IL CONTE DRACULA E’ SEPOLTO A NAPOLI

 © Giovanni Rossi Filangieri  2014 (foto in coda all'articolo)

E’ una fredda sera di marzo, Largo S. Maria la Nova è deserto e spazzato da un vento gelido. Siamo davanti al piccolo portale di accesso al chiostro, in attesa di potere entrare nell'omonimo complesso monastico. Un articolo pubblicato mesi addietro sul “Mattino” di Napoli, unitamente alla nostra smisurata curiosità, ci ha portato fin qui. Non si era mai materializzata la possibilità. Stasera, finalmente c’è l’opportunità di entrare, e solo per l’occasione di notte, in uno tra i luoghi più belli di Napoli (e da oggi tra i più misteriosi) accompagnati da un equipe di studiosi che sta portando avanti una ricerca davvero singolare. L’articolo suddetto aveva come titolo: “Il conte Dracula è sepolto a Napoli”.

La notizia era, poi, apparsa sulla stampa italiana ed estera, diffusa dai principali telegiornali, per poi rimbalzare sui social network e nelle tantissime pagine web dedicate al mistero e all'occulto. A prima vista potrebbe sembrare una trovata pubblicitaria o lo scherzo di qualche cultore dell'Horror, ma non è così. Quelli che per primi hanno formulato questa teoria non sono affatto degli sprovveduti. Si tratta, infatti, di un gruppo di ricerca che fa capo all'Università di Tallinn in Estonia su segnalazione di una studiosa napoletana. Devo a questo punto chiedere scusa ai lettori, ed a maggior ragione ai diretti interessati, se quanto scrivo dovesse risultare impreciso, ma le mie fonti di informazione sono per lo più indirette. Gli esperti e ricercatori dalla cui bocca ho ascoltato la vicenda non hanno potuto essere troppo generosi di particolari; hanno mantenuto un certo riserbo dovuto al fatto che l’indagine storico scientifica è tutt’altro che terminata. Si sono limitati, seppur con grande passione e competenza, a tratteggiare quanto ormai già di dominio pubblico. E fanno bene, poiché la notizia non è passata affatto inosservata. E persino il direttore del complesso di Santa Maria la Nova, come da lui stesso dichiarato, ha notato un inusuale e crescente interesse verso Santa Maria la Nova ed in particolare verso il chiostro, comunque meta di tanti turisti e amanti dell’arte. (foto 1,2) E del resto, tutta la storia che sto per raccontare sembra più il frutto della fantasiosa mente di un romanziere che qualcosa di reale. Tuttavia, il gruppo di studiosi è sceso sul terreno dell’indagine materiale non prima di avere avuto tangibili prove documentali e materiali di quello che si intende dimostrare. Esistono tutti i presupposti per ritenere storicamente plausibile la teoria formulata. La vicenda è molto complessa, sepolta dalla polvere dei secoli, inquinata da misteri e leggende di cui la città di Napoli non è certo priva, con la sua millenaria e stratificata storia. Mancano ancora molti tasselli al mosaico ed, anzi, lo studio se ne aggiungono continuamente di nuovi. Io vi racconto quello che sono riuscito a carpire e che ho elaborato insieme alle mie personali ricerche sull'argomento.

 

Per capire cosa stiano cercando questi studiosi bisogna partire dalle origini. Chi è veramente la persona la cui tomba si starebbe cercando? E’ un mito o una persona reale? La storia di Dracula, creata dalla fantasia di Bram Stoker, è ispirata ad un personaggio realmente esistito: il Conte Vlad Tepes III di Valacchia. Nato a Sighisoara in Transilvania nel 1431, è considerato un vero eroe nazionale nella odierna Romania per avere combattuto efficacemente l’espansione turca verso l’Europa nordorientale. E’ noto anche come Vlad l’impalatore poiché era il suo metodo di esecuzione preferito; al prigioniero venivano tagliate le mani e i piedi per poi essere impalato e lasciato alla sua agonia. Il padre, Vlad II di Valacchia, faceva parte dell’Ordine del Drago o del Dragone, fondato da Sigismondo d’Ungheria nel 1408, proprio per contrastare l’espansione ottomana e proteggere le terre cristiane; e vi entrò proprio nel 1431, anno in cui nacque Vlad III. Come il padre, che era soprannominato “Dracul”, uno dei modi in cui anche il III conte di Valacchia era chiamato fu “Dragwlya” o “Drăculea”, facendo sempre riferimento all’Ordine del Drago. Vlad III ebbe una vita molto tormentata. Più volte detronizzato e imprigionato, si guadagnò la fama di feroce e sanguinario condottiero. Gli ingredienti per suggestionare la fantasia di un moderno romanziere come Bram Stoker ci sono tutti, se consideriamo infine che nel moderno rumeno la parola drago si dice dragon, mentre la parola drac derivata dal latino draco è diventato sinonimo del diavolo; così che draculea o dracula significa figlio del demonio e non del drago. Più verosimilmente, portando l’impalatore le insegne del dragone e non essendo la gente abituata alla vista di quell’immagine, la stessa finì col sembrare uno spirito demoniaco. Con riguardo a Vlad Tepes realtà e leggenda, fantasia e verità si mescolano, rendendo il personaggio più un un mito che una persona reale. A contribuire definitivamente a ciò, c’è l’incertezza legata alla sua fine. Non si sa come e quando sia defunto. Alcuni sostengono che fu una cospirazione di Boieri ad assassinarlo e poi lo decapitarlo. I più sostengono che fu ucciso durante una battaglia con i turchi  e la sua testa portata a Costantinopoli. Nemmeno il luogo di sepoltura di Vlad Tepes è sicuro. C’è chi sostiene che il corpo privo di testa, che come detto sarebbe stata portata a Costantinopoli (Istanbul) per essere esposta, sarebbe stato fatto a pezzi o bruciato dai Turchi sul campo di battaglia e che quindi non ci sarebbe un luogo di sepoltura. C’è chi sostiene che il corpo fu sepolto nel monastero di Comana. Nel XIX secolo si sparse la voce che il l’impalatore fosse sepolto nel monastero di Snagov, che si trova su un’isola al centro di un lago in Romania. Ricerche portate avanti nel secolo successivo a Snagov hanno portato alla luce la presunta tomba, che -  tuttavia - risulta essere vuota (secondo alcuni, furono rinvenute solo ossa di cavallo). 

In definitiva, dove sia il corpo e se ci sia ancora un corpo da cercare è rimasto un mistero. Fino al giugno del 2014. Nuovi studi individuerebbero la tomba di Vlad Tepes nel chiostro di Santa Maria la Nova, un complesso monumentale in una delle zone più antiche di Napoli, e gettano una luce nuova sulla fine di questo controverso ed inquietante personaggio. Una fine meno abbagliante e mitica, ma più umana e comprensibile.

Entra qui in gioco la curiosità e l’intuizione di una studiosa napoletana, Erika Stella. A sostenere la sua tesi, cioè che i resti del Conte Vlad III di Valacchia siano custoditi a Napoli sono, poi, un'equipe dell’Università di Tallinn in Estonia. Su che cosa si basano le loro convinzioni?

In realtà, il gruppo di studiosi, di cui fanno parte anche ricercatori italiani, sostiene non solo che Vlad III sia sepolto a Napoli, ma che lo stesso vi sia anche morto. Quello che si sa per certo è che:

 

-      il Re di Napoli, Ferrante d’Aragona, apparteneva all’Ordine del Dragone, lo stesso del Conte Vlad III;

-      una certa Maria Balsa, all’età di sette anni riparò dalla Romania a Napoli e venne adottata da una nobildonna, Andronica Cominata, vedova dell’eroe albanese, George Castriota Skandeberg, e andò in sposa ad un gentiluomo napoletano, Giacomo Alfonso Ferrillo Conte di Muro Lucano. Gli sposi ebbero 24.000 ducati in regalo dal Re con i quali acquistarono alcuni possedimenti in Acerenza, in Lucania.

-      Napoli è sempre stata una città estremamente accogliente e tollerante, luogo ideale dove trovare riparo e protezione;

-      proprio a Napoli si istituzionalizzò la “redemptio captivi” e nacquero le Opere Pie, come il Pio Monte della Misericordia, che avevano il compito di riscattare i “captivi”, cioè i cristiani prigionieri dei turchi.

 

Ne nacque, dunque, l’idea che Vlad Tepes non fosse effettivamente morto in battaglia, come del resto molti già sostenevano (in ogni caso non ci sono fonti sicure sulla sua morte, ma solo leggende), ma fosse stato fatto prigioniero; e che Maria Balsa, che era sua figlia, l’abbia fatto riscattare e portato a Napoli dove poi morì e fu sepolto. I legami tra i Ferrillo e la dinastia di Valacchia trovano precisi riscontri dall'esame di alcuni monumenti appartenuti ai Ferrillo. Ed in effetti l’indagine è proprio partita dall'enorme lastra marmorea della sepoltura attribuita a Matteo Ferrillo. (FOTO 6 e 7) Sono le strane effigi presenti e completamente avulse dalla tradizione sepolcrale e iconografica napoletana a destare più che qualche perplessità. L’enorme Dragone sulla lastra tombale è affiancato da piccoli simboli che lasciano pensare che quella non sia in realtà la tomba di Matteo Ferrillo, il padre di Giacomo Alfonso. Sulla destra del Dragone, di dimensioni molto più piccole un baldacchino sormonta due delfini e strani decorazioni assolutamente slegate dalla tradizione napoletana, ma appartenente a usanze nordiche, tanto da costituirne un unicum. Ci sono, inoltre, sulla sinistra del drago due simboli di matrice egizia mai scolpiti su una tomba europea; sono due sfingi contrapposte che indicano il nome della città di Tebe che gli egiziani chiamavano per l’appunto "Tepes". Secondo i ricercatori in questa simbologia è celata l’identità dell’innominabile che è sepolto li: il Conte Vlad Tepes III Draculea o Dracula. Quando Maria arrivò a Napoli si vociferava di una nobile di origini slave ed erede ad un importante trono, ma senza alcun preciso riferimento alla dinastia della Valacchia. Del resto, la stessa Maria non rivelò mai apertamente la sua discendenza dal Conte Vlad, ma questa la si poteva intuire da moltissime circostanze. Ad esempio il suo soprannome BALSA, che potrebbe essere una storpiatura di BALKAN, ma più verosimilmente derivato dall’antico rumeno BAL o BALUR che significa dragone, il cui suffisso SA stava per figlio; dunque: BAL-SA o “figlia del drago”. Anche nella Cattedrale di Acerenza sono numerosi i segni di questo profondo legame tra i Ferrillo e la dinastia slava. Nella Cripta sotto il presbiterio, nota come Cappella “Ferrillo”, ella avrebbe inteso svelare il suo oscuro passato, dipingendo se stessa come Santa Margherita di Antiochia sopra un dragone, che sarebbe una rappresentazione iconografica del padre. Non lontano, c’è la tomba appartenente ad Andronica Comnena o Cominata, la madre adottiva di Maria Balsa, sulla cui base è inciso a chiare lettere il nome MARIA. Tutti questi indizi lasciano fortemente supporre, se proprio non provare con certezza, che in quella che si riteneva la tomba del chiostro di Santa Maria la Nova di Matteo Ferrillo morto nel 1499 sia in realtà il sepolcro di Vlad III l’impalatore.

A questi particolari, già noti ed interpretati in questa nuova chiave di lettura, se ne aggiungono di nuovi che sono oggetto di attenta valutazione e studio, lungi dall’essere stati ancora chiariti. Gli studiosi, che stanno esaminando la tomba con l’ausilio di moderne tecnologie, hanno sottoposto il sepolcro all’analisi della Termo Camera per individuare il vuoto rivelatore della collocazione della sepoltura; lo strumento ha invece mostrato una piccola porzione di marmo che genera un fortissimo calore. Tuttavia, tale particolare non ha di per se una grande rilevanza scientifica, poiché potrebbero trattarsi delle normali differenze di trattenimento del calore da parte dei diversi materiali da cui la tomba è composta. Ma trattandosi della presunta tomba di un simile personaggio, tutto contribuisce ad infittire il mistero. Un’altra scoperta fatta proprio durante l’esame del sepolcro è la sua corrispondenza con una misteriosa epigrafe che si trova proprio alle spalle della tomba, e dentro il complesso monumentale.

In una città come Napoli ogni indagine volta a chiarire un mistero, lungi dal chiarire quel mistero, spesso apre la porta a mille altri interrogativi. Si tratta, infatti, di un’iscrizione di difficilissima interpretazione. (foto 3 e 5) Sono stati per ora interessati gli studiosi dell’Università Orientale di Napoli, i quali sostengono al momento di poter stabilire solo di quale lingua “non si tratti”, ma non di decifrare l’iscrizione fatta in una lingua del tutto sconosciuta.  A detta dell’esperto non si tratterebbe di: “alfabeto slavo, né glagolitico croato angolare, né glagolitico bulgaro-macedone rotondo, neanche cirillico. Non è greco antico o greco bizantino, non è samaritano, né ebraico, armeno, giorgiano, né gotico di Ulfila. Si possono rintracciare alcuni caratteri latini, altri greci, alcuni dal copto e dall’etiopico, ma essi non portano alla lettura di almeno una parola completa”.

A ciò si aggiunge il mistero della sua manomissione. L’iscrizione risulta cancellata nella parte bassa dove è stata anche realizzata una piccola nicchia la cui funzione è anch'essa un enigma. (foto 4)

 

Il mistero è ancora fitto e tutto da svelare, ma è, altresì, chiaro che non si tratta della solita leggenda metropolitana. Il collegamento tra il Regno di Napoli, la famiglia Ferrillo e le vicende della dinastia di Valacchia è sufficientemente dimostrato. Probabilmente, il corpo del Conte Vlad non sarà mai ritrovato e non si potrà mai essere sicuri che sia giunto a Napoli e morto lì. Ma è certa una cosa: accanto ai tantissimi fantasmi, cavalieri e dame erranti, originati da altrettante storie di sangue e vendetta, che per l’immaginario collettivo partenopeo popolano i vicoli bui e gli antichi palazzi nobiliari del centro storico di Napoli, se ne è aggiunto un altro dalle sembianze di un sinistro spettro dei monti transilvani. Ognuno può contribuire, anche solo emotivamente, a questa appassionante ricerca andando a visitare i luoghi di cui ho narrato. Non servono crocifissi e corone d’aglio, basta avere solo curiosità e voglia di scoprire. E se volete sapere come va a finire, rimanete collegati sulla città e … buona caccia. 

© Giovanni Rossi Filangieri 

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CONTATTI: giovannifilangieri@gmail.com

Commenti: 10
  • #10

    Serena - Sognando Viaggi (domenica, 26 novembre 2017 12:38)

    Ciao!Partirò per trascorrere un weekend a Dublino tra poche settimane, utilissimi i tuoi consigli! :)

  • #9

    Gerardo Basile (lunedì, 04 settembre 2017 23:31)

    Bellissimo blog. E' stata una vera scoperta conoscervi. Grazie.

  • #8

    Marcello Polacchini (martedì, 11 ottobre 2016 12:09)

    Complimenti Giovanni!!
    Molto interessante questo sito.
    Abbiamo in comune molte cose: la sete di viaggiare, l'amore per la subacquea, la voglia di condividere....
    Tu e Anna siete una coppia fortissima!
    Continuate così!
    Arrivederci presto (spero) al Banco.
    Un abbraccio.
    Marcello

  • #7

    Fausto (sabato, 25 giugno 2016 07:53)

    Complimenti grande reportage spero di visitare questi posti al più presto e quanto prima voglio tornare in Normandia a vedere dove è sepolto il criminale che ha commesso tutto. questo

  • #6

    Claudio (sabato, 07 maggio 2016 20:59)

    Caro Giovanni! Ti mando un saluto e un ringraziamento per aver lasciato il bel e sincero commento circa le peripezie che mi sono toccate per sopravvivere viaggiando. Sono contento che il vostro stile di viaggio non sia connesso alla necessità di sopravvivere ma solo al puro piacere! Grazie, saluti anche ad Anna

  • #5

    Luca Ciriello (domenica, 24 gennaio 2016 15:50)

    Che bello essere parte della vostra vita.
    Im proud of you Anna and Giovanni.

  • #4

    Giuseppe Troisi (lunedì, 04 gennaio 2016 13:32)

    Stupendo !

  • #3

    Giuseppe Troisi (lunedì, 04 gennaio 2016 13:27)

    Ho letto, mi avete fatto rivivere la mia crociera sul Nilo ! Siete fantastici, foto bellissime , complimenti !

  • #2

    Giuseppe Troisi (domenica, 03 gennaio 2016 23:20)

    Stupende foto, luoghi magnifici, ( sana invidia ) complimenti per il V/s stupendo modo di viaggiare ! Da oggi Vi seguiro' SEMPRE (virtualmente ) Ciao !

  • #1

    Marcello Polacchini (venerdì, 18 dicembre 2015 08:07)

    Complimenti ragazzi!!
    Le vostre foto e racconti mi fanno venire ancora più voglia di viaggiare e di immergermi.

    A presto!

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Commenti: 10
  • #1

    Marcello Polacchini (venerdì, 18 dicembre 2015 08:07)

    Complimenti ragazzi!!
    Le vostre foto e racconti mi fanno venire ancora più voglia di viaggiare e di immergermi.

    A presto!

  • #2

    Giuseppe Troisi (domenica, 03 gennaio 2016 23:20)

    Stupende foto, luoghi magnifici, ( sana invidia ) complimenti per il V/s stupendo modo di viaggiare ! Da oggi Vi seguiro' SEMPRE (virtualmente ) Ciao !

  • #3

    Giuseppe Troisi (lunedì, 04 gennaio 2016 13:27)

    Ho letto, mi avete fatto rivivere la mia crociera sul Nilo ! Siete fantastici, foto bellissime , complimenti !

  • #4

    Giuseppe Troisi (lunedì, 04 gennaio 2016 13:32)

    Stupendo !

  • #5

    Luca Ciriello (domenica, 24 gennaio 2016 15:50)

    Che bello essere parte della vostra vita.
    Im proud of you Anna and Giovanni.

  • #6

    Claudio (sabato, 07 maggio 2016 20:59)

    Caro Giovanni! Ti mando un saluto e un ringraziamento per aver lasciato il bel e sincero commento circa le peripezie che mi sono toccate per sopravvivere viaggiando. Sono contento che il vostro stile di viaggio non sia connesso alla necessità di sopravvivere ma solo al puro piacere! Grazie, saluti anche ad Anna

  • #7

    Fausto (sabato, 25 giugno 2016 07:53)

    Complimenti grande reportage spero di visitare questi posti al più presto e quanto prima voglio tornare in Normandia a vedere dove è sepolto il criminale che ha commesso tutto. questo

  • #8

    Marcello Polacchini (martedì, 11 ottobre 2016 12:09)

    Complimenti Giovanni!!
    Molto interessante questo sito.
    Abbiamo in comune molte cose: la sete di viaggiare, l'amore per la subacquea, la voglia di condividere....
    Tu e Anna siete una coppia fortissima!
    Continuate così!
    Arrivederci presto (spero) al Banco.
    Un abbraccio.
    Marcello

  • #9

    Gerardo Basile (lunedì, 04 settembre 2017 23:31)

    Bellissimo blog. E' stata una vera scoperta conoscervi. Grazie.

  • #10

    Serena - Sognando Viaggi (domenica, 26 novembre 2017 12:38)

    Ciao!Partirò per trascorrere un weekend a Dublino tra poche settimane, utilissimi i tuoi consigli! :)