro di fondo la staffa per il televisore. Un piccolo vezzo che ci dice che questo era un carcere femminile sono i piccoli specchi cementati nel muro all'uscita dei bagni; una piccola concessione alla vanità delle recluse in un luogo di negazione e sofferenza. Una sezione di isolamento mostra una serie di celle più piccole, dotate di robuste porte di ferro con spioncino e vano per passare probabilmente il vassoio del cibo e feritoie esterne per l’ispezione interna senza dover aprire la porta. Come in un tutte le grandi strutture abbandonate, abbiamo trovato molta immondizia, stracci, letti improvvisati, cibo marcito, bottiglie... segni della presenza di estemporanei abitanti abusivi. Unica nota positiva: il panorama mozzafiato che si vede da molte finestre, che spazia su un mare intensamente azzurro e sui lontani insediamenti urbani. Il nostro pensiero è andato costantemente alle povere sventurate che si sono trovate prigioniere qui dentro, per sfortuna o calcolo non importa. La speranza è che siano potute tornare alla libertà e all'affetto di qualcuno.

 

L'esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. 

 

IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL'ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA "LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS", LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI.


 

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